Un altro giorno a La Paz

Il primo pensiero della giornata è: portare Nelinkas dal meccanico!

Memore dei tempi rilassati dell’Honda di Calama, faccio colazione con calma ed esco per le 9:30. Vado al garage per prendere la moto.

“Cosa devi prendere?”, mi chiede la tipa all’ingresso.

“La moto, è la dietro”, rispondo indicando la tettoia in fondo al cortile.

“Ahi ahi ahi!!”, mi fa, come nella pubblicità.

“Perché, che problema c’è??”

Vado a vedere ed è tutto a posto, va solo spostata di poco una macchina e posso uscire.

“Basta spostare questa ed esco”

“La sposti tu??”, mi chiede spiazzandomi.

Mi dà le chiavi, mi infilo nel macchinone e lo sposto un po’ avanti. Mi ringrazia.

Certo che tenere un garage e non saper guidare, è un po’ limitante …

Prendo la moto e la porto dal mitico Nosiglia. Mitico perchè su internet si trovano diversi messaggi di moto-viaggiatori che ne parlano entusiasticamente.

La persona all’ingresso mi dirotta in officina dove parlo con un ragazzo che sembra essere il responsabile.

Inizia una trattativa su quando posso riavere la moto.

“Mercoledì?”, propone.

“No, mercoledì è troppo, devo partire, per favore!”, rispondo implorando in spagnitaliano.

“Domani?”

“Oggi?”, provo a rilanciare come al mercato.

“Ok, alle 17”

“Va bene, a dopo, ciao!”

Torno in albergo. Il cielo è grigio e il mio umore vi si adegua rapidamente. Rimango a poltrire in camera fino alle 12, poi per fortuna bussano alla porta.

“Chi è?”

“Pulizie! Servono?”

“Sì, esco subito!”

E così finalmente esco, cacciato dal personale delle pulizie. Confermo la camera anche per questa notte. Quindi Copacabana salta e domani provo ad andare direttamente a Puno, in Perù.

Durante le ore di ozio, dove in realtà ho parlato con Caterina e guardato la cartina per decidere la tappa di domani, Caterina mi ha segnalato un museo di arte contemporanea, il Museo Plaza, che si trova lungo il cosiddetto Prado, lo stradone ampio ed elegante pieno di grattacieli, uffici e negozi.

Esco, inizia a piovigginare. Il Prado ha un suo fascino, aiutato anche dalle belle aiuole al centro, con fiori e alberi; il primo cenno di verde che vedo da giorni.

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Vi si affacciano non solo grattacieli e palazzoni ma anche eleganti e decadenti palazzi coloniali. Uno di questi ospita il museo che cerco.

Molte opere esposte sono interessanti, effettivamente è il museo più bello visto finora. Sia arte astratta che figurativa, dipinti, collage e sculture e molte altre tecniche. Tematiche tradizionali, sociali, politiche, astratte.
Davvero stimolante ed il contrasto con le strutture e decorazioni tradizionali dell’edificio che lo ospita, esalta ulteriormente le opere.

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Terminata la visita, vado a visitare l’ultimo grande museo che ieri non avevo visto: il Museo Archeologico. Dopo una breve camminata, arrivo davanti al cancello. Chiuso.

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Chiedo al militare fermo immobile dietro la cancellata.

“E’ chiuso?”

“Sì!”

“E quando apre?”

“Non apre?”

“Domani?”

“No, è chiuso, non si sa quando riapre!”

E due, dopo quello di Santiago … Visto che non c’è due senza tre, mi aspetto che anche quello di Lima sia chiuso!

Torno sul Prado e vedo, per puro caso, la prima sfilata della festa di oggi. Dovrebbe essere la Virgen del Carmen, la santa protettrice della città. E’ una banda musicale formata da militari in uniforme di gala.

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Dopo qualche minuto che li osservo, iniziano a suonare e marciare. Li guardo andar via, continuando a bighellonare sul Prado.

Poi si fa tardi, inizia ad essere ora di tornare dal meccanico. Allargo la strada del rientro per passare da plaza Murillo. Anche qui hanno allestito un palco, come nella piazza di fronte alla chiesa di San Francesco, solo che gli striscioni parlano di “204mo anniversario della liberazione”. Dagli spagnoli, evidentemente.

Entro nella cattedrale, immensa. Lo sguardo si perde nel seguire l’altezza esagerata delle colonne e di tutta la struttura, pensando al contrasto incredibile con quello che la circondava nel 1835, anno della sua costruzione. E’ sterminata adesso, figurarsi all’epoca!

