Iznik, la città della ceramica

Mi sveglio che piove. Bella beffa per essere nell’albergo più bello di tutto il viaggio, con una piscina che aspetta solo di essere provata. 

Dopo pranzo il tempo migliora leggermente, per lo meno smette di piovere. 

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Vado in centro dal lungolago, Iznik ha un giro di mura possenti e relativamente ben tenute. 
Cambio un po’ di euro in banca e vado a caccia di ceramiche, la città é famosa per la loro produzione artistica. 

Ci sono alcuni monumenti : moschee, medrese, ma anche resti romani. Se la giornata non fosse così piovosa, sarebbe una passeggiata molto piacevole. 

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Cerco anche del té, sembra destino che non riesco a trovarlo, ma anche stavolta trovo tutto chiuso e gli alimentari che trovo hanno solo quello industriale in busta, mentre invece lo vorrei sfuso. 

Rinuncio e proseguo con le ceramiche, qui é impossibile restare delusi, al peggio é solo una questione di prezzo.
Compro una piccola ciotola decorata con i classici motivi floreali ottomani e qualche altro oggetto. 

Proseguo la passeggiata e passo nuovamente davanti ad un edificio storico dove ero passato poco prima.
Guardo meglio per capire cos’è : un hammam!
Mi dico, perché no? Domani parto e torno in Grecia, quando potrò rifarlo un bel bagno turco?
Mentre entro, sta uscendo un ragazzo. Attacca bottone, parla un ottimo inglese, ci scambiamo gli indirizzi, forse ci ritroveremo sulla grande piazza virtuale di Facebook. 

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La sauna é calda, ma non troppo, nulla a che vedere con quelle russe o nord europee. 
Quando sto per iniziare il massaggio, entra una famiglia francese, di Tolosa. Il tempo di recuperare un po’ di francese dai miei neuroni, che li devo salutare perché arriva il tipo per il massaggio. 

Spero che non sia shockante come fu quello di Konya nel 2005.
Mi accorgo di essere talmente traumatizzato da quell’esperienza, che quando sento che alza una mano dal mio corpo, mi aspetto un ceffone o una botta del genere. 
Invece il tipo mi massaggia vigorosamente, ma niente di violento né soprattutto pericoloso, come fece quello di Konya che, per darmi scrocchiare il collo, mi ruotò di scatto la testa di 90 gradi prima a destra e poi a sinistra e rimasi con il mal di collo per una settimana!
Insiste sui muscoli contratti e dopo 7 mila km ce ne sono tanti! Ha i pollici come aratri che scavano nei muscoli e nelle articolazioni, ma alla fine riesce a sciogliermi e rilassarmi completamente. 

Ormai il pomeriggio é finito, faccio giusto in tempo a fare un giro in moto per vedere le porte monumentali ai quattro punti cardinali delle mura. 

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Come a Roma, anche qui le porte sono usate normalmente dalle auto.

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Torno in albergo per sistemare i bagagli e proteggere a dovere i nuovi, delicati acquisti! 

Domani sarà una tappa molto lunga, fino in Grecia dal mio amico, in Calcidica!

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