Un nuovo aereo da… 

Il tempo vola e un po’ mi sveglio tardi, un po’ ho sempre tante cose da fare prima di una partenza, alle 11:30 sono ancora a casa.

Il volo decolla alle 13:30.

Carico sulla moto le valigie e la borsa da serbatoio che userò in Laos e mi precipito a velocità da ritiro della patente all’aeroporto.

Arrivo, parcheggio, mi precipito all’imballaggio bagagli e poi al check-in. I banchi della Thai hanno tutti una piccola orchidea, un tocco di armonia che mi piace, ma che non addolcisce l’amara sorpresa che mi attende:
“Mi dispiace, ma l’aereo ha due ore di ritardo, ecco un voucher con cui può comprare qualcosa da mangiare” mi dice l’hostess con un sorriso, mentre mi mette in mano i tagliandi del check-in e due coupon da 11 euro in tutto.

Il tempo di passare i controlli di sicurezza e arrivare al gate e le ore di ritardo diventano tre.
“Ma lei per caso sa il motivo?”, chiedo a una passeggera che aspetta con me, una signora vietnamita.
“Sì, si è rotto l’aereo e quello di ricambio sta arrivando da Bangkok”, mi spiega in tutta tranquillità, come se mi stesse indicando dove si trovano le toilette.
“Da… Bangkok?! Ma ci vogliono molte più ore allora ! ”
“Penso che se ne siano accorti ieri, sta arrivando da là, me l’ha detto un’impiegata”.

Ok, va bene, aspettiamo… con filosofia e calma orientale.

Tutto pronto! (?)


I bagagli sono stati la cosa più facile da mettere insieme. Un po’ di esperienza e soprattutto le liste che ho messo a punto negli anni mi hanno aiutato ad abbattere drasticamente i tempi e, spero, a non dimenticare le cose più importanti.

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Anche l’affitto della moto, alla fine, non é stato troppo complicato. Per quanto l’americano trapiantato in Laos anni fa e molto conosciuto nell’ambiente, con cui mi sono scritto per giorni, sembrasse poco convinto (e il mio intuito aveva indovinato, dato che ieri mi ha definitivamente mollato senza grandi spiegazioni), sapevo che una volta sul posto ne avrei trovate sicuramente.

Non ero preoccupato e ci avevo visto giusto, perché appena il primo tipo mi ha mollato, in pochi minuti ne ho trovato subito un altro, Jean Louis, un francese (segno del destino, é chiaro che da qualche tempo mi trovo sotto il segno dei Galli)  che nel giro di mezza giornata mi ha confermato la moto, senza anticipo e con trasporto dall’aeroporto in città.

Dovrebbe essere una Honda Baja 250. Mi é sempre piaciuta come moto: la trovo divertente, simpatica… una che non si prende troppo sul serio. Come piacciono a me.


All’albergo non ci ho proprio pensato invece. Sto partendo senza nemmeno aver provato a cercare un letto. Ma Jean Louis ha detto che mi aiuta‎, per cui, di nuovo, non mi preoccupo.

Anche se non ho nemmeno la più pallida idea di come sia fatta Vientiane e cosa ci sia da vedere. Mi sono informato pochissimo sul paese e il poco che ho visto mi ha fatto venire ancora più voglia.

Ma sto di nuovo divagando.

No, quello che mi ha preoccupato di più non è stato nulla di tutto questo, quanto piuttosto l’unica cosa che pensavo fosse a posto: il passaporto !

Pochi giorni fa, scopro che é necessario avere almeno una pagina completamente libera per poter mettere il visto del Laos, che é uno di quegli adesivi che occupano, appunto, una pagina intera.

Scrivo subito al consolato italiano di Bruxelles dove inizialmente sembrava potessero farne uno nuovo nel giro di poco tempo, poi la domanda fatidica:

“Ma sei iscritto alle liste dei residenti all’estero??”