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Torno verso plaza San Francisco e incrocio nuovamente il battaglione suonante. Li supero, torno in albergo per prendere i documenti e la giacca da moto e vado dal meccanico.

Arrivo alle 16:55, perfetto. Stanno finendo di lavarla e dentro di me gioisco perchè mi hanno tolto un bel fastidio.

Tutto sorridente, pago la cifra irrisoria di 25 euro per il tagliando dei 4mila, conosco Xavier che, come avevo letto nei forum, parla un buon inglese, glielo dico, ridiamo e ci stringiamo la mano, pago il dovuto, prendo la moto, saluto, suerte adios, esco e me ne vado.

Solo che … la moto non va.

Forse è fredda, mi dico, e proseguo tra mille difficoltà, col motore che non sale di giri ed è veramente vuoto di potenza.

Arrivo fino all’albergo, proseguo, ma nulla, la moto non va.

OKKKKKEEEEIII gliela riporto, molto bene!!

Si sorprendono un po’ nel vedermi, gli dico il problema che ha, glielo mostro provando a fare la semplice salita dove si trova l’officina, vedono che annaspa e mi dicono di riportarla dentro.

“E’ il getto!”, sentenzia il meccanico anziano che affianca il ragazzo con cui avevo parlato stamattina.

“Ok, ma comunque andava con il getto originale, ci sono arrivato dal Cile! Ollague a 3700 metri, Potosì a più di 4000 …”

“E’ il getto”, insiste.

Si mettono al lavoro, cambiano il getto (85 al posto dell’originale da 95) e nel giro di 10 minuti sono di nuovo a fare un giro di prova.

Poco meglio di prima, ma sempre male. In salita perde velocemente velocità, non c’è verso di farla salire di giri, rallenta fino a fermarsi e a spegnersi. E’ inguidabile.

Gliela riporto. Sono perplessi, vecchio, giovane e aiutante.

“Guarda che è normale, abbiamo cambiato l’olio, la candela, pulito il filtro, si deve adattare!”, il penoso ma anche irritante tentativo del meccanico anziano di convincermi che adesso va male, ma migliorerà.

“Avete chiuso bene tutto, filtro dell’aria, ecc?”, gli chiedo, perchè al mio orecchio sembra proprio che non arrivi aria al motore.

“Sì”, la risposta scontata.

Fatto sta che la riportano dentro e … smontano le fiancate … poi la sella … finchè non vedo che smontano anche il serbatoio (!) e iniziano a trafficare sopra il motore.

Purtroppo dal mio punto di osservazione non riesco a vedere bene cosa smontano. Comunque, sono in tre a lavorarci alacremente.

Dopo un lavoro che dura parecchio tempo a fare non so cosa, la rimontano e me la portano:

“Provala!”

“Ma perchè non la provate voi, così vi rendete meglio conto?”

“No, è a te che deve andare bene”, la loro giustificazione insensata.

Niente, continua ad andare male.

Terzo tentativo. Rimettono il getto originale e regolano non so cosa nel gas.

Il tempo passa, nel frattempo si sono fatte quasi le 19. Tra me e me, mi dico che per fortuna ho deciso di restare e confermare la camera, invece di fare la mattata di partire subito alla volta di Copacabana. Sarei arrivato là tardissimo, ben dopo la fine del servizio del traghetto che collega Copacabana alla terraferma.

Nel frattempo arriva Xavier, che evidentemente è il capo. E’ cordiale, ma visibilmente contrariato da questo straniero che continua a dire che il lavoro non va bene.

Finiscono di montarla per la terza volta. Grandi accelerate e fumate, con mia grande sofferenza. A Roma avrei già abbandonato un meccanico che si comporta così. I motori non si accelerano in quella maniera in folle!! Si stressano enormemente le parti mobili del motore: bielle, cuscinetti, valvole, ecc. Le accelerate che si effettuano durante la marcia sono più progressive e meno estreme.

Fatto sta che, dopo grandi sgassate, Xavier mi dice:

“Vai, provala!”

Vado, la provo, peggio di prima.

Gliela riporto. Xavier inizia visibilmente  innervosirsi. La prende, vuole provarla lui. A momenti gli si spegne al primo accenno di salita. Però prosegue e torna dopo qualche minuto.

Senza dirmi nulla, va dai tre meccanici e li cazzia. Sento il tono teso, di domande aggressive e risposte dimesse, per chiudere con ordini precisi. Sempre senza dirmi nulla, Xavier entra nell’officina e sparisce. I tre riprendono la moto e ricominciano a smontarla.

