L’indecisione regna sovrana

Mi sveglio alle 4, vuoi per lo stomaco ancora pesante per la cena, vuoi per il caldo soffocante per l’aria condizionata che avevo lasciato troppo bassa, ma soprattutto sono i pensieri su come proseguire il viaggio.

Ieri pomeriggio ho contato i km, ideato diverse alternative e itinerari, alcune ipotesi. Ci vogliono, senza fermarsi, 13 giorni per arrivare sulla costa del Brasile. 6 in Venezuela e 7 in Brasile.
Le incognite sono tante: l’ingresso in Venezuela che possono sempre rifiutarmi (anche se dopo Ecuador e Colombia sono abbastanza fiducioso), la sicurezza in Venezuela (ho sentito tutte le sfumature comprese tra uno scenario quasi iracheno e quello della tranquillità più totale), soprattutto l’ingresso in Brasile che penso sia molto difficile senza il documento autenticato in Cile e poi il tempo: un qualsiasi contrattempo farebbe perdere ulteriori giorni di quelli da trascorrere in Brasile con Caterina.

Recupero una mail di qualche settimana fa di Dino, un caro amico che conosce il console in Venezuela. Poi parlo con Maria, la mia nuova amica spagnola che conosce alcune persone a Bogotà. Dopo aver sentito anche Nicola e ovviamente Caterina, alla fine le alternative sono, in ordine di preferenza:

1) vendo la moto a Bogotà e proseguo in aereo e bus

2) porto la moto in Venezuela e la lascio a qualche contatto del console e, anche in questo caso, proseguo in aereo e bus

3) provo ad andare comunque alla frontiera con il Brasile per vedere se mi fanno entrare come è accaduto finora. Se sì, proseguo la sgroppata fino alla costa Est del Brasile. Se no, vendo (o abbandono!) la moto in Venezuela e proseguo in aereo più bus

Ogni alternativa ha pro e contro, ma soprattutto la tristezza che mi assale se penso che a breve potrei dovermi separare dalla Pollita. Mi dispiace perchè comunque è il modo di viaggiare che preferisco e perchè mi sono affezionato, tanto che stavo già pensando a portarla in Italia. Poi perchè il piano è naufragato per motivi futili: se il passaggio di proprietà fosse andato a buon fine, non avrei avuto problemi. Ed è stato rifiutato per un errore, perchè non hanno trovato i dati del mio visto, senza considerare che gli italiani non hanno bisogno del visto per il Cile.

Dopo aver lanciato messaggi ai diversi angoli del globo, dai più vicini in Colombia e Cile alla più lontana Italia, mestamente e nonostante il cielo compattamente grigio, mi avvio anche oggi verso baia Concha. La spiaggia davanti alla città non mi piace e ora che ho questi pensieri di separazione dalla moto, voglio usarla ancora un po’.

Sulla spiaggia c’è meno gente ed il cielo è intonato al mio umore. Come accade ormai abitualmente, non pranzo, mi è sufficiente un’agua de coco che il tipo estrae ben fredda da una scatola di polistirolo, il frigorifero portatile universalmente diffuso tra i venditori ambulanti.

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Mentre scrivo si avvicina un bambino. Ha 7 anni. Inizialmente è silenzioso, osserva lo schermo del tablet. Poi prende confidenza, vuole provare a scrivere, a interagire. Inizia un gioco di numeri e lettere (“Ti metto il 7, tu che metti?” “Ecco un bel 4, ora che fai?”) che prosegue per un po’, poi il pesce scaricato da una barca appena rientrata poco più in là, rapisce la sua attenzione e corre via.

Oggi spendo, anzi, è da ieri lo faccio, dalla cena: ho il mio frigo personale, con solo rigorosamente acqua, poi faccio un massaggio rilassante e ho preso l’ombrellone, nonostante il sole sia un lontano miraggio. Oltre all’agua de coco ed un mango cosparso di sale e limone, come lo mangiano qua.

Uno stormo di pellicani dà spettacolo grazie a dei pescatori che, tornati dalla giornata in mare, gettano via un po’ di pesci.

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In lontananza la musica ad alto volume che arriva da alcuni yacht.

“Un matrimonio di gente con un mucchio di soldi!”, mi dice un ambulante.

La giornata trascorre velocemente e decido di tornare in albergo un po’ prima per trovare Caterina ancora sveglia e parlare al telefono. Anche oggi porto indietro una persona, la zia del ragazzo di ieri, con una sporta di dolci fatti da lei, che vende lungo la spiaggia.

Anche dopo la chiacchierata con Caterina e varie mail inviate, i dubbi restano e continuo a oscillare tra il provare a vendere la moto a Bogotà e il proseguire verso il Venezuela. E’ impressionante come mi convinco di una scelta e dopo non più di 10 minuti sono assolutamente deciso per l’opposto.

Credo che deciderò domattina quando mi sveglio. Bogotà o Venezuela?

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