La Lunga Corsa

Mi sveglio presto come al solito, ma stavolta é inutile.

Infatti prima delle 9, orario di apertura della banca, non posso partire: non ho I soldi per pagare le due notti in posada e la gita di ieri con Washington. 

Alle 9 meno un quarto sono in fila con parecchia altra gente, la moto é già carica.  
Una della banca mi vede:

“Che deve fare lei?”

“Devo cambiare degli euro in reais”. 

“Mi spiace, ma qui non facciamo cambio, può provare in una delle agenzie turistiche in piazza”. 

“Ma come, una banca che non cambia soldi?! E poi in agenzia ho già chiesto, fanno un tasso bassissimo…”

Allarga le braccia e se ne va. 

Piuttosto che regalare il 10% ad un’agenzia, preferisco perdere il 2 e mezzo prelevandoli con la carta di credito.

E intanto, però, ho perso un sacco di tempo prezioso. Infatti il piano di oggi é arrivare a Camamu per prendere la barca che porta a Barra Grande. 

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Peccato che l’ultima corsa é alle 17 e sono quasi 500 km!

Mi metto a testa bassa, nel vero senso della parola, per ridurre al minimo la resistenza aerodinamica e inizio ad andare. 

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Non mi fermo mai, tranne una volta per fare benzina. 

Sono sempre al massimo, anche a livello di riflessi e non appena il motore scende di giri, cambio marcia. 
Sono costantemente in ascolto del motore per capire cosa serve. 

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Ingaggio le solite lotte all’ultimo km orario con gli autotreni. 
A volte, siccome la strada é intasata di camion e auto, sorpasso in velocità sulla corsia di emergenza. 

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Corro corro corro, riflessi a mille, arrivo sulla costa subito a nord di Camamu, molto verde e rigogliosa. 

Per colpa dei centomila dossi di rallentamento, a momenti perdo la borsa a cilindro, devo fermarmi per rimetterla a posto. 
Impreco per I due minuti persi, tutto può contribuire a prendere oppure no la barca. 

Arrivo a Camamu che spacco il minuto. Mi aggancia subito uno per il parcheggio della moto. 
Mi fa cenno di seguirlo, ci fermiamo davanti ad una normale saracinesca abbassata. 

La apre, parcheggio. Mi dico che se facessero sparire la moto, il casco sarebbe solo un peso, quindi lo lascio. 

Torniamo all’imbarco, ce l’ho fatta!!! 🙂

Il viaggio dura una ventina di minuti, passiamo davanti ad isole coperte di mangrovie. 

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Mi torna in mente quando, al tempo dello tsunami in Giappone, dissero che se le mangrovie non fossero stare eliminate, I danni sarebbero stati infinitamente inferiori. 

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Arrivo a Barra Grande, incontro la compagna di Gabriele, mi porta alla posada che avevano prenotato per me.

Il proprietario, Claudio, é molto simpatico. Ha girato il mondo lavorando ogni volta in maniera diversa. 

A cena conosco finalmente Gabriele, posso dare un volto alla “penna” delle decine di mail che ci siamo scambiati negli ultimi due anni. 

Mi fa un regalo bellissimo, mi dice:

“Senti, domani ti sequestro, andiamo a fare un bel giro 🙂

Ottimo programma!!

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