Quarto tentativo. Cambiano il getto del carburatore, nè 95, nè 85, ma 90.

Per primo la prova Xavier. Ci fa un giro, torna e mi chiede di farci un giro. Come prima, che avevano cambiato il getto, va un pochino meglio, ma sempre male, in salita continua a morire lentamente fino a spegnersi o quasi.

Però sono stanco, sono le 19:30, se ne sono andati tutti nel concessionario Honda e capisco che per Xavier adesso la moto va bene o, più precisamente, meglio di così non può andare.

“Non so, spero di arrivare in Perù …”, gli dico salutandolo.

“C’arrivi, non ti preoccupare e ricordati di rimettere il getto originale quando scendi sotto i 1500”

Torno al garage con la moto che proprio non va. Spero solo di uscire da La Paz, magari provo un meccanico a Puno o Cuzco.

Mi cambio in albergo ed esco per la festa di La Paz. Le vie del centro sono affollate e plaza San Francisco è gremita, come tutto il Prado.

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Mi sarei aspettato migliaia di sigarette e di spinelli a girare tra i ragazzi, come sarebbe accaduto in Italia, invece sono tutti tranquilli, al più bevono birra o da bottiglioni che, immagino, contengono cocktail più o meno alcolici, come si vedeva in Spagna nelle varie feria, dove i ragazzi andavano in giro con il bottiglione di mistura alcolica preparata in casa.

Sul palco si alterna un gruppo di musica tipo salsa, ballabile. Divertente, moderatamente applaudito dal pubblico.

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Poi arriva un balletto accompagnato da jazz elettronico. Bellissimo, fischiatissimo dal pubblico.

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Poi un artista andino con chitarra a 12 corde, divise in 4 gruppi di 3 corde ciascuno, a fare un suono particolare. Palloso, fischiato dal pubblico.

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I presentatori cercano di scaldare il pubblico, con scarsi risultati.

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Al successivo artista, anche questo con poco mordente, inizio a tornare in albergo. Provo a risalire la solita stradina che porta a quella del mio albergo, ma il flusso di gente che scende è incredibile, non riusciamo a risalire la corrente. Siamo anche noi a decine a cercare di salire, ma chi scende vince. Ad un certo punto, come un unico corpo, quelli che scendono spingono quelli che provano a salire, respingendoli. Mi ritrovo quindi a camminare all’indietro.

Alla fine l’empasse viene superata, risalgo la corrente come un salmone e torno in albergo, mentre si susseguono petardi ed esplosioni, anche violente, per i festeggiamenti della città.

Domani è il giorno della verità, anzi, della duplice verità!

Primo, se riuscirò ad uscire dalla terribile ripida conca de La Paz, con la moto in quelle condizioni.

E secondo, se riuscirò ad entrare in Perù! Pare che sia il Paese più restrittivo e rigido del Sud America, in fatto di importazione di veicoli. Soprattutto quando sono guidati da persone diverse dal proprietario.

Speriamo bene! 🙂

10 thoughts on “Un altro giorno a La Paz

  1. Cerca, vicino a Puno, Sillustani. E’ un antico sito di tombe pre-inca ed incas, assolutamente da non perdere.. non solo per le tombe, torri alte 3/5 metri molto affascinanti, ma per il luogo .. è quasi mistico come il Salar, mette una pace difficile da esprimere a parole..

  2. A Puno ci siamo trovati molto bene qui :
    Totorani Inn Av. La Torre No 463 , , Puno, Perù
    Telefono: +51(51)364535
    I proprietari, madre e figlio, sono di una gentilezza squisita.. non è economico, ma nemmeno carissimo (sui 30€, se non ricordo male, doppia e colazione) appena fuori dal centro.. ma sembrava di essere a casa. E in 5 minuti a piedi sei in centro ed al porto.

    • Indirizzo segnato!! Sono a 214 km … Sempre se riesco a uscire da La Paz e a entrare in Perù! Non so quale delle due sia più difficile, stasera lo saprò! 😉

    • Esatto!! E trovarne uno bravo é altrettanto difficile … E c’è anche lo stesso atteggiamento, chi si affida ciecamente (più o meno tipo me) e chi é diffidente sempre e comunque 😉

  3. you lucky lucky guy! be good enough to make the most out of it!!
    I dont understand Italian but will be following mainly through the photos that drive me crazy. I hope all issues are easily dealt with and that you continue this rocking journey.

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