Inizia l’avventura

Ormai non ho più nulla da fare qui a Recife… o meglio, ho più cose da fare verso Sud: Salvador, qualche spiaggia e poi le altre meraviglie che mi attendono ancora più a sud.

Con questo pensiero finisco di preparare i bagagli, anche con una certa fretta per evitare i miei soliti orari “allungati”.

Vado con Kate a caccia di un cambio per finire di restituirle i soldi che ha dato a Sandro. 150 reais, praticamente 50 euro, per aver lavato la moto e trovato un meccanico.
Troppi, ma dopo la ferita di ieri non me la sento di discutere. Tanto più che devo ridare a Kate anche 60 reais che ieri ha deciso di aggiungere come “indennizzo ferita”.
In tutto quasi 70 euro… Li prendo come pagamento per l’anno di parcheggio che Kate mi ha concesso.

Fa molto caldo, mi chiedo se ho voglia di mettermi addosso venti chili di giacca e pantaloni tecnici, ma poi rifletto che ho ancora meno voglia di perdere mezz’ora per legarli sulla moto!

Saluto Kate e scendo in garage… ormai ci siamo!
Mi accorgo che non ricordo più come l’anno scorso legavo le borse laterali e quella a cilindro.
D’altronde non ricordo più nulla in generale: dove e come si tira l’aria, ogni quanti km dovrei cambiare l’olio, qual é l’autonomia della moto.

In meno di mezz’ora me la cavo: la Pollita é pronta!

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E anch’io ci sono!

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Esco rapidamente da Recife.

Il paesaggio cambia velocemente e la città lascia posto a dolci colline che si susseguono fino all’orizzonte.
La coltivazione onnipresente é la canna da zucchero, che lungo la strada vendono in tutte le sue forme: panetti dolci preparati in vari modi, succo ricavato dalla spremitura della canna, rondelle da masticare fino al caldo de caña, ossia un brodo di canna. Chissà com’è!
I resti delle canne schiacciate, invece, li portano via su immensi camion, lunghissimi e altissimi.

Ogni tanto la cima di una collina é stata risparmiata dal disboscamento e si vede quanto una volta era folta e fitta la foresta.
É evidentissimo anche quando attraverso una zona indigena: la natura arriva a bordo strada, fitta, straripante, incontenibile.
E ti rendi conto in pieno di quanto l’uomo abbia distrutto tutto.

Il tempo é incerto, poi si decide… per la pioggia!
Mi metto la cerata, mentre ringrazio sia di aver indossato giacca e pantaloni tecnici stamattina, sia soprattutto di averli portati dall’Italia! Fa quasi freddo e chiudo con gusto una decina di prese d’aria.

Rivedo anche un’altra cara presenza del Sud America, gli avvoltoi!
Anche stavolta, non andando mai a più di 80 km orari, hanno agio di girarmi sopra la testa e puntare con calma… ma non mi avrete, maledetti!

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Ricomincio le lotte epiche con gli autotreni nelle lunghe salite dove sia la Pollita che il loro motore enorme si spengono per lo sforzo.
Ma in realtà é una lotta per la sopravvivenza, la mia! Perchè questi TIR vanno a delle velocità pazzesche e spessissimo devo guardarmi indietro per vedere che non ce ne sia attaccato uno a pochi centimetri dal mio didietro.

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Attraverso molti cantieri, tutta la strada é interessata da grandi lavori di allargamento, effettivamente indispensabili visto il traffico.

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Quello che mi da più fastidio é che mi sorpassano a grande velocità anche le moto piccole come la mia… Eppure ormai tra l’anno scorso e questo, l’hanno avuta tra le mani parecchi meccanici, ma nessuno tranne un paio, nessuno é mai riuscito a sistemarla bene.
Degli 11 cavalli a disposizione, per come e quanto riesco ad accelerare, penso di starne usando 7 o 8…

I km passano veloci fino ad un ingorgo micidiale, paralizzato. Con la moto riesco a svicolare passando anche dentro ad una canalina di scarico dell’acqua piuttosto profonda, vantaggi di avere una moto ultra leggera e bassa! Ma non ho intenzione di farmi km di coda…
Dopo qualche km, scopro il motivo: un autoarticolato ha allargato la curva finendo contromano e andando contro un TIR che veniva dall’altra direzione.
In poche parole, un bel frontale! Con l’investitore distrutto in mezzo alla strada e l’investito ancora più distrutto, essendo finito giù da una piccola scarpata.

Il giorno volge al termine, I colori sono ancora più caldi e intensi.

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Prima di arrivare sulla costa, passo a fianco di uno di quegli imponenti fiumi che solo qui in Brasile ho visto così numerosi.

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E poi, finalmente, il mare! Arrivo veloce alla meta finale, Barra de São Miguel.

Mi precipito nell’albergo, proprio a pochi metri dal mare e approfitto dell’ultima luce del giorno per fare un bel bagno.

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Mi asciugo osservando le ultime luci del giorno, sorseggiando un’agua de coco appena aperta a colpi di machete… L’avventura é iniziata!

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