Un pollo in alta quota

Il pollo ovviamente è la moto-pollo o moto-tablet o moto-chica, ormai ha più nomignoli lei che una diva del cinema.

Volevo partire alle 9, quindi alle 10:30 riesco a mettermi in marcia.

La strada verso Calama affronta diversi passi, sui quali la povera pollita arranca e sbuffa, strattona e si impunta, a volte inchiodandosi sui 40, altre volte a 60, poi quando vuole fare la pazza allunga a 90.

Finalmente arriva Calama, dove ho in mente di fare alcune cose: intanto il pieno, poi gonfiare le gomme, controllare l’olio e comprare qualche soldo boliviano.

Mi butto in un distributore, il pieno viene facile, poi arriva l’ostacolo delle gomme. Non c’è come da noi un tubo col manometro, se la pressione è bassa gonfi, altrimenti lasci così. No, qui c’è un totem alto quanto un uomo, con un piccolo display al centro e 4 tasti attorno al display e il tubo che porta l’aria.

Da quello che capisco guardando un altro, si imposta la pressione che si desidera nel display (usando i due tasti + e -), si infila il tubo che gonfia nella valvola e quello fa tutto: se è bassa gonfia, se è alta sgonfia. Il quarto tasto rimane un mistero.

Il tipo prima di me, però, dopo aver trafficato un po’, desiste:

“Non funziona”, sentenzia.

Lo guardo con aria interrogativa, poi mi dice qualcosa che non capisco e alla fine mi chiede se voglio vedere a quanto stanno le mie gomme.

“Ok, grazie!”

Prende un manometro di quelli tascabili, misura dietro:

“28”

Poi davanti, un altro 28.

Bene, il punto però è un altro: il tipo così come il totem-gonfiatore, parlano di numeri del tipo 20, 25, 30, ecc. Sul libretto della moto, invece, parla di PSI e atmosfere, che sono numeri del tipo, rispettivamente, 150 e 1,5. Nulla che somigli ai numeri del display.

Mentre continuo a sfogliare il libretto a caccia di altri numeri, il tipo se ne va e ne arriva un altro. Gentilmente faccio notare che non funziona, lui mi ignora e gonfia. Ah! Sta già risalendo in macchina, che gli chiedo al volo:

“Ecco il libretto della moto dice questi numeri, cosa devo mettere??”

“35!”, spara con sicurezza.

“Davanti o dietro??”, chiedo, visto che davanti parla di 150 e dietro di 200.

“Dietro!”

“E davanti??”

“… 32!”

Un po’ scettico lo guardo allontanarsi, poi torno al totem. Imposto il numero che mi ha detto, infilo il tubo nella valvola, ma non succede nulla. Inizio a innervosirmi, vado dal benzinaio che sta servendo auto e camion e non intende darmi retta, e mi metto in mezzo ai piedi.

Alla fine mi ascolta e andiamo insieme dal totem.

Per giustificarmi dell’incapacità, dico:

“In Italia sono completamente diversi, questo non ho capito come si usa”

Quando capisce che sono italiano, mi guarda con più simpatia e, mentre inizia a gonfiare, mi chiede dove sto andando.

Prima che inizio a rispondere, mi dice che dietro stava a 22. Conferma ulteriore che i manometri da tasca non servono a nulla, anzi, sono pure dannosi.

Gli spiego a grandi linee il viaggio e che domani dovrei entrare in Bolivia.

“Stai attento ai boliviani …”

“Perchè?”

“Perchè odiano i cileni e se vedono la targa cilena potrebbero essere guai”

“Vabbè ma io sono italiano, basta che spiccico due parole si capisce che non sono cileno!”

“Peggio, che sei italiano! Dopo il problema che ha avuto Morales, hanno bruciato le bandiere di Francia, Italia, Germania e altri”

Moto cilena con guidatore italiano … un mix perfetto! Non mi resta che sperare che i doganieri non facciano caso a queste cose, anche perchè penso di avere magagne ben peggiori, se penso ai documenti della moto, intestata a Nicola ed io che viaggio con la dichiarazione notarile.

Ringrazio per l’avviso e mi rimetto in strada dopo aver controllato l’olio.

Niente moneta boliviana, sto morendo di caldo e voglio andare, mi arrangerò in qualche modo.

Prendo la strada per Ollague, dopo un po’ faccio sosta a Chiu Chiu (pronuncia Ciù Ciù, che mi fa tornare in mente uno squilibrato che incontrai anni e anni fa in Russia, che continuava a ripetere a mitraglietta “ciai ciai ciai ciai ciù ciù ciù ciù”, per dire che voleva offrirci un po’ (ciù ciù) di tè (ciai).

Chiu Chiu ha una bella chiesa, peccato che è chiusa. Il portone, il cancello e altre parti in legno, sono fatte con legno di cactus, si vede dalla miriade di fori.

