In compagnia degli Ittiti

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La battaglia nella tonsilla sinistra é ancora intensa: il dolore é diminuito, ma non troppo, immagino i batteri asserragliati all’interno che non vogliono darla vinta all’antibiotico.
Vedremo chi la vincerà, ho ancora 2 giorni e mezzo di cura da fare.

Faccio colazione al fornitissimo buffet e chiudo le valigie. Sarebbe tutto perfetto se avessi anche indietro i vestiti che avevo dato da lavare ormai l’altroieri. Già ieri li avevo visto incerti quando avevo chiesto notizie.
E adesso non sanno dove siano, ma “non si preoccupi, mi informo subito e le faccio sapere!”

Effettivamente dopo un’oretta salta fuori tutto e posso partire sereno nell’ora migliore della giornata per viaggiare in Turchia a ferragosto: l’una e mezzo del pomeriggio!

Il caldo é intenso, probabilmente il giorno più caldo da quando sono partito.
Eppure, continuo ad attraversare campi coltivati e strade alberate.

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Passo a fianco di sterminati campi di cipolle, stanno procedendo alla raccolta. Vedo anche molti accampamenti, immagino siano quelli dei braccianti.

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Visto che Amasya e Hattusa sono molto vicine, mi sono inventato una deviazione su strade minori che si rivela molto bella per i paesaggi e la temperatura (che scende, visto che la strada sale di quota di alcune centinaia di metri), ma, c’era da aspettarselo, non eccezionale per il fondo stradale, davvero scivoloso per via del catrame praticamente sciolto e del brecciolino sempre abbondante.

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In uno dei distributori dove mi fermo, leggo la temperatura, 38 gradi. All’ombra.
Questa fa il paio con l’altra temperatura letta giorni fa, stavolta in pieno sole: 46 gradi.
Però non soffro troppo, l’umidità é minima.

La mia idea é di fermarmi ad Alacahuyuk, visto che la cartina la segna con grande evidenza, mentre io non so nemmeno cosa sia.

Scopro che é uno dei siti archeologici ittiti della zona. Meraviglia!

Entro prima a refrigerarmi nel museo, dove ci sono alcune statuine e molto vasellame.

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Proseguo all’esterno, camminando tra i resti dell’antico centro urbano.

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Sono stupefatto dal vedere ancora una volta come, in civiltà lontane migliaia e migliaia di km e in continenti diversi, ci siano punti in comune in quanto a architettura e arte.

Le mura della cittadella ricordano molto da vicino quelle che vidi lo scorso anno in Perù costruite dagli Incas, con massi incredibilmente grandi e incastrati tra loro dopo un lunghissimo lavoro di incisione.

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Entro in un tunnel costruito anche questo con pietre molto grandi. La tecnica di costruzione é abbastanza semplice : mettono della terra o della sabbia dove vogliono costruire il tunnel, sopra appoggiano le pietre che diventeranno le pareti e poi scavano, togliendo la sabbia.

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All’uscita fotografo una serie di bassorilievi, sembrano scene di vita quotidiana.

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Riprendo la strada per Hattusa, anche questa molto panoramica, con campi di girasoli sterminati.

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Arrivo ad Hattusa che sono le cinque e mezzo. Il sito archeologico é talmente grande che si gira con i propri veicoli.
Al secondo punto dove mi fermo, vengo accalappiato da Attila, guida abusiva del posto che parla un italiano molto stentato, ma comprensibile. 

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Da un lato vanifica il mio desiderio di solitudine e silenzio, dall’altro finisce per farmi vedere dei dettagli e degli scorci che da solo probabilmente non avrei visto e poi comunque, anche se con italiano molto fantasioso, qualche spiegazione me la dà.

Per fortuna, come é accaduto per Ani, la mia grande aspettativa non rimane delusa.

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Si tratta di uno splendido sito di una potenza ed una primordialità uniche.
Tutto é pensato e realizzato per coniugarsi con la Terra e il Cielo, con il quotidiano e le divinità.
Aspetti tipici delle antiche civiltà, quando tutto ciò che circondava l’uomo era misterioso e potenzialmente fonte sia di abbondanza che di distruzione e, quindi si adorava tutto e il contrario di tutto e si ricercava l’armonia.

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Come accadde ad Ani, mi godo il crepuscolo in questo luogo da sogno. Sono l’ultimo rimasto nel sito. Oltre ad Attila naturalmente.

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Mi fa vedere degli scavi nuovi, ossia risalenti a cinque anni fa, con alcuni bassorilievi stupendi.

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Iniziamo a scendere verso l’ingresso del sito archeologico, ma prima facciamo un’ultima sosta nella parte bassa della città.
Mi mostra una grande pietra verde, splendida. Era un altare, ma cosa ci sacrificavano o celebravano non é dato sapere.

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Il custode all’ingresso sta aspettando solo noi, con la mano sul cancello che chiude l’area archeologica.
Siamo in ritardo di venti minuti!

Attila chiede se voglio andare a prendere un té a casa sua. Memore della piacevolissimaesperienza con Elif e la sua famiglia, accetto subito.
Abita a poche centinaia di metri dall’ingresso di Hattusa in una casa molto semplice e povera.
Purtroppo si rivela quasi subito la reale intenzione del suo invito. Va a prendere un sacchetto e tira fuori delle piccole sculture che riproducono le divinità ed alcuni paesaggi che oggi abbiamo visto. 
Però sono belle e mi lascio convincere per due sculture che mi piacciono molto. Ovviamente le pago un’enormità, 20 euro in tutto!
Però penso a quando le ammirerò a casa nei lunghi e stressanti inverni.

Penso che sia finita qui, invece no. Capisco a chi ha telefonato due minuti prima quando arriva trafelato un ragazzo. É il figlio di Attila e anche lui é nel ramo delle sculture.
Tira fuori un Gilgamesh (o simile) ancora in lavorazione e inizia a inciderlo, mostrandomi come fa.
Stavolta resisto a qualsiasi trattativa, non compro nient’altro!
Gli faccio capire che stanno esagerando dicendogli che ero venuto lì per un té e invece é mezz’ora che non fanno altro che cercare di vendermi qualcosa!
Smettono subito con l’aria di chi ha fatto una marachella e iniziamo a parlare di calcio e di moto.
Dopo il té portato dalla moglie saluto e finalmente mi avvio verso l’albergo.

Scopro che é lo stesso dove hanno soggiornato Dino ed il suo gruppo alcuni giorni fa. Chiacchieriamo un pò, poi vado a cena e subito a letto, sono stanchissimo!!

Domani Ankara, anche se tutti dicono che é brutta, sono curioso! Soprattutto per il museo delle civiltà anatoliche, che pare sia incredibile.

4 thoughts on “In compagnia degli Ittiti

  1. …però 38 gradi all’ombra!! e pensare che noi siamo rientrati dalla nostra vacanza in montagna perché eravamo stufi di giornate d’acqua e temperature dai 15 ai 12 gradi!!!!
    Buon proseguimento….

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