Verso el Norte!

Dopo aver svuotato (poco) le valigie laterali e la sacca a cilindro (tanto), devo riorganizzare tutto il bagaglio e non ne ho la minima voglia. E come con tutte le cose che non mi vanno, tiro tardi e allungo i tempi all’esasperazione.

Si fanno le 10, le 10:30, le 10:45, quando sento bussare alla porta. E’ il ragazzo della reception:

“Resti un altro giorno?”

“No, perchè? A che ora è il check-out??”

“Alle 11!”

Bene, a questo punto sono contento che mi caccia, almeno mi sbrigo.

Alle 12 sono quasi pronto, quando rincontro Daniel, un ragazzo venezuelano che avevo incrociato un paio d’ore prima, a colazione. Iniziamo a parlare e mi dà moltissime informazioni utili e consigli sul Venezuela: cosa vedere, cosa evitare, cosa fare e non fare.

Finalmente intorno all’1:30 del pomeriggio mi metto in marcia, uscendo attraverso l’infinita periferia di Lima. La Panamericana è monotona, complice sia il cielo costantemente coperto di una cappa grigia di nuvole ed il panorama, sempre uguale di colline desertiche.

Quando la strada sale su una bassa collina, vengo inghiottito da una fitta nebbia, la visibilità si riduce a pochi metri; poi, appena torno a valle, la nebbia scompare e rimane solo la cupola di nuvole.

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Raggiungo il bivio per Caral che sono le 16:30 e il dilemma è: entro o non entro? Ma sì, entro! Fintanto che viaggio con la moto e non (ancora) con i pullman, ne devo approfittare …

L’asfalto lascia il posto a un “duro” che diventa via via malmesso e sempre più pieno di buche. Il paesaggio è splendido di vegetazione e montagne desertiche e di roccia nera all’orizzonte. Incredibilmente, non appena mi allontano un minimo dal mare, la cappa grigia lascia il posto al cielo azzurro. Avevo dimenticato questo colore, negli ultimi giorni!

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Il “duro” corre, dopo 20 km supero due motociclisti fermi a lato della strada. Con la coda dell’occhio noto che sono fermi in corrispondenza di un bivio. Vuoi vedere che è il bivio per Caral e io sto proseguendo nella direzione sbagliata?
Torno indietro, chiedo ed effettivamente è così, il bivio per Caral è quello dove si sono fermati i due, che poi sono quattro, contando le rispettive fidanzate.

Dopo il bivio il “duro” si trasforma in una pista molto accidentata che supera alcuni guadi, fino ad arrivare in una piana circondata dalle montagne. In lontananza si vedono le piramidi di Caral.

Il sito attualmente è in fase di ispezione e scavo, quindi è proibito addentrarsi non accompagnati. La nostra guida in realtà è un archeologo e parla anche un discreto italiano perchè ha studiato a La Sapienza di Roma, ha lavorato con degli archeologi italiani ed ha vissuto un paio d’anni a Brescia.
Ci raggiungono una signora con le due figlie e le due coppie di motociclisti. Adesso che il gruppo è fatto, possiamo partire a seguito di Francisco, la guida-archeologo.
Il buio cala all’improvviso, rapido, ma facciamo in tempo a vedere le piramidi più alte ed articolate. E’ emozionante sentire di prima mano da chi sta effettuando il lavoro, come Francisco, le spiegazioni, ma soprattutto le congetture che ci sono dietro le interpretazioni che vengono normalmente date ai visitatori. Non essendoci documenti scritti, tutto è dedotto da quello che viene ritrovato. E trattandosi di una civiltà antichissima, anche i manufatti sono abbastanza elementari, senza rappresentazioni pittoriche o sculture a spiegare il significato di certe costruzioni o le tradizioni.
Tutto viene dedotto dalle pietre. Pare che adorassero il fuoco, che mantenevano in appositi spazi, chiusi all’esterno e l’organizzazione sociale era fondamentalmente teocratica, i sacerdoti detenevano il potere.

