Bye bye Jerì

L’idea per lasciare Jericoacoara è che Caterina vada con una delle auto che servono regolarmente Jijoca, portando i bagagli, così che io possa seguirla con la moto scarica, sia per vedere la pista, visto che ce ne sono molte, sia per guidare più facilmente con la moto scarica.

Durante la colazione vediamo gironzolare davanti la reception il ragazzo che ci ha guidato qui due giorni fa. Le coincidenze!
Deve portare una famiglia a Jijoca, parte tra mezz’ora. Ci dice che possiamo unirci a lui mettendo i bagagli nell’auto della famiglia e pagando una cifra molto più bassa di quella che aveva chiesto all’andata.

Andiamo di corsa in camera per chiudere i bagagli, poi Caterina scende per pagare la stanza. Il tempo di scendere anch’io, che non vedo più la guida:

“Se n’è andato, il programma è completamente cambiato!”, mi annuncia Caterina, “vado con Antonio nel dune buggy portando i bagagli e passiamo dalla spiaggia!”

Ottimo, il nuovo programma mi piace molto di più: desideravo guidare sulla spiaggia durante la bassa marea!

Antonio tra l’altro è interessato a comprare la moto anche senza documenti.

“Però noi arriviamo fino a Recife, la lasciamo là …”, gli diciamo per fargli il quadro completo della situazione.

“Non c’è problema, se trovate da vendere fatelo pure, sentitevi liberi; ma se non la vendete, chiamatemi che mi organizzo e vengo a prenderla!”

Caterina sale sul buggy caricato di quasi tutti i bagagli e partono; li seguo a breve distanza. Con la moto scarica e le gomme sgonfie, vado molto meglio, anzi, mi diverto proprio! 🙂

Attraversiamo le dune puntando verso il mare, finché non sbuchiamo sul lunghissimo arenile che prosegue oltre l’orizzonte.

Gli spazi immensi, il vento che spazza la spiaggia e trascina la sabbia disegnando vortici e curve, correre a filo delle onde che lambiscono la battigia. Un insieme di sensazioni che si arricchiscono e rinforzano le une con le altre a creare un momento che non dimenticherò facilmente.

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Arriviamo a Jijoca dalla spiaggia, ci fermiamo al primo distributore per gonfiare nuovamente gli pneumatici.

“Sai che prima, quando eravamo a Jerì, ero pronto a comprartela al volo la moto?”, mi dice Antonio mentre regola la pressione.

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“Ah sì??”, esclamo incredulo, non avendo capito che fosse così seriamente intenzionato.

“Sì, avevo anche pronta l’auto per portarvi all’aeroporto di Fortaleza …”

“Dai, facciamo che se non trovo nessuno a cui venderla a Recife, ti avviso e la prendi tu!”

“Ok, grazie!”

Ci salutiamo e proseguiamo verso l’asfalto, che dista ancora una ventina di km, stavolta di sterrato pietroso con pochi punti sabbiosi.

Seguiamo le indicazioni per Fortaleza, i km sono tanti e mi sembra di viaggiare perennemente controvento, con la povera Pollita che fatica più del solito a portare due persone cariche di bagagli.

Il paesaggio cambia mille volte, da fertile e coltivato a desertico punteggiato di palme e cactus.

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A proposito di palme, superiamo un ampio territorio fitto di palme morte. Sono drammaticamente tristi le palme morte, con il loro tronco sottile e alto, che termina in un moncherino oppure in un ciuffo secco e spelacchiato.

Facciamo un paio di soste, poi perdiamo tempo perchè non riesco ad evitare Fortaleza e ci finiamo in mezzo. La periferia è moderna e fitta di alti grattacieli, sembrano boschi di cemento. I palazzi sembrano comunque curati e costruiti con un minimo di ricercatezza e gusto.

Prendiamo la litoranea Est, il tramonto ci coglie a pochi km dalla meta di oggi, Morro Branco.

Arriviamo a Beberibe affamati come lupi. Ci gettiamo su degli spiedini che una signora sta cuocendo nella piazza principale, poi percorriamo gli ultimi 4 km per Morro Branco. Troviamo una posada meravigliosa, ci sistemiamo in una stanza vista mare da un lato e montagna dall’altro.

Domani, relax totale sulla spiaggia, dobbiamo riposare i fondoschiena per la mega tappa che ci aspetta dopodomani, fino a Pipa!

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