Eccomi a La Paz

Non so se La Paz mi fa venire in mente più la Pazzia o Andrea Pazienza, che si firmava Paz. Forse più il mitico Paz, anche se è solo per assonanza che per analogia.

La giornata scorre senza sorprese o colpi di scena, solo una bella passeggiata per La Paz che, come ho scritto ieri, mi ricorda Napoli (città che adoro, detto per inciso) per il caos, i bei palazzi maltenuti, i colori, i profumi, le puzze, il flusso continuo di gente e di traffico. E forse l’affinità è più che concreta, visto che entrambe le città hanno avuto a che fare per lungo tempo con gli spagnoli.

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Scendo subito verso la chiesa di San Francesco visto che i negozietti del mercato delle Streghe sono ancora chiusi, evidentemente aprono con calma, anche se di turisti in giro ce ne sono già parecchi.

Lungo la strada, contratto lungamente il prezzo di alcuni quadretti con disegno in lana realizzato a mano; poi, da bravo turista con sacchetto di souvenir in mano fin da inizio mattinata, entro nella chiesa di San Francesco.

E’ in corso la messa e mi stupisce sentire una persona cantare al microfono mentre suona la chitarra. Il rito mi sembra meno serioso e ingessato di quelli italiani.

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Mi arrampico verso calle Jaen, passando in strade i cui palazzi un tempo fastosi, sono in pesante degrado. Sporchi, scrostati, con vetri rotti.

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Passo accanto ad una chiesa meno turistica di San Francesco e frequentata dalla gente del luogo vestita a festa. Giusto, è domenica!

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Arrivo a calle Jaen e inizio a visitare i vari musei che ospita. Il primo è quello degli strumenti musicali, molto interessante per i tanti esemplari presenti e per la storia degli strumenti stessi, dove e quando furono inventati, a cosa servivano e così via. C’è anche una sorta di voliera con due pappagalli che stanno facendo fuori una zucca.

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Poi è il turno del museo dei gioielli, dove sono esposti alcuni diademi in oro usati dagli inca e da altre popolazioni pre-incaiche.

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Concludo il giro dei musei di calle Jaen con un museo di costumi dove alcune maschere ricordano moltissimo quelle di Bali.

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Proseguo il giro in una piazzetta e mi accorgo che non ho più il bellissimo cappello di lana che avevo comprato a San Pedro de Atacama, morbidissimo che dal giorno in cui l’ho comprato, mi accompagna ogni notte tenendomi calda la testa durante le gelide notti cilene e boliviane.

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Torno indietro e la guardia del museo dei gioielli mi conferma di aver visto un signore raccogliere da terra un cappello e portarselo via.

Bene, andato! Fuori uno, il primo oggetto smarrito del viaggio.

Proseguo la passeggiata verso piazza Murillo, grande, brillante, piena di persone di tutte le età che si godono il sole caldo e il tempo libero.

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Visito di corsa il museo dell’arte boliviana, è quasi orario di chiusura. Le antiche pitture le guardo quasi correndo, alla fine si somigliano tutte nei loro temi religiosi o nei ritratti di personaggi ormai sconosciuti. La piccola parte di arte moderna, invece, è molto interessante e originale, almeno al mio occhio profano.

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Torno in albergo per posare i quadretti e altri regali; nel giro di un’ora sono di nuovo fuori. Stavolta la Calle de las Brujas è nel pieno dello splendore di … negozietti turistici con souvenir di ogni tipo. Mi perdo a guardare i vari amuleti in ceramica, ciascuno con la sua “specialità”: la porta del Sole che protegge la casa, la rana porta soldi, poi l’amuleto per l’amore, quello per l’intelligenza, la salute, la famiglia e così via in decine di statuette differenti.

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Concludo la passeggiata perdendomi tra le mille bancarelle srotolate lungo tutte le strade.

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Domani devo portare Nelinkas dal dottore, è arrivato il momento del tagliando dei 4mila km e già che ci sono gli chiedo se può controllare la frizione per capire se si è danneggiata con lo sforzo che gli ho fatto fare ieri in cima ad una salita molto ripida.

A seconda di quando il meccanico mi restituirà la moto (sempre che sia aperto il lunedì mattina!!) deciderò dove andare: se per caso me la ridà in tarda mattinata / primo pomeriggio, allora andrei a Copacabana, sulle rive del lago Titicaca, che è molto vicino a La Paz. Se invece me la ridà nel tardo pomeriggio, dovrò fermarmi un’altra notte a La Paz e quindi il giorno dopo, svegliandomi presto, potrei puntare a Puno, guidando, tanto per cambiare, per l’intera giornata.

Bello avere certezze nella vita! 😉

8 thoughts on “Eccomi a La Paz

  1. Abbiamo fatto quasi le stesse foto!! 😉
    I feti di Lama essiccati da sotterrare sotto le nuove attività (tipo negozi, uffici, etc) li hai visti? Fanno un po’ impressione..

    C’ un bellissimo mirador scendendo lungo La Paz, a destra,. non ricordo assolutamente come arrivarci, ma se hai la cartina è evidenziato.. vale la pena..

    Bon, buon proseguimento! Da Qui andrai al Titikaka, immagino..

    • Sì fanno pure un po’ schifo i feti di lama 😉

      Lungo la strada che scende a picco su La Paz mi sono fermato un po’ di volte, con la moto non intralciavo …

      Esatto, Titicaca 🙂 da scoprire però se lato boliviano o peruviano, a seconda di quando mi ridanno la moto … Secondo me oggi resto a La Paz a grattarmi e domani vado a Puno, però magari me la ridanno presto e stasera dovrei essere a Copacabana … Bello avere certezze nella vita 😉

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