Cercando il sole nella Valle della Luna

Mi scrivo con Nicola, mi ricorda che prima di entrare in Cile devo fare l’assicurazione e il permesso di circolazione per la Pollita. 

Stasera, mi dico: adesso non mi va, voglio partire. 

Mi allontano da La Rioja sotto un cielo plumbeo. Sento il peso delle nuvole sulle spalle e sulla schiena, ma non mi piegheranno! 

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Mi aspetta una lunga strada, ma sono in forma, il riposo mi é servito e quasi tutti i vestiti che ho addosso sono asciutti.  

Ascolto, tanto per cambiare, Silvestri. Oggi mi colpisce una vecchia canzone, Voglia di Gridare
Ti è mai venuto in mente che a forza di gridare
la rabbia della gente non fa che aumentare
la forza certamente deriva dall’unione
ma il rischio è che la forza soverchi la ragione“. 

É un attimo pensare a certi gruppi politici italiani, con i loro slogan violenti urlati in continuazione. 

Supero una cintura di montagne oltre le quali il cielo si apre leggermente. 
Adesso iniziamo a ragionare! 

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Supero l’ennesimo posto di controllo della polizia. Anche stavolta, un semplice cenno di saluto e un gesto a dire, vai pure. 
Ripenso con un sorriso a quante volte mi hanno detto che la polizia argentina era tra le più corrotte del Sud America. Soprattutto in Brasile me l’hanno detto, unico paese, per ora, in cui la polizia mi ha chiesto apertamente una mazzetta. 
Avevo fatto un’infrazione , certo, ma una polizia non corrotta, o non transige, come quella turca questa estate, oppure ci passa sopra e lascia stare. 
Non che per passarci sopra, ti minaccia con cifre folli e poi inizia a trattare il prezzo della sua benevolenza. 

I paesaggi sono prevalentemente desertici, é tanto che non vedo più alberi di una certa dimensione. 
Qui in Argentina hanno fatto un bel lavoro di deforestazione. 

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Ad un certo punto supero un cartello che annuncia il parco Ischigualasto e la Valle della Luna. 
Un luogo con un nome simile merita una visita, almeno per capire cos’è! 
E poi il parco Ischigualasto era uno dei due che avrei voluto vedere, assieme al Talampaya ormai fuori strada visto che ho cambiato completamente tragitto dopo che ieri ho saputo che, per arrivarci, avrei dovuto fare centinaia di km di sterrato. 

Prendo la deviazione, dista meno di 30 km che, in sé e per sé sono pochi, ma considerando la velocità della Pollita e che poi dovrò dare andata e ritorno, solo di strada in più questa deviazione mi costerà un’ora. 
Pazienza, ormai sono curioso e voglio vedere che posto é, per meritarsi il nome di Valle della Luna. 

Inizio a vedere all’orizzonte delle montagne rosso sangue, stupende. Altre nere e poi via con le altre sfumature della roccia e della terra. 

Arrivo all’ingresso del parco. Tutto deserto, tutto chiuso. Il parcheggio é vuoto e l’unico ufficio é sbarrato e completamente buio. 
Sto ragionando su che giorno sia, mentre mi avvicino alla porta a vetri scuri per vedere gli orari. 
Quando sono a pochi passi, mi sembra di vedere dei movimenti all’interno. 
Spingo e, sorpresa, é aperto!

Mi spiegano che la visita consiste in un giro di una quarantina di km da fare seguendo la guida, ognuno con il suo mezzo. In tutto dura tre ore, tre ore e mezza. 
Non controllo nemmeno che ora sia, sono troppo curioso!

Un giro é appena partito, se mi sbrigo lo raggiungo in pochi km. 

Mi addentro così su una pista si terra, sassi, sabbia, a volte guido sulla roccia nuda. 

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Il paesaggio diventa man mano più … lunare, di forme e colori inusuali. 
Per certi versi ricorda la Cappadocia, ma qui l’orizzonte é incredibilmente più grande e non c’è traccia umana fin dove la vista riesce a spingersi, in tutte le direzioni. 

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Fortunatamente il cielo si apre, regalando colori ancora più intensi e incredibili. 

Raggiungo il gruppo, in tutto una decina di auto, io sono l’unico in moto. Come italiani, c’è una donna con il figlio piccolo. É sposata con un argentino, normalmente vivono in Italia. 
Nel gruppo una buona metà discende da emigranti italiani, stringo amicizia con un paio di loro. Con uno, in particolare, che ama la moto, ha una Kawasaki 600 con la quale ogni tanto fa delle brevi gite. 

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La moglie mi offre il mate, credo che sia il primo che bevo in vita mia, buono!

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La guida ci racconta la storia del posto, che affonda le radici nelle origini del mondo. 

Ci fermiamo in cinque o sei punti, ogni volta c’è qualcosa per cui restare a bocca aperta. 
Un campo di pietre perfettamente rotonde, che si formano e crescono come le perle: un minuscolo nucleo centrale che con gli anni cresce, incredibilmente sferico. 

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[NdA : penso che a questa foto doni molto il bianco e nero… Probabilmente anche ad altre foto che ho scattato, però a questa dona in particolare]

Poi dei picchi con il cappello di pietra, come si vede nei film del West americano. 

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E poi quella che vedevo da lontano, una montagna di terra rosso intenso, dai fianchi scavati dalle piogge e dal vento. 

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Sono felice di non essermi fatto fermare dalla stanchezza o dal pensiero di arrivare, é uno dei posti più singolari e memorabili che abbia mai visto. 

