La tappa impossibile

Mi sveglio poco prima della 6, ma non avendo avvisato nessuno in reception, il garage é chiuso e non posso partire. 

Con tristezza scopro che la città dove vorrei arrivare, Ouro Preto, é a una distanza impossibile, 850 km. 

Purtroppo però non ho I giorni sufficienti per fermarmi lungo la strada, mi chiedo com’é possibile che sia già così in ritardo, pur essendo partito da pochi giorni! 

Preparo I bagagli e parto alle 8, vediamo fin dove riesco ad arrivare. 

Ho lasciato Porto Seguro da una trentina di km, quando l'(im)prevedibile accade: il motore mi si spegne tra le mani. 

Senza un balbettio, senza un segnale. Morto. 

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Il primo pensiero é: perché c..o ho lasciato in albergo senza segnarlo il numero di Paolo, il ragazzo venezuelano che parla italiano?!?

I pensieri successivi sono: ecco a voler fare il giro del Sud America con una 125 … però, bel motore dimmerda st’Honda, se si fonde dopo ventimila km … compro un trolley e ci metto tutto dentro … e ora, devo imparare tutte le tratte e gli orari dei pullman brasiliani … ma non mi va di viaggiare in pullman!!!
E poi ricomincio dal primo, da Paolo in poi. 

Si ferma un ciclista, mi chiede se c’è l’olio motore. C’è, ho appena controllato. 
Anche la benzina c’è e poi ho fatto solo 270 km e di solito la riserva entra sui 350 km. 

Aspetto qualche minuto e il motore riparte. Sembra andare alla grande, ma non mi fido.  
E infatti, tempo pochi km e si spegne di nuovo. Stavolta dà qualche balbettio prima di fermarsi. 

Di nuovo, aspetto un po’ e riparte. 

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Al nuovo stop, si ferma un ragazzo in bicicletta. Mi dice che tra una decina di km c’è il posto di Santa Cruz e che, anche se é domenica, dovrebbe esserci un meccanico aperto.

Nuova partenza dopo qualche minuto che il motore si raffredda, nuovo stop dopo pochi km. 

Sí ferma un signore che viaggia su una di queste motorette Honda 100. 

Lui é più operativo, inizia a mettere le mani sul carburatore. Traffica un po’, poi riprova e parte!

“É affogata, non lo senti quanto é affogata??”, mi chiede tra il serio e il divertito, come se fosse assurdo che non lo sento. 

“E lo sento che é affogata, che faccio, gli lancio un salvagente??”, quest’ultima parte la penso soltanto. 

Vorrei spiegargli che mi lamento dall’anno scorso, che questa moto va male, dai meccanici cileni, a quello di La Paz quando gliel’ho fatta rivedere quattro volte e a tutti quelli dopo. 

Secondo lui c’era l’aria tirata. Mi sembra strano che abbia camminato fin qui da Porto Seguro con l’aria tirata, comunque tolta l’aria, la moto riparte.  

Mette ancora le mani nel carburatore, dando delle grandi sgasate per sentire come va. 

Riparto. Il motore sembra andare bene, ma, di nuovo, fatti pochi km, si ferma. 

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Il tipo mi ha seguito, si ferma di nuovo a darmi una mano. Rimette le mani nel carburatore. 
Guarda anche lui la benzina, c’è. 
Poi stacca il tubicino dal rubinetto della benzina : non scende. Mette il rubinetto in riserva. Scende. 

Mi guarda e scoppia a ridere: “Sei in riserva!!!”

Sento che arrossisco dalla vergogna… ma com’è possibile che sia entrato in riserva così presto?? A 270 km invece dei soliti 320/350?

Metto in riserva e la moto va. 

Supero il posto di Santa Cruz senza fermarmi, sperando che sia davvero questo il problema, la riserva.  
Il tipo per sicurezza mi segue, davvero gentile!

All’incrocio con la BR101, faccio il pieno. Ero quasi a secco, ero davvero in riserva!

Ringrazio il tipo, ci salutiamo tra grandi sorrisi, anzi lui ride ancora per la storia della riserva!

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Inizia a piovere, mi metto la cerata. 

Il cielo non promette niente di buono, fino all’orizzonte. 

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Piove sempre più forte, la classica pioggia tropicale: intensa, abbondante, continua.  

La Pollita raggiunge un traguardo importante : compie 20mila km!

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Non smette. Passano decine e decine di km, sempre sotto l’acqua. 

Mi piego sulla borsa da serbatoio per proteggerla, é la parte meno protetta, ma non posso restare piegato per ore. 

Nel frattempo mi accorgo che il motore va benissimo. Non si affoga più come ha sempre fatto: anche ruotando tutta la manopola del gas, il motore non si affoga più tendendo a spegnersi, ma continua ad accelerare!
Fantastico!!! 

Evidentemente il tipo di prima ha regolato qualcosa, qualche vite del carburatore, migliorando notevolmente la situazione. 
Mi viene da ridere perché lui a mani nude, senza cacciaviti e chiavi, ha sistemato la carburazione. 
Tanti altri meccanici, invece, nulla!!

Quindi, dopo il Mago di La Paz, il ragazzo che l’anno scorso mi ha consentito di uscire dal catino di La Paz cambiando I getti e regolando la carburazione, adesso c’è l’Angelo di Santa Cruz,  che ha sistemato la carburazione a mani nude!

Percorro qualcosa come 200 km sotto la pioggia. Passo davanti a diverse posada, ma non voglio fermarmi, mancano ancora troppi km!

Finalmente una tregua. Mi asciugo, ma non mi tolgo nulla, il cielo é ancora carico di pioggia 

E infatti ricomincia a piovere, ancora più forte di prima. 

Per fortuna non fa freddo, però sto viaggiando bagnato. 

Percorro un altro centinaio di km sotto la pioggia, poi finalmente smette di nuovo. 

Intorno alle 17 mi fermo. Sono stanchissimo per la tensione della guida sotto la pioggia, con gli autotreni che mi superano senza farsi il minimo scrupolo, sommergendomi d’acqua dalla testa ai piedi. 

Ci ripenso, provo a proseguire ancora. Mi infilo in una stradina meravigliosa che taglia verso una cittadina a un centinaio di km da qui. 

Ci sono bassi picchi di roccia scura, orlati di erba verdissima. Palme e altri alberi tropicali, poi mucche e cavalli che brucano placidi, immobili. Non una casa, né altro di umano. 
Un paesaggio idilliaco. 

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Ricomincia a piovere. 

Alle prime gocce, giro la moto e torno al paesino dov’ero poco fa. 

Mi fermo in una posada chiamata California. Dopo Hotel California, c’è Posada California! 

Stendo tutto ad asciugare, mangio in una tavola calda sotto l’albergo e mi metto a letto, stanchissimo.  

Ricomincia a piovere a dirotto. 

Domani devo arrivare a Ouro Preto, spero non piova come oggi!

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