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Mi rimetto in moto, la strada si dirige verso la cornice di montagne che fino a oggi ho ammirato da lontano. Dopo altri km, alla mia sinistra si apre una spaccatura enorme nella terra. Mi avvicino e scopro che si tratta di un canyon, come quelli che si vedono nei film western.

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La strada sale sempre più di quota, poi l’asfalto sparisce e si trasforma in “duro”.

I km sono tanti e lenti, la moto avanza con molta difficoltà a causa della scarsità d’ossigeno. Perde colpi in continuazione, non posso dare troppo gas altrimenti si affoga. Se ne dò poco, non cammina.

Anche il “duro” finisce lasciando il posto ad un pista più accidentata, con parecchie buche e sassi. Cerco sempre di non scendere sotto i 40/50, ma a volte è impossibile e arranco a 30 fino alla fine del salitone di turno.

Mi addentro tra le montagne, i pianori sono coperti di licheni e altre piante di colore giallo o verde, le montagne variano dall’ocra al nero. In alto, le venature bianche della neve.

A volte la pista è pessima, sabbiosa e distrutta, come quando supera il canyon che avevo fotografato molti km fa. Oppure quando la pista scende a capofitto verso un salar che occupa l’intero bacino alla base di alcune montagne che lo circondano.

Lungo questa discesa, un cartello avvisa che sia a sinistra, sia a destra, ci sono campi minati. Per 600 metri. Attenzione!

Mentre mi chiedo perchè mai abbiano minato questo tratto di pista, ecco che appare magicamente l’asfalto. Che miraggio! Improvvisamente scompaiono tutti gli scuotimenti e slittamenti e colpi e ricomincio ad andare sul liscio.

Mentre fiancheggio una pianura, vedo dei lama o forse sono delle vigogne. Bellissime! Non le avevo mai viste in libertà.

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Proseguo, km e km dopo costeggio una laguna punteggiata da decine di fenicotteri.

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Vedo un treno che procede a 10, forse 15 km orari arrancando sul fianco di una collina. Quanto impiegherà per arrivare a destinazione?

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Nuove difficoltà sulla pista, che a volte diventa sabbiosa, a volte per lunghi tratti ha il tremendo toulee ondulee, delle piccole onde, perpendicolari alla pista, molto dure. Andandoci sopra, si ha l’effetto terremoto. Con una moto potente, la soluzione sarebbe accelerare, magari a 90/100 e volarci sopra. Io invece le prendo una per una, sempre col terrore che si rompa qualche supporto della moto.
Per fortuna che stamattina ho tolto la tanica dal portapacchi. A parte sbilanciare molto il peso fuori dall’asse della moto, gravava completamente, con i suoi 10 kg di peso, sul portapacchi. Con buona probabilità si sarebbe rotto o avrei rischiato molto, così invece la moto è equilibrata e caricata meglio.

Ultimo pezzo a fianco di un altro salar, andando così piano i km sembrano non passare mai, poi finalmente Ollague che si annuncia con vari numeri, tra cui l’altitudine: 3660 metri. Non credo di essere mai arrivato così in alto.

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Il paesino sembra essere disabitato, poi vedo alcuni operai e chiedo informazioni su dove dormire. Mi indicano una locanda nella quale entro di corsa.

Ovviamente hanno posto, anche se sembrano doverci pensare. La signora mi fa parcheggiare sul retro della casa.

Prendo la moto, faccio il giro dell’isolato e subito un cane si getta al mio inseguimento. Abbaia forte e mi corre a fianco, anche perchè non posso accelerare troppo, visto che devo entrare in un cancello. Però sono tutti chiusi, la signora ancora non ha aperto, non so dove andare. Il cane sempre a fianco abbaiando a più non posso, ma non mi preoccupo perchè ho gli stivali e i pantaloni tecnici.

Alla fine la signora si decide ad aprire, imbocco il cancello e il cane scompare.

Sono le 17, ho impiegato 6 ore e mezzo per fare 300 km, metà dei quali in fuoristrada. Tutto sommato non è andata male.

La camera è tutta per me, mi butto in doccia, ma l’acqua è gelida. Vado dalla signora e gli chiedo se c’è l’acqua calda.

“Sì che c’è, vieni!”, mentre dentro di me mi dico, eppure, l’ho fatta scorrere parecchio …

La seguo nel salone principale, dove c’è la caldaia a gas (all’interno della casa! alla faccia della sicurezza), la accende ed esclama:

“Ecco l’acqua calda!”

Ah ecco!

Mi scambio qualche sms con Caterina per avvisarla, lei mi chiede se non c’è il wifi. Le rispondo che a malapena c’è la luce. Mai battuta fu più appropriata. Di lì a poco si susseguono una serie di black out uno dietro l’altro, da pochi minuti a mezz’ore intere.

La cena consiste in una zuppa non bene identificata

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e in una fetta di carne con contorno di … spaghetti!

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Alla luce del cellulare, controllo i documenti della moto ed i miei in previsione della frontiera di domani.

Speriamo mi facciano entrare in Bolivia! E, se mi fanno entrare, speriamo che la pista fino a Uyuni non mi faccia faticare troppo!!

