Le palme, la cera e l’acqua

Il proverbio “Rosso di sera, bel tempo si spera” in Colombia non funziona. Ha piovuto tutta notte e anche stamattina promette.

Faccio colazione con autentico caffè colombiano (“Non Nescafè!”, come precisa la signora dell’albergo … e vorrei vedere!).

Riprendo la moto dal garage, che poi era la prima “camera” che mi avevano proposto ieri, monto i bagagli e parto verso la valle del Cocora.

Passo anche dal mirador di Salento, una bella vista dall’alto della vallata, ovviamente verdissima, con tutto quello che piove!

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La strada verso la Valle del Cocora corre, ovviamente, sul fondo di una vallata, a fianco di un torrente.

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Anche qui, a metà strada tra Salento e l’ingresso al parco naturale, c’è un posto di blocco dei militari. Mi guardano sfilare, tra bandiere colombiane sventolanti.

Arrivo contemporaneamente a tre pullman che scaricano decine e decine di persone vocianti. La guida urla come un ossesso, ma nessuno lo ascolta, c’è il caos più totale. Mi pare giusto, in un posto tanto tranquillo, portare un po’ d vita!

Chiedo ad un ragazzo dove posso trovare informazioni per fare una passeggiata nel parco. Inizia a spiegarmi senza mostrare alcun secondo fine. Mi parla anche di passeggiate a cavallo e gli chiedo se sa dove posso prenderne uno.

“Sì, se vuoi ti faccio vedere!”

“Ma sono tuoi?”

“No, però sono una guida, se vuoi ti accompagno!”

“Ok!”, rispondo dopo aver contrattato il prezzo per due ore di cavalcata.

Salgo su Canelo, un cavallo di 8 anni molto mansueto, invece la guida, un ragazzo di 22 anni di nome Fabian, mi segue a piedi.

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Mi racconta la storia del parco, che piante e animali si possono trovare, ovviamente nelle zone remote dove ci va poca gente, non qui dove c’è tutto questo casino.
La palma da cera è la grande star di questo parco, l’albero nazionale della Colombia e unico al mondo, sia per l’altezza che raggiunge, che per l’altitudine alla quale cresce. E’ chiamata così perchè secerne una cera che i contadini usavano per impermeabilizzare i tetti delle case, le mantelle ed altri usi tradizionali, ma ormai essendo in pericolo di estinzione, Fabian mi dice che ci sono pene dagli 8 ai 10 anni per chi le taglia o le utilizza. Solo quelle cadute o morte in maniera naturale, si possono utilizzare.
Oltre alla palma da cera ci sono altre specie endemiche, come il pino colombiano. Poi altri tipi di piante, come il pino spatola e l’elenco prosegue ancora a lungo.
Come uccelli, ci sono il tucano, il colibrì, il martin pescatore, l’aquila e moltissimi altri.

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Mi diverto molto a cavallo, effettivamente dovrei andarci più spesso. Soprattutto quando è così mansueto e obbedisce bene agli ordini!

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Ad un certo punto il tempo peggiora, inizia a piovigginare e si alza una nebbia densa, con in più dei piccoli banchi che si spostano col vento e donano un’aura di mistero al paesaggio, con i ciuffi delle palme che sembrano galleggiare nel nulla , in mezzo al cielo.
Ci sono molte vacche che pascolano, ma qui non fanno formaggio, perchè lo danno tutto ad una ditta che lo viene a prendere ogni giorno.

Le due ore volano e dobbiamo tornare.

Dopo aver lasciato Canelo e Fabian, vado ad un banchetto che vende insalate di frutta. Immagino una macedonia, invece mi serve sì della frutta tagliata a pezzi, ma immersa in una crema che non capisco di cosa sia fatta, poi sopra ci schiaffa, oltre a cocco tritato, anche delle creme non identificate e un’altra mistura salata che sembra formaggio grattuggiato. Come rovinare un’ottima macedonia.

E’ ormai l’1 e la pioggerellina si è trasformata in una pioggia fitta, con tuoni che rimbombano forte nella vallata e saette che squarciano il cielo. Il mariposario lo vedrò in un’altra vita, ora punto dritto verso Medellin e arrivo fin dove riesco.

