L’esperienza insegna?

Intendo dire: si impara dai propri errori? Dopo essersi scottati una volta, ci si scotta ancora?

Se lo si chiede a qualcuno, quasi certamente risponderà, “certo che imparo dai miei errori, non ci casco più!”

La risposta reale però è, “dipende”. Dipende dall’errore, dal tipo di esperienza coinvolta, da quanto ci si è scottati in precedenza e quando ma, soprattutto, dipende dal carattere e dall’attitudine di ciascuno di noi. Banalmente, se si è ottimisti o pessimisti, entusiasti o prudenti.

Fatto sta che nel giro di 24 ore mi sono ritrovato nuovamente con le ruote nella sabbia.

Partiamo abbastanza presto da Parnaiba sotto un cielo azzurro brillante. La temperatura è gradevole, abbiamo voglia di arrivare sul mare, a Jericoacoara per rilassarci alcuni giorni.

Prendiamo la strada costiera verso Luis Correia, fino a Coqueira. Ci affacciamo sulla spiaggia, ampissima sia come lunghezza, praticamente fino all’orizzonte, che come larghezza.
Stanno facendo un incontro di capoeira a pochi metri dall’acqua. Quattro musicisti e gli alunni di una scuola che si battono a turno, due massimo tre alla volta.

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Proseguiamo lungo la strada che si infila tra le dune, che si allungano sull’asfalto con lingue di sabbia come a volerne prendere possesso, poi puntiamo decisi nell’entroterra. Il caldo aumenta.

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Verso Chaval inizia una zona di rocce tonde, levigate. Ricordano le Meteore greche, ma in miniatura.

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Ci fermiamo per bere qualcosa, ma il profumo che arriva dalla griglia dei churrasco mi cattura, ordino una “spada” con tre pezzi di carne. Il mitico Hermes mi fa gustare il mio primo churrasco in terra brasiliana.

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Uno degli avventori ci accompagna nel centro della cittadina alla roccia che ospita un piccolo santuario dedicato alla Madonna di Lourdes.

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Finalmente arriviamo a Jijoca de Jericoacoara, dove ci fermano alcuni ragazzi che lavorano come guide. Ci dicono che sulla costa, a Jericoacoara, si arriva o in jeep lasciando la moto in uno dei parcheggi, oppure con la Pollita, seguendo uno di loro.

Provo a chiedere com’è la pista:

“Solo 20 km, tutti di sabbia battuta, non c’è problema!”

Mi lascio convincere dalla breve lunghezza della pista, spero che almeno su questo non mentano! E così, in 24 ore nette, dopo tutti i buoni propositi di non cedere più a false promesse e soprattutto a dedicarmi esclusivamente al relax, eccomi di nuovo sulla sabbia!

L’inizio è sui sanpietrini di Jijoca, poi usciamo nella campagna, su una sabbia rossa effettivamente compatta, facile. Poi finisce e la guida, sulla cui moto è salita Caterina, si ferma per sgonfiarmi le gomme. Brutto segno, mi dico.

E infatti inizia la pista vera, di sabbia bianca.

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Corriamo, si fa per dire, in una pianura vasta, circondata da dune candide. La sabbia non è molto compatta, ma con le ruote sgonfie vado meglio di ieri.
Poi iniziano le parti più profonde, ma vado avanti spinto soprattutto dall’idea che mancano soli 10 km.

Superiamo un punto impegnativo dove anche la guida si insabbia parzialmente:

“C’è ancora un punto brutto davanti, poi tutto tranquillo fino a Jericoacoara”

Proseguiamo nella sabbia, poi lo vedo fermo a lato della pista, mi fermo anch’io. Sono così concentrato nella guida da non essermi accorto di essere ai piedi di una grande duna che taglia la pista.

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“Se vuoi te la porto io sopra, non ci sono problemi!”

Lì per lì il mio orgoglio di maschio motociclista con 20 anni di esperienza si ribella, poi mi dico che se mi dice così deve esserci un motivo, lui ha senz’altro più capacità ed esperienza di me sulla sabbia e sono già abbastanza stanco.

“Ok, tieni, mi raccomando!”, gli dico mentre gli passo il manubrio della Pollita.

Inizio a salire a piedi sulla duna e scopro il motivo. Non si tratta solo di salire sulla duna, ma anche di proseguire su un lungo “campo” di soffice sabbia fino a raggiungere nuovamente, un centinaio di metri dopo, la pista.
Mi sarei insabbiato certamente, anche perché da sotto non si vedeva quanto era estesa la duna.

La guida ingrana la prima e scondizolando vistosamente si inerpica sulla duna e prosegue fino a raggiungere nuovamente la pista.

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“Vado a riprendere la mia e proseguiamo, ma ormai è tranquilla!”

Dopo un paio di minuti lo vediamo tornare spingendo la sua moto:

“Ho le gomme troppo gonfie!”, ci spiega. Non capisco perché non le sgonfia come ha fatto con me.

La pista non è tranquilla per niente, la sabbia è abbastanza profonda, ma ormai mancano pochissimi km e arriviamo rapidamente. Mi chiedo come farò quando dovremo tornare, ma non voglio pensarci adesso.

Ci infiliamo in una posada che conosce la guida, molliamo tutto e corriamo a vedere il tramonto dalla duna altissima che si affaccia sul mare, a fianco del paesino. Splendido!

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Trascorriamo una serata molto piacevole con Salvatore, il cugino di una nostra amica, che si è trasferito qui alcuni anni fa. Parliamo della vita a Jerì, in Brasile e della vita in generale.

Crolliamo a letto presto, domani ci aspetta un’intensa giornata di riposo 🙂

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3 thoughts on “L’esperienza insegna?

  1. mi stavo chiedendo come si facesse a vedere il tramonto sul mare in Brasile, ho visto su googlemas in effetti a Jericoacoara può essere 😉

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