Dal deserto alle nuvole

Mi sveglio prima della 6, ne approfitto per farmi un’idea di questa zona leggendo la guida. 

Visto che oggi mi aspetta poca strada, ne approfitto per andare a visitare un museo archeologico che pare sia molto interessante. 

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Uscendo dall’albergo, scopro che il check out é alle 10… Un po’ prestino!
Corro al museo perché sono già le 9 e scopro che apre alle 11… Un po’ tardino!

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Con le pive nel sacco, torno in albergo per partire. Destinazione Purmamarca e il Cerro de Siete Colores. 

Ovviamente scelgo la strada lunga. Punto su San Antonio de los Cobres. 

La parte iniziale della strada é sterrata, si snoda in una gola accidentata punteggiata di cardones, I classici cactus dei cartoni animati della Warner Bros. 
Molti sono in fiore. É sempre emozionante vedere come dalla apparente durezza e ostilità di queste piante possono nascere dei fiori così delicati e preziosi. 

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[NdA : mani in alto!!! ]

Inizio dopo migliaia di km a tornare in alta montagna. Avevo dimenticato quant’é duro affrontare le salite quando il motore si svuota della poca potenza che ha. 

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Arrivo a 4080 metri, non male! 

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Rivedo anche I lama, una splendida presenza che avevo dimenticato dai tempi del Perú.

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Rido osservando come somiglino a me sulla Pollita: il corpo basso, dove si concentra la forza e il collo lungo a sporgere. 

Anche la parte finale della strada per San Antonio é sterrata, in tutto avrò fatto una settantina di km in fuoristrada, spesso mal ridotto con buche e sabbia.  

A San Antonio faccio il pieno di benzina. 

“La Ruta 40 é per di là?”, chiedo tanto per chiacchierare un po’. 

“Sì, di là”, risponde senza nemmeno alzare la testa. 

“Bene… e com’è, spero meglio della parte finale di quest’altra”, dico indicando la pista da cui sono arrivato. 

Sí ferma e alza la testa, mi guarda negli occhi con un’aria come se avessi detto che spero di volare, prima o poi. 

“É MOLTO peggio!”, esclama sottolineando il “molto”. 

Effettivamente mi prende in contropiede, perché davvero credevo che fosse in condizioni migliori. 
Ho letto da più parti che é un buon ripio.

“Davvero?? Ma dico, dell’ULTIMA parte di quella strada”, insisto e sottolineo anch’io che parlo dell’ultima parte, quella messa peggio. 

“Sì, MOLTO peggio”, ribadisce, “piena di buche profonde”. 

Mi sento come in un vicolo cieco: davanti 100 km di pessima strada sterrata e dietro 70 in discrete condizioni, ma con un giro infinitamente più lungo. 

Mi rassegno e vado avanti. Per lo meno il paesaggio é molto bello. 

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Scopro che le buche sono del toulee ondulee molto profondo, da smontare moto e vertebre. 

Nel pieno delle scosse e degli scuotimenti, ripenso a quello che mi ha scritto Gabriele, di non correre più veloce del mio angelo custode. 
Sorrido, constatando come sia improbabile riuscire ad andare più veloce di qualsiasi altro essere terreno o ultraterreno, ma vai a sapere il mio angelo custode come va sullo sterrato…

Attraverso di nuovo, dopo mesi, spazi che sembrano infiniti, chiusi dalle montagne solo in lontananza, all’orizzonte. 
Mi accorgo che tutto sommato sono questi I paesaggi che preferisco, rispetto a quelli della foresta brasiliana o di altri paesi. 
Qui mi sento espandere in tutte le direzioni, il mio spirito si libra e corre veloce, libero, ovunque guardi c’è luce, spazio. 

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Nella foresta invece, per quanto affascinante e impressionante, avverto più l’oppressione, la chiusura. 

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Mentre ragiono così, I km passano. Alla fine, in 100 km, conto una macchina. Una. 
Ripenso ai 35 km di bosco in Brasile, dove comunque incontravo qualcuno ogni 15, 20 minuti. 

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Verso la fine della parte sterrata, prima che la 40 che incroci la strada asfaltata che devo prendere per andare a Purmamarca, si inizia a vedere in lontananza la Salina Grande. 
Nulla a che vedere con il Salar de Uyuni, però é bello. 

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Inizio ad andare verso Purmamarca, arrampicandomi su una strada molto ripida che va a infilarsi dritto nelle nuvole. 

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Fa molto freddo. Resisto per una mezz’ora, poi vedo che la Pollita non va a più di 20/30 km orari, il tempo rimane sul pessimo e il freddo aumenta. 

Mi fermo per prendere il pile e scopro quello che avevo già immaginato: le piogge dei giorni scorsi sono entrate fin dentro le borse e le buste di plastica che proteggevano I vestiti e adesso il pile é umido e puzza di cadavere putrefatto. 

 Comunque, meglio questo che il freddo! 

In cima al passo scopro perché la povera Pollita stava soffrendo così : sono arrivato a 4170 metri! Per un 125 a carburatori, non c’è male. 

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Lungo la discesa a precipizio, vedo in lontananza una piccola casa in mattoni di terra, gli adobe. A fianco, piccoli campi coltivati tanto verdi da sembrare finti, in confronto al grigio e marrone predominante. 

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Mentre sono lì, a motore spento sistemando l’inquadratura, la luce e tutto il resto, vedo che escono due persone e due cani dalla casa. 
Nel silenzio più assoluto, finora rotto solo dal sibilo del vento, arrivano chiare le loro voci, le risate . 
Camminano verso I campi, ciascuno con una zappa in mano. I cani si rincorrono mentre gli girano attorno. 
Trasmettono pace e serenità. 
Che sia questa la felicità? 

Scatto qualche foto, ascolto ancora le loro voci tra le folate di vento, riparto. 

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Arrivo finalmente a Purmamarca. Vado, esausto, nell’ostello che mi ha indicato la madre di Maria. 
Scopro con desolazione che é chiuso. 

Inizio a girare per il paese a caccia di una sistemazione, finalmente dopo mezz’ora di questue, trovo un alberghetto carino.  
Per fortuna le stanze sono ben calde, sto morendo di freddo!

Sul tardi esco a cena e mentre guardo le splendide foto della giornata, si scatena il diluvio universale, con tuoni fulmini e cascate d’acqua. 
Penso con un brivido cosa sarebbe accaduto se mi avesse colto   nel mezzo della Ruta 40…

La TV trasmette una partita di calcio, sono tutti incollati a vedere tirarsi la palla da una parte quando, alla fine della partita, esplodono tutti in grida di gioia che, in pochi minuti, si trasformano in esplosioni vere e proprie! 
Inizia un lancio di bombe carta che dura fino a notte fonda, con caroselli di auto, canti e urla. 

Mi addormento, pensando ai colori che dovrei vedere domani, nelle varie quebradas e cerri (montagne) che dovrei vedere domani. 

6 thoughts on “Dal deserto alle nuvole

  1. Finalmente i paesaggi che piacciono a me! Questi sono i momenti in cui mi piacerebbe essere con te, ovviamente in bici, tanto penso che riuscirei a tenere il passo della Pollita! 😀

    • Seee m’aspetti pure Rai, e poi mi butti l’acqua addosso quando arrivo, come al giro d’Italia!! 😉

      A parte le battute, ne ho viste diverse, di bici in giro

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