La pioggia prosegue intensa per decine di km. Andando verso Pereira, scopro che i suoi dintorni sono la vera valle del caffè. Si scorgono colline su colline coperte delle basse piante di caffè, quasi tutte ancora con i fiori, ma già con molte bacche, quasi tutte verdi e alcune già rosse.

Aggiungo un cartello alla collezione di “stranezze” fatta fin qui, ossia quello che avvisa dell’attraversamento di armadilli! Faccio appena in tempo a pensare che dovrei fermarmi a fotografarlo, ma non mi va per via della pioggia, che scorgo con la coda dell’occhio due ragazzi sull’altro lato della strada che ne hanno preso uno. Inverto e li raggiungo.

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“Stava attraversando, lo avrebbe ammazzato qualche macchina!”, mi spiega il ragazzo che lo tiene in mano. Anch’io lo faccio quando capita, con i ricci o i rospi.
Gli scattiamo qualche foto, poi lo liberano nella radura e lo guardiamo allontanarsi a razzo. Speriamo che in futuro si ricordi la paura di quella striscia nera piena di veicoli sfreccianti, forse riuscirà a morire di vecchiaia.

La vallata si increspa in colline per poi impennarsi sempre più in alto. Si ricomincia con il valzer delle montagne, mille metri su e mille metri giù! Venti minuti a 40 all’ora e 5 minuti a 90 all’ora!
Anche l’asfalto peggiora molto, diventa pieno di buche e sconnessioni.

Rifletto che, finora, la Colombia è il paese dove è più difficile guidare, per via dei frequenti lavori in corso che buttano per aria km e km di strada, del fondo sconnesso, dei milioni di curve con pendenze e contropendenze.
Il Perù invece è quello dove è più pericoloso guidare, per via dello stile di guida sbarazzino dei guidatori.

Supero un fiume enorme, poi la strada affronta la parte più dura del tragitto, curve sempre più strette, in montagna, con i soliti mezzi pesanti che occupano entrambe le carreggiate.
Il tempo minaccia di nuovo pioggia, davvero non vedo l’ora di uscire dalle montagne e riposarmi un po’ al mare!

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Poco prima di arrivare a Medellin, la Pollita compie i suoi primi 10mila km. AUGURI!!! Dovrò farle un regalo 🙂

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Medellin ha una periferia moderna e molto estesa. Chiedo informazioni ad un paio di persone in moto per il centro, poi mi indicano la zona del Poblado come la più sicura in città. Per quanto mi sforzi di guardare, non vedo nessuna insegna di hotel, finchè non ne vedo uno, peccato sia un cinque stelle!
Alla reception chiedo gentilmente se mi segnalano un albergo che costa meno e una signora prende a cuore la mia causa. E’ in taxi e dice al tassista dove andare, io li seguo.
Dopo qualche km ci fermiamo in un albergo molto carino, ad un prezzo accessibile.

“Perfetto, allora fermati qui, buon riposo e benvenuto in Colombia!” e se ne va, sempre in taxi.

Domani devo arrivare il più vicino possibile a Cartagena, ormai ho il miraggio del Mar dei Caraibi!

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Anche tu puoi sostenere la Pollita in questa avventura! Viaggia con noi sulle ali della Pollita, con una cartolina, una foto, una t-shirt e altro ancora!

Usted también puede apoyar la Pollita en esta aventura! Viaje con nosotros en las alas de Pollita, con una tarjeta, una foto, camisetas y mucho más!

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3 thoughts on “Le palme, la cera e l’acqua

  1. Ogni tanto mi fermo a pensare: “Ma è davvero in viaggio in solitaria, vivendo alla giornata, e gustando tutte le novità che capitano o siamo in un Truman Show, dove tutto è già deciso ed organizzato per questo viaggio del secolo!?” Devo dire che rimango incantato dai racconti, le foto, le parole e gli aggettivi che usi per darci la possibilità di essere lì con te. Che viaggio che stiamo facendo, tutti! Grazie Nelì(n)k(as) 🙂

    • Hihihhi!! “Tutto é già deciso e organizzato” mi si addice proprio 😉

      Grazie a te Remo 🙂

      Vediamo se oggi riesco a portare la Pollita al Caribe …

    • Per le foto anch’io sono molto contento, diverse di quelle che scatto mi piacciono proprio … Mi rompe solo che non hanno il watermark e poi il sensore sporco

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