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[NdA : miracoli della natura, un fiore delicatissimo da quella che sembra a tutti gli effetti una pianta completamente secca]

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Il tempo vola, il giro termina e mi ritrovo non so esattamente dove, ma molto lontano da Mendoza, dove vorrei arrivare. Sono le 15:30. 

All’uscita passo nuovamente nel centro informazioni. 

“Se devi andare a Mendoza, ti conviene passare dalla strada nuova, risparmi un po’ di km!”

“Sì, ma é buona??”, chiedo un po’ intimorito da queste indicazioni che spesso si rivelano una fregatura. 

“É nuova, appena asfaltata, é perfetta!”

Bene, andata, così non devo fare i 30 km per tornare sulla strada che stavo facendo prima. 

La nuova strada é impeccabile, asfalto perfetto e splendide curve. Scopro così che ero su un altopiano piuttosto in quota, perché inizio una discesa che dura km in una gola molto ampia e stupenda, piena di altre formazioni rocciose che mi fermo a guardare a bocca aperta. 

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Non passa molto, però, che mi accorgo che sto passando in un luogo del tutto disabitato.
Mi arrabbio con me stesso, per come prendo sempre tutto con levità e che ogni volta dimentico qualche domanda fondamentale. 
Stavolta, oltre alle condizioni della strada, avrei dovuto anche chiedere: 

“Ma visto che é una strada nuova appena aperta, dov’è il primo distributore di benzina??”. 

Inizio a fare i conti con la benzina, dovrei arrivare sui 250 km, contando anche la tanica. 

Dopo un’ora abbondante di strada senza traccia di vita o segnali, finalmente vedo in lontananza un cartello. 
Annuncia la prima città un minimo più grande delle altre, che rischiano di essere dei villaggi abbandonati come mi é già capitato nella pampa al nord. 

Dice che mancano 220 km. Faccio un salto sulla sella!

A occhio adesso ne ho 200, ma ho già visto che, se inizio ad andare controvento o ad alta quota, i consumi possono aumentare vertiginosamente. 

Inizio a dosare il gas, per fortuna gli ultimi km sono stati tutti in discesa. 
Cerco di non pensarci, metto un po’ di musica nel casco. 

Continua la strada nel nulla più assoluto, a perdita d’occhio. Affascinante. 

Finalmente dopo un paio d’ore da quando ho lasciato  Ischigualasto incontro qualche anima viva. Sono degli operai che stanno finendo di costruire un ponte. 

Gli chiedo dove si trova il benzinaio più vicino. 

“A una cinquantina di km, devi andare in un paesino alla fine della Ruta 150”.

“Altrimenti, andando verso Mendoza?”

“Vai a San Juan , ma mancano ancora 170 km!”

Ho la tanica piena, ma la moto quasi vuota, ho paura di non farcela. Preferisco fare qualche km in più e andare in questo paesino sulla 150. 

Un’altra ora ed arrivo. Finalmente benzina, riempio con sollievo il serbatoio. 
Mi accorgo però che ho finito i soldi. Con gli ultimi pesos, compro giusti al centesimo una bottiglietta d’acqua e un panino con il prosciutto crudo, altro segno della forte presenza italiana in Argentina. 

“Mancherebbero due pesos, ma per re che sei italiano, non da nulla!”, mi dice il commesso, sulla cinquantina e discendente anche lui da italiano. 

“Buon appetito!”, mi augura in italiano.  

Già vedo tutto il film vissuto nei giorni scorsi nella pampa, quando cercavo disperatamente un bancomat o un cambio tra Sáenz Peña e Pampa del Infierno, ma non ci penso, finisco il panino e riparto. 

Ormai Mendoza é un miraggio, solo San Juan é alla portata, anche se con altre tre ore di strada. 
Sono di nuovo sulla Ruta 40, qui perfettamente asfaltata e a quattro corsie. 

Sono stanco e ricomincio a guidare senza troppi scrupoli. Nell’ennesimo sorpasso di un camion cadaverico ansimante e sbuffante fumo nero pece, mi accorgo, di nuovo quando è troppo tardi, che subito dopo c’è un posto di blocco della polizia. 
E anche stavolta ho infranto la legge divina della SDSC, la Sacra Doppia Striscia Continua. 
Forse aveva ragione il poliziotto brasiliano, che non mi vedeva troppo preoccupato dal mio gesto blasfemo. 
Ed ecco che si ripete il copione. 

Provo a passare, spero che non mi fermi. Ma alza la mano in un gesto inequivocabile, devo fermarmi. 

“Buonasera!”, mi fa. 

“Buonasera…”, rispondo. Se si vedessero le orecchie, sarebbero basse come quelle di un cane che ne ha appena combinata una. 

“Dive vai?”

“A San Juan”

“Di dove sei?”

“Italiano…”

“Bene, buon viaggio!”, e mi saluta con il tipico gesto della mano aperta della fronte, come se fossi un superiore in grado. 

E meno male che erano corrotti e affamati di denaro…

Arrivo a San Juan nella luce del crepuscolo, cerco un albergo e un parcheggio. 

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Dopo una bella doccia, faccio una passeggiata in centro. In un bar che sta chiudendo, riesco a cambiare in nero cinquanta euro. 

Ottimo, così ho risolto il problema di pagare l’albergo per stanotte e anche per la benzina di domani, visto che, domani, dovrei entrare in Cile. 

La fine del viaggio si avvicina, cerco di non pensarci, ma é sempre più difficile. 

2 thoughts on “Cercando il sole nella Valle della Luna

  1. la foto delle pietre in bianco e nero e bellisima!!

    e il paesaggio del Ischigualasto mi sembra a “wile coyote and the roadrunner”

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