“Ehm, ancora no…”

“E allora niente, ci vogliono alcune settimane, serve il nulla osta della tua questura in Italia…”

“Ma io parto tra tre giorni ! ”

“……”

Ho iniziato quindi a cercare informazioni su internet e , per fortuna le poche che ho trovato erano tranquillizzanti:

“Il visto lo mettono anche su altre pagine, tipo quella sui figli. Se gli dai qualche dollaro di mancia, di sicuro non ti fanno problemi ”

Ero quindi determinato e ormai rassegnato a partire “alla Nelik”, cioè andando a vedere sul posto cosa sarebbe successo, se avrebbero avuto il coraggio di mandarmi indietro, quando stamattina un messaggio di Jean Louis mi fa cambiare completamente idea:

“Je me suis renseigné et il faut impérativement et obligatoirement 2 pages de libre, Une page pour le visa et Une page pour le tampon…”

Quindi servono non una, ma due pagine libere!

Erano le 8:35 quando ho letto il messaggio, alle 8:45 ero fuori casa e alle 8:55 ero al consolato italiano, in tempo per l’apertura alle 9.

Per fortuna non mi fanno storie per ricevermi, nonostante lo facciano solo su appuntamento e, dopo aver visto nuovamente che non ero iscritto al registro, mi prendono un appuntamento seduta stante per registrarmi.

Registro, foto e tutto il resto, nel giro di meno di due ore entro in possesso di un nuovo passaporto. Fantastico!

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Domani quindi… Inizia l’avventura ! Prima tappa Bangkok!

Ma… perché il Laos? Cosa c’è da vedere?!

Ho capito di aver fatto la scelta giusta quando, anche la decima persona a cui ho detto che sì, avevo finalmente deciso dove sarei andato in vacanza e che si trattava del Laos, mi ha chiesto con espressione tra lo stranito-quasi-schifato e il divertito-ma-sei-pazzo: “Ma….. perché il Laos? Cosa c’è da vedere?!”

Un paese sconosciuto ai più, non turistico (probabilmente perché senza sbocchi sul mare) e quindi per me fonte di grande curiosità e desiderio di scoprire e conoscere.

Del Laos avevo in mente solo poche immagini e sensazioni: una giungla verdissima e rigogliosa e degli imponenti elefanti ammirati in un articolo di una rivista di turismo di tanti anni fa.

La scelta iniziale, in realtà, era ricaduta su un altro paese, l’Etiopia, ma vista la sua attuale instabilità di scontri, morti e blocchi, ho deciso di andare nel secondo paese nella mia lista personale di luoghi dove vorrei andare appena possibile.
E poi, mi sono ascoltato e non me lo sentivo in questo momento… ho più desiderio di natura rigogliosa e selvaggia; della pace e del lento ritmo della cultura buddista.

Il Laos quindi… quel Laos che i francesi, all’epoca della colonizzazione, descrivevano così:
“I vietnamiti piantano il riso, i khmer li stanno a guardare e i lao ascoltano il riso che cresce” e che Tiziano Terzani descriveva così:
“Al momento basta ancora metterci piede per sentire che nel Laos c’è qualcosa di unico e di poetico nell’aria: le giornate sono lunghe e lente e la gente ha una quiete dolcezza che non si trova nel resto dell’Indocina.” e sul quale sempre Terzani si interrogava, già conoscendo intimamente la risposta:
“Il Mekong era piatto e senza drammi (…) a sinistra la sponda laotiana con i villaggi di capanne all’ombra delle palme di cocco, le barche a remi ormeggiate al fondo di semplici scale di bambù e, la sera, i bagliori teneri delle lucine olio nel silenzio; a destra la sponda thailandese: luci al neon, la musica degli altoparlanti e rombare lontano dei motori. Da una parte il passato da cui tutti vogliono strappare i laotienne, dall’altra il futuro verso cui tutti credono di dover correre. Su quale sponda la felicità?”

Laos, l’antica Asia bagnata dalla Madre delle Acque… arrivo!