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Francisco é contento della mia presenza, perchè gli ricordo l’Italia, ha anche una sorella in Umbria sposata con un italiano.
Spiega un po’ in spagnolo e un po’ in italiano poi, un po’ perchè c’ero io l’italiano, un po’ perchè era tardi e non ci vedeva più nessuno, ci fa entrare in parti normalmente inaccessibili ai visitatori. In particolare nelle zone di preghiera, che in una parte della città sono quadrate, nell’altra sono rotonde, per questo parlano di una zona maschile (la prima, quadrata) e di una femminile (la seconda, rotonda).
Quelle rotonde sembrano dei teatri romani in miniatura: perfettamente rotonde e con poche file di gradinata.

Ormai è buio pesto, usciamo lasciando l’archeologo negli alloggi presenti all’interno del sito e facciamo carovana: l’auto con le 3 donne davanti e le 3 moto dietro. Stiamo seguendo i sentieri nella campagna, quando all’improvviso ci troviamo di fronte a un bivio. La ragazza che guida l’auto si ferma, mi fa cenno di raggiungerla:

“Dove, destra o sinistra?”

“Sinistra!”, rispondo sicuro.

Lei parte, quando da dietro uno dei due motociclisti inizia a suonare all’impazzata.

“E’ a destra!!!”

Torniamo indietro, aveva ragione, per fortuna che c’era lui!

Non so come mai, quando faccio inversione la luce abbagliante e quella anabbagliante smettono di funzionare. Ho solo la luce di posizione, che nell’oscurità totale in cui mi trovo, è del tutto inutile. Guido seguendo le luci rosse della macchina, senza vedere dove metto le ruote. Faccio i guadi seguendo il riflesso rosso dei fanali sull’acqua.
Se è così, almeno fino a quando non faccio sostituire la lampadina, non potrò più viaggiare di notte!

Torniamo finalmente sul “duro”, spengo e riaccendo la moto e, come con i computer, la luce riprende a funzionare!

I due motociclisti, uno con una custom e l’altro con una sportiva tipo ZZR 250, vanno lentissimi. Ad un certo punto, non vedo più le luci negli specchietti. Torno indietro e trovo il ragazzo con la sportiva disperato:

“Che è successo?”, gli chiedo.

“E’ uscita la catena!”

Mi chiedono se ho delle chiavi, ma per fortuna (diciamo così) negli ultimi giorni prima di partire, a Roma con la Duchessa ho mangiato pane e catena per un paio di giorni almeno. Anche a me si era sfilata e si era ingarbugliata così tanto che l’avevo lasciata in mezzo alla strada, andando a recuperarla il giorno dopo.

Riesco a rinfilare la catena in pochi secondi, guadagnando in un attimo la stima e l’ammirazione dei due motociclisti.

Gli consiglio di usare le marce basse, la prima, la seconda, di tenere il motore alto di giri andando un po’ veloce e di evitare quanto più possibile le buche, per tenere tesa la catena, ma nel giro di 3 km, si sfila di nuovo. La rimetto e lentamente raggiungiamo la Panamericana. Baci e abbracci, i motociclisti tornano al sud, io proseguo al nord con le donne. Decidiamo di fermarci a Barranca, una cittadina vicina.

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Troviamo l’albergo e passiamo la serata a ridere e scherzare nel ristorante dell’albergo. In particolare la signora mi fa morir dal ridere, quando mi prende in giro “sulla tua motita, tr-tr-tr-tr-tr!!!” e lo dice mimando me che tengo stretto il manubrio, sconquassato dalle vibrazioni! E non si capacita che su quella motita abbia potuto fare così tanta strada! TR-TR-TR-TR-tutto-vibra e giù a ridere! 🙂

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(Efect…che??)

Domani il piano è arrivare a Truijillo, sempre più verso l’Ecuador e il primo esame a cui dovrò sottostare senza i documenti necessari.

8 thoughts on “Verso el Norte!

  1. che interessante questa visita alle piramidi..!! ma quante ce ne sono nel mondo? tutte costruite da degli alieni..extra terrestri!

    • Certo, é il momento migliore! 🙂

      Un po’ perchè c’ero io che gli ricordavo l’Italia e continuava a parlare italiano, un po’ perchè era tardi e non ci vedeva più nessuno, ci ha pure fatto entrare in parti normalmente inaccessibili ai visitatori 🙂

    • Anche con le moto o almeno con le mie moto 😉

      La cosa incredibile é che da quel giorno la Pollita é tornata due volte dal meccanico (l’ultima ieri) e mi sono sempre dimenticato di farla controllare … Ora senz’altro si romperà la prossima volta che viaggerò di notte, già lo so

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