Come i giapponesi

La colazione non é sontuosa come quella di ieri, anzi é quasi misera. Però compensa con la Natura, nelle vesti di un colibrì che appare fugacemente.

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NdA: fotografare un colibrì mentre si ciba é quasi come fotografare una saetta, per quanto é veloce!

Fa molto caldo anche se il sole ancora non si é alzato del tutto. Anzi, da alcune nuvole sgorga qualche lieve goccia di pioggia.

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Inizio a seguire l’itinerario di una rivista che ho portato da Roma, ma mi contatta quasi subito un’amica da Roma il cui fidanzato é di qui.
Ci mettiamo d’accordo sul punto dove lo aspetto, che nel frattempo visito.

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É la chiesa do Carmo, interessante soprattutto per le sculture sacre dalle espressioni altamente tragiche e allo stesso tempo sfarzose, tipiche della religiosità iberica e lusitana.

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Poi altre sculture più curiose, che non sono né tragiche né sfarzose, forse direi grottesche per l’effetto che creano.

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Mi incontro con Acaiah, un ragazzo pieno di vita ed innamorato della sua città.
Mi fa subito mettere via l’articolo:

“Ora segui me!” e iniziamo subito dal vicino quartiere S. Antonio, molto tranquillo e appartato, tanto che molti hanno deciso di mettere in piedi alberghi e posadas.

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Mi da incontrare molti italiani che si sono trasferiti qui. Chi da pochi mesi, come mi racconta un ragazzo marchigiano arrivato a maggio, chi da quasi 20 anni.

“Sì, mi sono trasferito qui nel ’98, da Milano”

“Wow é molto tempo… vabbè immagino il motivo”, gli dico sorridendo.

“Bé sí, innanzi tutto… questo!” esclama con gli occhi al cielo, indicando l’azzurro ma intendendo il caldo, il clima amichevole.

“Scusa, ma se era per il clima allora andavi a Palermo! C’è una donna di mezzo, sicuramente”, gli rispondo forse in modo invadente, ma la risposta mi é sembrata disonesta.

“Sì bé, poi la vita segue il suo corso, si creano occasioni che non pensavo quando ero venuto qui… ma ecco, non ero venuto qui per cercare una donna!”

Sí, ma se ti sei trasferito é perché c’era una donna, non perché il cielo é azzurro e fa caldo, penso tra me e me.

Andiamo per pochi minuti a casa di Acaiah dove conosco il padre. É un pittore con l’animo da filosofo. Quello che mi colpisce in queste persone é l’amore profondo e la consapevolezza che hanno della propria storia, delle proprie origini.
I suoi quadri girano tutti attorno alla vita, all’uomo nella sua interezza, una visione olistica dell’esistenza.

Ammiriamo gli ultimi scorci dall’alto, prima di tornare verso il centro più in basso.

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Proseguiamo nella parte più turistica, caotica di gente e negozi, ma comunque molto bella, colorata, viva.

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Mentre scendiamo verso la parte più bassa del centro, ho una visione: una Teneré come la mia!

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Mi ricorda l’anno scorso, quando – ero partito da poco ed ero ancora in Cile, a La Serena se non sbaglio – andato in un concessionario per il tagliando della Pollita, vidi una Teneré che mi osservava da dietro una vetrina.
Sento il suo spirito che mi segue… benevolo e protettivo… ma forse anche un po’ geloso!
[NdA: mi rendo conto che per un non-motociclista questo é uno sproloquio senza senso, però questo é quello che può passare in testa a persone con questa passionaccia, come qualcuno l’ha definita ;)]

Nel primo pomeriggio saluto Acaiah, deve incontrare delle persone per un progetto di lavoro, ci diamo appuntamento per la serata.

Proseguo la passeggiata, soprattutto tra chiese monumentali, sembra di essere a Roma per quante ce ne sono!

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Nel chiostro di una di queste mi ritrovo in un attimo a migliaia di km di distanza, in Portogallo, circondato dal blu degli azulejos.

