La bellezza di Amasya

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A colazione incontro due coppie di italiani, viaggiano insieme, ma non mi va di parlare, quindi non gli rivolgo la parola. Loro ovviamente nemmeno salutano, quindi non ho problemi a restare in incognito.

Passeggio per Tokat con la certezza che sarei partito di lì a poco, visto che non c’è molto da vedere: un’antica casa ottomana trasformata in museo, con arredi e ambientazioni originali e una medresa, una scuola coranica.

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(auto in preparazione per un matrimonio)

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Mentre vado dall’una all’altra, passo davanti allo storico hamman della città. Gli giro intorno per fare due foto, poi mi dico, perché no?
Entro e vengo accolto da un uomo che parla qualche parola di inglese. Mi da un asciugamano e mi da accomodare in uno degli stanzini che si affacciano sulla sala principale. Dentro c’è un lettino, un tavolino e un attaccapanni.
Mi spoglio completamente, coprendomi con l’asciugamano che mi ha dato e mi fa entrare nella sauna.
Il caldo e soprattutto l’umidità sono intensi, inizio letteralmente a buttare fuori acqua da ogni poro. Mi sdraio sulla grande parte centrale in marmo, rilassandomi mentre osservo la luce filtrare dai piccoli fori sulla cupola sopra di me.
Dopo una decina di minuti arriva la persona che mi laverà e massaggerà. Mi inizia a lavarmi con acqua bollente, poi a strofinarmi con un guanto molto abrasivo. Toglie via strati su strati di pelle… morta? non so, fino a un secondo fa ce l’avevo ancora addosso! Fatto sta che la sento più morbida e elastica e molto più sottile!
Mi copre con la schiuma di sapone, lavandomi e strofinandomi su tutto il corpo, mentre mi fa un massaggio molto leggero.
Ancora ricordo con terrore l’hamman che feci a Konya nel 2005, quando il massaggio fu così violento, soprattutto quando il massaggiatore, standomi alle spalle, mi prese la testa e la ruota di scatto di 45 gradi a destra e poi a sinistra, facendomi scrocchiare le vertebre del collo. Rimasi con il mal di collo per una settimana…

Questo, invece, a malapena mi massaggia, é più una carezza. Neanche così é piacevole, ci vorrebbe una via di mezzo tra il sadico di Konya e questo svogliato.

Comunque é molto piacevole e mentre torno nello stanzino per asciugarmi e rilassarmi, incrocio i due italiani di stamattina. Sento che stanno chiedendo un telo per sdraiarsi sulla parte in marmo dove mi sono sdraiato poco fa, godendo del contatto con la pietra. Non c’erano dubbi che l’avrebbero chiesto…

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Riemergo lavato e purificato e proseguo il giro nella minuscola parte storica alle spalle della via principale.

(matrici in legno usate per la decorazione dei tessuti)

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Si vede qualche abitazione carina, ma in generale non sono molto interessanti.

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Finisco il giro in una zona del centro storico dove sono concentrati alcuni monumenti e, come sempre, mi incuriosisco e faccio affascinare dalle persone.

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Sto tornando in albergo con l’idea di andarmene il prima possibile, quando passo davanti al museo della città. Per fortuna entro, perché si rivela essere di gran lunga la visita più interessante della città, con reperti dalla preistoria fino al secolo scorso.

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(piccola anfora in vetro soffiato di epoca romana)

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Anche qui, come avevo notato l’anno scorso in diversi musei del Sud America, noto lo stacco pesante tra l’arte antica, più essenziale, legata alla natura e alla vita quotidiana e quella cristiana, pesante e angosciante.

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Via, si parte! Destinazione Amasya. Un ragazzo dell’albergo mi aiuta a recuperare la moto dal garage dove l’avevamo parcheggiata ieri, monto le valigie e parto.
I km sono poco più di 100, per cui la prendo con molta calma. Mi sento anche meglio, una tonsilla non mi fa più male e in generale sento che sto recuperando.

Passo davanti all’indicazione di una grotta carsica a pochi km. Perché no?
Mi infilo così in una delle stradine più belle percorse finora, che si eleva sulla grande pianura dove correvo fino a pochi minuti prima ed entra tra le montagne.

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La grotta é interessante anche se non eccezionale per chi ha visto Frasassi o altre grotte che ci sono in Italia, però vale sicuramente la pena visitarla.

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Soprattutto per un tipo di formazione che non avevo mai visto prima: sono sferiche, purtroppo non ho capito di che minerale, visto che la guida parla esclusivamente turco, minerale trasparente color miele che si scopre quando le si illumina.

(qui le illumino con il flash del telefono)

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Quando torno alla moto, ho la maglietta fradicia di sudore. Sento distintamente la voce di mia madre che esclama: “ma Fabio, non ce l’hai una maglietta asciutta?!”. Ecco, ora la prendo…
Dopo averla presa dal baule, mentre sto per indossarla, accade una cosa divertente: arriva un gruppo di turchi, tutti più o meno giovani. Quando capiscono che sto per togliermi la maglietta restando a torso nudo, c’è lo scompiglio, il parapiglia. Tutti i maschi che cercano più o meno esplicitamente di far girare le donne e le ragazze dall’altra parte, mentre loro mi guardano incuriosite che, con un po’ di esibizionismo, rimango a torso nudo. E su, fatele vedere questo fisicaccio scolpito nella soppressata e nella mozzarella di bufala!

Mentre torno sulla statale per Amasya, passo davanti ad un caravanserraglio perfettamente restaurato.

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Quando esco trovo padre e figlio in estasi intorno alla moto, mi chiedono di farci una foto insieme.

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Qui in Turchia la Tenerella riscuote un certo successo, mentre in Italia la gente si danneggia il cervello e la vista arrovellandosi che ha un solo cilindro, ha pochi cavalli e altri onanismi simili.

Proseguo la strada attraverso una bella campagna coltivata. La parte centro-nord della Turchia continua a stupirmi per la sua fertilità, non pensavo ci fosse così tanta acqua e fosse così intensamente coltivata.

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Arrivo ad Amasya e rimango folgorato. Passo subito davanti ad alcuni bei monumenti e intravedo uno splendido lungofiume.
L’albergo, poi, é spettacolare. Finalmente un esempio della grande eleganza e raffinatezza orientale, che fino ad oggi avevo trovato in Siria, in Tunisia, in Marocco.

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Ceno in albergo, non ho voglia di cercare in giro e poi, se tanto mi da tanto, dev’essere ottima anche la cucina che, infatti, lo é.
Mangio un kebab “alla Tokat” con verdure grigliate (soprattutto melanzane, ma anche pomodori, patate, peperoni, cipolle) e agnello, il tutto in un ottimo sughetto e con il loro pane non lievitato.

Faccio una passeggiata notturna preparandomi alla giornata di domani.

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Sto quasi pensando di fermarmi per tre notti!

Mentre torno in albergo passo davanti ad una scena curiosa: uno scooter elettrico lasciato per strada, sella alzata, mentre si ricarica da una presa di corrente penzoloni da un albero e alimentata da un filo volante che arriva da non si sa dove.

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Una bella palina di ricarica, non c’è che dire!

Domani vorrei fare una specie di piano per i prossimi piani, con tutte le allergie che in vacanza mi provoca il concetto di “piano”!

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