La meraviglia dell’antica Anatolia

[Avviso ai lettori: avevo già scritto questo articolo, ma la simpatica applicazione del telefono, un porting da Android, é andata in crash mentre lo stavo caricando sul blog e… ha cancellato tutto. Quindi lo scriverò un po’ a tirar via, purtroppo] 

Oggi é il giorno del Museo delle Civiltà Anatoliche, ho letto ovunque che é splendido, non vedo l’ora di visitarlo. 

Mi avvio verso le 10 lungo i bei viali larghi ed eleganti del centro, passo a fianco di fontane, monumenti, zone verdi. 
Ankara é una bella città moderna, con un centro molto interessante, non capisco perché tanti dicano che sia brutta. 

Il museo inizia il viaggio nel tempo dalla preistoria. É emozionante vedere come l’uomo abbia profondamente innato il desiderio, l’istinto di astrarre e di rappresentare la vita quotidiana e le divinità come le percepiscono, così come il senso del bello.

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(notare i graffiti sullo sfondo)

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Il viaggio nel passato prosegue con le popolazioni anatoliche più famose: Frigi, Assiri, Ittiti. Tutte hanno prodotto delle opere d’arte incredibili: sculture, bassorilievi, gioielli. 

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Ci sono richiami alle divinità, ma anche alla natura ed alla vita quotidiana.

(mamma con figlio e geroglifico)

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I gioielli e i manufatti ritrovati nelle tombe sono incredibili.

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L’esposizione si chiude con le celeberrime tavolette incise con i caratteri cuneiformi: contratti economici, certificati di matrimonio, accordi, resoconti.

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Concludo la visita di Ankara con un giro nella cittadella. É curioso vedere come abbiano incastonato pietre di tutte le provenienze all’interno delle mura: si vedono capitelli rovesciati, pezzi di iscrizioni provenienti chissà da dove, marmi di diversi colori e così via. É buffo anche come le persone abbiano inglobato i resti delle mura in nuove abitazioni, questo ricorda molto alcuni angoli di Roma. 

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Lascio Ankara sotto un sole cocente, il caldo é intenso.  

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Per fortuna ho deciso di fare una strada che sale velocemente sopra i 1400 metri.

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Come conseguenza, la temperatura scende altrettanto velocemente a valori più accettabili. 

Attraverso paesini praticamente abbandonati, a parte pochi anziani che mi guardano come fossi un alieno. Qui posso ammirare le case tradizionali ottomana come sono in origine, senza restauri. 

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Come temevo, i turchi non hanno ignorato questa piccola strada tra le montagne ed hanno iniziato a rifarla. Entro in un cantiere che dura decine di km di sterrati, camion che sollevano nuvole immense di polvere e auto che zig-zagano tra buche e cambi di corsia nella terra.

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Siccome davanti a me ho potenzialmente quasi 100 km di cantiere, provo a chiedere a degli operai, ma col mio turco minimale mon riesco a farmi capire. 
Uno degli operai a cui chiedo mi dice di aspettare che chiama uno che, mi sembra di capire, parla qualche lingua straniera. 
Questo scende da un camion da cantiere che solo la ruota é più alta di me ed esordisce con “russkij ponimajsh?”, capisci il russo? 
Mai avrei immaginato che prima di dare un viaggio in Turchia avrei dovuto ripassare bene il russo! 

Scopro così che sono quasi fuori dai lavori, mancano solo 4 km. Finalmente! 

La strada torna splendida come panorami

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Ma spesso pessima come asfalto, che riprende ad essere di quello che si scioglie sotto le ruote, scivoloso come olio. 

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Inizio ad essere stanco e la meta, Iznik, ancora lontana. Il sole mi saluta tra mille colori. 

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Quando arrivo a Iznik morto di fatica, ho l’ultima sorpresa : il cellulare é completamente a terra e ovviamente solo lì ho il nome dell’albergo che ho prenotato stamattina da Ankara.  
Provo a ricaricarlo dalla presa che ho sulla moto, ma non dà cenni di vita. 
Penso velocemente e mi viene in mente che comunque ho l’email di conferma. 

Mi infilo al volo in un internet cafe e, in pochi minuti, ho un foglietto con il nome dell’albergo, che mi accoglie di lì a poco in tutto il suo splendore. 

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Finalmente!

A cena conosco uno dei responsabili dell’albergo, forse il proprietario. Parla un ottimo inglese ed ama la lingua italiana. La sta studiando e mi fa vedere un’applicazione che ha sul telefono, una grammatica turco-italiana.

Domani non so cosa farò, da una parte vorrei visitare Iznik, dall’altra ormai voglio andare in Grecia a riposarmi dal mio amico in Calcidica.
Domani deciderò!

2 thoughts on “La meraviglia dell’antica Anatolia

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