Dal Pacifico a …

… All’Atlantico!

Questa l’idea suggerita da Nicola e subito accettata come splendido filo conduttore, tra i tanti, di questo viaggio.

Stanotte va peggio, di nuovo mi sveglio a tutte le ore. Con Nicola aggiungiamo quella che dovrebbe essere una protezione dal fango e sporcizia sollevata dalla ruota posteriore e che sarebbe finita sul retro delle borse laterali

Saluto tutti con tanta emozione, dopo essere stato accolto come uno della famiglia 🙂

Seguo Nicola che, facendomi strada in auto, mi porta a Penco, il punto più meridionale (affacciato sull’oceano Pacifico) che toccherò in questo viaggio

I pochi km fino a Penco mi fanno preoccupare: la moto va veramente piano! 60 all’ora quando é lanciata e nelle salite non più di 40 :/

Vabbè ormai ci siamo, sono in sella e selliamo! No, non era così il detto …

Dopo Penco, Nicola mi accompagna all’imbocco della Panamericana, la Ruta 5 e ci salutiamo al volo con un colpo di clacson.

La strada inizialmente é sovrastata da una bassa cappa di nubi che di tanto in tanto fanno cadere un po’ di pioggia. Decido di proteggere il pollito del portachiavi: lo imbusto in un sacchetto mentre io proseguo senza cerata per vedere se smette o peggiora.

La strada corre sinuosa tra le colline coperte di boschi, sotto un cielo basso grigio e carico di pioggia: non me l’aspettavo così “nordica” questa parte del Cile, ma in fondo non me l’aspettavo proprio, non ho guardato nulla prima di partire, proprio per scoprire tutto lungo il viaggio

(Lu caffè!)

Il tempo passa e da che la moto era legata e prendeva giri e velocità con fatica, pian piano diventa più brillante e veloce. Comunque non voglio tirarla e decido di non superare gli 80 fino al tagliando che dovrei fare a La Serena.

La strada si spiana, il tempo migliora, azzardo anche un po’ di musica nel casco che ancora non avevo messo per imparare a conoscere i rumori e le vibrazioni della moto. Daniele Silvestri mi accompagna per un’oretta.

Il sole tramonta e si riflette sulle montagne alla mia destra, le mitiche Ande, colorandole romanticamente di rosa

(San Francisco??)

Scende la notte, faccio in tempo a sorridere che alla fine, gioco forza, fin dal primo giorno di viaggio ho infranto la promessa che avevo fatto a Caterina di non viaggiare col buio, faccio in tempo a pensarlo che schivo per un pelo una grossa carcassa sanguinolenta al centro della mia corsia.
La ruota davanti saltella su un resto del povero animale, che é completamente scuoiato, solo rosso e bianco di carne e cartilagini. Mai vista una cosa del genere. Dalle dimensioni potrei anche pensare a una pecora, probabilmente era un grosso cane. Se fossi stato al centro della corsia non sarei riuscito ad evitarlo e molto probabilmente sarei caduto …

Questo l’ho schivato per puro caso, perchè la macchina che mi precedeva me l’ha nascosto fino all’ultimo secondo; dopo pochi km invece vedo e schivo un altro cane morto sul lato destro della corsia: scarto e lo evito.

Bene, occhi aperti anche perchè i cileni guidano aggressivi, ancora più dei romani sul Raccordo: alta velocità e sorpassi a destra sono la regola. Perfino un pullman a due piani (!) immettendosi da una corsia di accelerazione (!!) mi supera da destra a tutta velocità (!!!).

Arrivo finalmente nella zona di Santiago, immensa di complanari, autostrade interne e raccordi. Seguo il navigatore e scopro, dopo una mezz’ora abbondante di giri, che ci sono (almeno?) due strade col nome che sto cercando. Ovviamente scelgo quella errata, in una brutta periferia industriale e sgarrupata di basse costruzioni di mattoni sbrecciate.

Spengo il navigatore e provo con Google Maps sul telefono: inizio a seguirlo e nel giro di due svolte finisco in una zona buttata per aria da lavori stradali. Evito dei cumuli di materiali di scarto infilandomi con la moto e finisco in una strada poco illuminata e ingombra ai lati di enormi balle di carta e cartoni e al centro di altre macerie. Edifici mezzi crollati ai lati e, immediatamente, pochi metri avanti a me vedo uscire tre cani che si raccolgono a guardarmi.
Sembra una scena dei vecchi film sul Bronx, mancava solo qualche senza tetto a scaldarsi davanti al fuoco.
Situazioni già vissute quelle coi cani randagi in branco: qualunque sia la strada giusta, inchiodo e inverto. Piuttosto vado in un ostello e dico a Francisco che ci vediamo domani!

Raggiungo un posto sicuro e reimposto il maledetto navigatore: scopro così di essere a una ventina di km da un’altra strada col nome che cerco. Come se a Roma ci fosse una via Marconi zona San Paolo e un’altra zona San Basilio. Quale scegliere?

Ricomincio a svolazzare tra svincoli e raccordi e la zona migliora incredibilmente, diventando più plausibile col lavoro che fa Francisco.
Finalmente trovo la casa e, esausto, dopo aver chiacchierato un poco con lui e il suo compagno di casa, mi butto sul divano.

Domani devo andare a ritirare il documento autenticato al consolato peruviano e un giro in città, vediamo com’è Santiago (continua ad echeggiarmi in testa il ritornello di una vecchia canzone dei Litfiba).

6 thoughts on “Dal Pacifico a …

  1. Quest’uomo è PAZZO!! Dai su, non farci stare in pensiero, evita la notte, almeno per viaggiare… 😉 Mado’ che voglia di viaggiare che mi sta venendo….

  2. Si parteee!!! Bella avventura, ti seguirò attentamente. Occhio ai Nandù, noti uccelli suicidi sudamericani, probabilmente la carcassa era di uno di loro…

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