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Nel dépliant che mi hanno dato all’ingresso, c’è la storia del luogo e una preghiera francescana.
La leggo nel fresco e nella penombra della chiesa principale.
Mi colpisce un passaggio:
“O maestro,
Fa che io cerchi di più consolare, che essere consolato,
Comprendere che essere compreso,
Amare, che essere amato.
Perché é dando che si riceve,
É perdonando che si é perdonati,
Ed é morendo che si vive per la vita eterna.”

A parte l’ultimo passaggio, tipico della dottrina cristiana della vita come preparazione alla morte, vista come vita eterna, I passaggi precedenti mi fanno riflettere, tanto da chiedermi se sia davvero giusto perdere così tanto di vista il proprio spirito.
Sono più per l’aristotelico “in medio stat virtus”.

Di tanto in tanto dalle strette vie del centro salgono delle esplosioni di musica e ritmo. É pieno di scuole di musica che insegnano ai giovani gli strumenti tradizionali di questa musica così trascinante e vitale.

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Entro in un paio di negozi di artigianato. Vengo colpito da alcuni piccoli quadri, tanto che nel giro di pochi minuti me ne ritrovo cinque per le mani.
E inizio a caricarmi di roba dopo pochi giorni dalla partenza…

Prima di rientrare in albergo, mi godo l’ultima luce del giorno che regala ai monumenti e alla natura delle meravigliose tonalità calde.

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E a proposito di godere, penso alla piscina che c’è in albergo… altrimenti che sono andato a fare in un albergo con piscina, soprattutto con questo caldo?!
In più, dalla piscina dell’albergo godo di una fantastica vista alternativa sul centro storico.

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Mentre mi asciugo su una sedia, mi scrivo con un amico portoghese. Abita vicino San Paolo, ma conosce il Brasile molto bene ed é motociclista anche lui.
Penso di stravolgere completamente il programma che avevo fatto, almeno per quanto riguarda la parte brasiliana.
Il resto, per ora, rimane invariato come l’avevo pensato giorni fa.
Invariato, fino al prossimo ripensamento!

Mi riposo un pò in camera, poi sistemo I bagagli ed esco per incontrare di nuovo Acaiah.
Stasera serata di musica!

Ed effettivamente mantiene la promessa. Prima andiamo ad assistere alle prove dell’orchestra dove suona anche il maestro di percussioni di Acaiah.
Sono bravissimi ed interpretano una sorta di latin jazz-rock.

Poi proseguiamo con il pezzo forte serata.

“Loro li puoi vedere solo durante il Carnevale e… stasera!”

Sfilano suonando una musica energica, travolgente, trascinante di percussioni che entrano nella pancia e scuotono l’anima.
E vedendo questo spettacolo, capisco quanto possa essere incredibile il Carnevale brasiliano, dove tutto questo é moltiplicato all’ennesima potenza ed occupa le città in ogni vicolo.

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Mi colpisce che le percussioni, con un ritmo e un’intensità di grande potenza, siano suonate quasi tutte da ragazze.

Il corte entra in un grande locale e la serata prosegue come un concerto, dove tutti di tutte le età, ballano felici al ritmo della musica.

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Usciamo prima della fine del concerto. Io ancora non ho assorbito del tutto il fuso orario e, invece delle 11 di sera, sento che sono le 3 del mattino. É Acaiah deve fare dei documenti.

“Bé hai visto molte cose… però peccato, un solo giorno! “, mi dice Acaiah salutandomi.

“Eh sì, ho fatto come I giapponesi, che arrivano, scattano mille foto e se ne vanno il giorno dopo”.

Rientrato in albergo decido definitivamente di cambiare itinerario. Domani non più Porto Seguro, ma Chapada Diamantina!

One thought on “Come i giapponesi

  1. bellissimo………………mi fai venire voglia di andare li! sono contenta che hai conosciuto lo splendido Acaiah..e il suo papà!

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