Fuga da Kars

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Sarà per il romanzo di Orhan Pamuk che sto leggendo, “Neve”, che parla di Kars in maniera molto triste, sarà che comunque la città non mi piace e ancor meno mi piace l’idea, stando nelle mie condizioni, di sentirmi così lontano,  praticamente più lontano, in Turchia, non si può, ma é anche e soprattutto un discorso psicologico più che geografico.

Sarà anche l’albergatore che mi ha detto che massimo alle 13 devo ridargli la stanza!

Fatto sta, decido di partire.

Ma prima mi faccio accompagnare dal tipo della reception in una farmacia per prendere qualcosa di più efficace delle aspirine che ho con me.

Quando sente che ho le tonsille gonfie, il farmacista dice che ci vuole un medico che faccia la ricetta, tale e quale in Italia.

All’alba dell’una e mezzo mi metto in moto, coperto come non mai, incluso un micropile che adopero di solito da dicembre in poi.

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Però mi sento bene, non ho particolarmente caldo, anzi. Come insegnano i tuareg, ma c’è anche un proverbio piemontese a proposito 😉 quel che ripara dal freddo, protegge anche dal caldo.
Mi sento asciutto e soprattutto non sento nessun filo d’aria da nessuna parte, che nelle mie condizioni sicuramente mi darebbe fastidio.

I km passano e come ormai sono abituato, anche i paesaggi cambiano quasi con la stessa frequenza.

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Le strette gole dove la strada si annoda in curve e controcurve, si alternano agli altopiani piatti dalla strada dritta come un fuso.

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(effetto Allah)

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In 550 km mi fermo solo due volte: per un pieno dopo 350 km e quando arrivo alla destinazione che mi ero prefissato, Sushehri. Non perché abbia qualcosa di interessante, anzi, però è a una buona distanza da Kars e molto vicino alle prossime città dove voglio andare, Tokat e Amasya.

Dopo la quinta ora in sella inizio a non farcela più, ma tengo duro.

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Gli ultimi km sono spesso sterrati, a dare il colpo di grazia alle mie poche forze.

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Finalmente arrivo, la cittadina ha addirittura tre alberghi!
Mi accorgo che ho anche finito le lire turche. Eviterei anche di mangiare, ma devo tenermi in forze e soprattutto devo prendere le medicine!

Raggiungo un accordo col ragazzo della reception : mangio nel caffè che c’è sulla terrazza all’ultimo piano dell’albergo è pago tutto domani.

Peccato che il menu sia orribile, ma non ho alternative. Prendo una disgustosa pizza surgelata che il tipo mi mostra con orgoglio dopo averla tirata fuori dal congelatore:
“Superfresh”! Come se fosse un aspetto da evidenziare che sia fresca e la cosa mi mette ancora di più in agitazione.

Ogni boccone é una tortura, non solo per il sapore purtroppo. Le tonsille sono molto gonfie e deglutire mi provoca dei dolori lancinanti.
Alla fine riesco a finire quella specie di disco gommoso con formaggio peperoni e un wurstel rosa shocking.

Torno in camera e chiamo i miei per avere conferma della cura: antibiotico e paracetamolo.

E domani si vedrà…

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