27 thoughts on “Un pollo in alta quota

    • Sono riuscito a caricare quelle che avevo scattato col BlackBerry … Però le altre (che avevo scattato con la macchinetta) le devo caricare dal tablet e mi dà sempre errore, quindi dovrò aspettare un wifi più veloce 😦

  1. Sicuramente sino ad Uyuni la pista non migliora.. e a memoria, sino ad Uyuni più che rifugi spartanissimi e senza energia elettrica non si trovano.
    Però.. la nostalgia per quella zona, quei panorami, mi prende alla gola…bello ripercorrere quelle zone di lagune colorate e vulcani virtualmente con te!! 😉

    • Caro Aldo, non voglio “rovinarvi” il finale 😉 ma sono già ad Uyuni 🙂 ma il wifi é troppo lento per caricare il nuovo articolo con le foto. A saperlo che questo lo avrebbe caricato senza foto, non avrei messo nemmeno questo …

      Mi sa che dovrò aspettare La Paz per avere un wifi decente, quindi ancora uno o due giorni senza aggiornamenti 😦

      Detto questo, la pista Ollague – Uyuni ha senz’altro i paesaggi più belli che ho visto fino ad oggi (in questo viaggio) ed é anche migliore della parte cilena. Nella parte cilena, non dico che ho rischiato di cadere, ma mi sono “impegnato” almeno un paio di volte … Sulla parte boliviana mai, solo delle salite infinite dove la povera pollita non ce la faceva manco in prima 😉

    • Grazie 🙂

      Cerco di non “perdere colpi”, perchè mi conosco, se iniziassi ad avere delle giornate arretrate, anche questo blog rischierebbe di fare la fine del mio sito “principale” (www.nelik.it) che non lo aggiorno più da oltre un anno 😦

  2. La pista è minata perchè dopo la guerra del Pacifico le cose con la Bolivia non vanno bene. I Boliviani rivogliono indietro tutta la parte nord del Cile e per questo hanno fatto domanda alla corte internazionale dell’AIA che tra un paio di mesi dovrebbe emettere il verdetto.
    Le mine sono state messe tempo fa, quando il Cile non era così “ricco” e si è pensato che fosse una soluzione economica. C’è ne sono anche in zone di confine con l’Argentina, messe quando si pensava che l’Argentina avrebbe invaso il Cile! E ora nessuno pensa di toglierle da lì

  3. Oh, finalmente inizia un po’ d’avventura!
    Immagina quando quelle strade le ho fatte col mio cancello heheheh
    Buon proseguo mitico!!!

    • Ah ma allora ci sei 😉

      Sì, ti sarai sganasciato dal divertimento … Diciamo che io avrei desiderato il tuo motore e tu le mie sospensioni 😉

      • Ci sono, ci sono…
        Leggo e seguo uno squinternato di quarant’anni che se ne va in giro per il Sud America con la sua motoretta.
        Buon proseguo, siamo lì con te, ciau ;¬)

  4. forse le hai gonfiate troppo. Qua il totem come lo chiami tu da la pressione in PSI e in Bar. Il 35 o 32 che ti hanno consigliato è in PSI. Il manuale della moto parla di kpa. 22 PSI sono 151 kpa. 28 PSI sono 193 kpa. 32 PSI sono 220 kpa e 35 PSI sono 241 kpa. E a 3600 metri mi sa che sono ancora più gonfie!

    • Sì le devo controllare … Le ho gonfiate a 2400 metri (Calama) e ora sono a 3700 (Uyuni), dici che sono più gonfie perchè é diminuita la pressione esterna?

      Quindi dovrei mettere l’anteriore a 22 (150 kpa) e la posteriore a 29 (200 kpa), giusto?

      • Si, se non ricordo male i valori a pieno carico erano quelli, forse 22 e 28. C’è ancora l’adesivo sul copricatena?

        • Sì c’è ancora, ho dovuto togliere uno spesso strato di polvere 😉

          E dice proprio 22 e 29, con passeggero. Con tutta la roba che mi porto dietro, faccio finta di essere in due 😉

          Ho sgonfiato un pochino le gomme usando il compressore portatile di un ragazzo svizzero che ho conosciuto, perchè era tutto chiuso per la festa di Uyuni

          Ingrassata di nuovo la catena, controllato l’olio e la tensione della catena … Mi credi se ti dico che in più di 20 anni di viaggi in moto non ho mai curato così tanto la moto?? 😉

      • ti credo…ti credo…e così ti consiglio anche di dare una pulita al filtro dell’aria una volta che arrivi sulla strada asfaltata:-)

    • No che no è tardi, solo che tu a La Paz ci arrivi di sabato, e il tagliando potresti farlo il lunedì e ripartire il martedì. Hai tutto questo tempo?

  5. si puoi aspettare ancora un pò solo che forse arrivi domani, Sabato, a La Paz. Quando fai il tagliando? Lunedi? E riparti Martedi? hai tutti questo tempo????

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