La bellezza del riso

Non essendo inclusa la colazione nella guesthouse da 10 euro dove dormo, finalmente posso fare colazione come dico io: macedonia di frutta con yogurt bianco e centrifuga di carota e zenzero. Fantastico!


Oggi potrei decidere cosa fare nei prossimi giorni. Le opzioni sono fondamentalmente due: o solo centro nord, perché il sud é lontano e soprattutto piove per via della fine della stagione monsonica, oppure tentare la sorte ed andare a esplorare anche la zona a sud, che mi incuriosisce soprattutto per un sito khmer.

Per adesso però, mi dedico alla scoperta dei dintorni di Viang Vieng, di cui ho letto ottime opinioni, ma che ancora non ho nemmeno intravisto essendo arrivato ieri di notte.
Mentre sto uscendo dal paesino, mi devo fermare per far passare un’infernale colonna di dune buggy rumorosi e puzzolenti, carichi di decine di turisti. Mi chiedo come sia possibile entrare in contatto con un territorio, con delle emozioni, con delle suggestioni, in un gruppo di decine di dune buggy cariche di persone. 

Per entrare nel cuore dell’area più interessante, ricca di grotte, villaggi e panorami, devo attraversare un ponte mobile coperto di assi di legno che, come decorazione alle due estremità , ha due piccoli missili inesplosi dei tempi della guerra del Vietnam. 

Ormai innocui e banalizzati, ma comunque impressionanti.


Al di là del ponte, nel giro di pochi metri ci si immerge in un mare verde brillante di risaie, accarezzate dal vento. Ovunque, a perdita d’occhio, fino alle affascinanti cime aguzze, coperte fittamente di alberi, che racchiudono la grande piana. 
Guardando più attentamente si scopre una fitta ragnatela di canali e passaggi d’acqua che inondano i campi permettendo la crescita di questo alimento così basilare per queste popolazioni. 


Nei pressi della cosiddetta Laguna Blu, mi fermo in un piccolo ristorante che fa parte delle iniziative organizzate da una NGO, la Sae Lao che, oltre a questa,  gestisce molti progetti interessanti quali dei corsi di lingua, di informatica, tecniche ecologiche di riciclo, artigianato e molto altro.


Mentre finisco di mangiare, vedo due furgoni carichi di persone che vanno senz’altro alla Laguna Blu.
Me la prendo con calma per dargli un po’ di tempo per visitarla e arrivare mentre loro se ne staranno andando a infettare un altro luogo o indietro a Vieng Viang.

Riparto e dopo poche centinaia di metri arrivo alla Laguna Blu che scopro essere stato trasformato in una specie di parco giochi dove si paga un biglietto per entrare.

Attorno a una piccola pozza d’acqua, la laguna blu, ci sono decine di giapponesi, americani e europei urlanti, specialmente nei confronti di quelli che cercano di tuffarsi da un ramo che si affaccia sulla laguna.


Tra parentesi, ancora nessun italiano, mi è capitato veramente di rado.
Faccio un breve bagno e un paio di tuffi refrigeranti per riprendere la moto è proseguire il giro. Giusto in tempo per vedere altre quattro (!) camionette arrivare e scaricare altre decine di turisti, che trascorreranno lì il resto del pomeriggio, bevendo birra e assordandosi di urla e musica.

L’asfalto termina, segno che dovrei iniziare una parte meno battuta dalle orde dei barbari dei viaggi organizzati.


La pista si snoda tra le risaie, punteggiate di tanto in tanto dai tradizionali capanni degli attrezzi e da qualche rado villaggio. Ma non si é mai veramente soli, c’è sempre qualcuno in bicicletta o in motorino, qualche ragazzo che porta le mucche al pascolo.  


Tra questi, mi colpisce una bambina con due vacche. Le vacche placide brucano l’erba. La bimba, protetta da un ombrello, é piegata su uno smartphone.
La rivoluzione ormai é arrivata, é questione di tempo per cui la gente non vorrà più condurre questa esistenza e anelito ad altro, come hanno fatto anche i loro vicini, cinesi e vietnamiti in testa. 

Terzani temeva il ponte che univa Thailandia e Laos, che poi alla fine é arrivato nonostante le resistenze dei laotiani.

Ma adesso non servono nemmeno più infrastrutture per diffondere nuovi modelli di vita e sogni da inseguire. 

Viaggia sull’etere, come si suol dire ed é alla portata di tutti, letteralmente nelle mani di tutti, fin dalla più tenera età. 

Anche qui, in una zona rurale relativamente isolata di un paese teoricamente comunista.

Mi fermo spesso per farmi avvolgere dal silenzio e dall’aria che é calda, profumata. Sensuale.


Passo davanti ad una grotta, annunciata da un grande cartello. Il banchetto della biglietteria é vuoto. Meglio così, vuol dire che non é di grande passaggio. 
A parte una piccola area esterna, non c’è molto, se non una freccia dipinta sulla roccia che indica l’ingresso della grotta, completamente buio.

Il tempo di abituare gli occhi all’oscurità totale ed inizio ad addentrarmi nella montagna illuminando i passi con il flash del cellulare.

Inizio a prendere dei riferimenti, ad esempio un pezzo di legno per terra, per evitare di perdermi cercando l’uscita. 

Ma scopro che é uno sforzo inutile, perché é davvero piccola come grotta, tre o quattro ambienti che si sviluppano su poche decine di metri.


Proseguo il giro, incrociando di nuovo decine e decine di studenti, soprattutto ragazze mi sembra, che tornano a casa da scuola.



Segno che sono le 16, inizia ad essere tardi e come al solito mi sono dilungato diverse ore più del dovuto. 
Non per altro, soprattutto perché all’orizzonte, come di consueto, si sono già addensate enormi cumuli di nuvole nere, che mandano riecheggiare di cupi tuoni l’intera vallata.

Mi fermo ad ascoltarli per qualche minuto, bruciato dal sole alle mie spalle che ancora non é stato coperto dalla massa nera, che stanotte scaricherà la sua furia d’acqua sulle risaie.


Prendo come scusa l’ora tarda per accelerare un po’ di più l’andatura, ma non troppo visto che sono senza la benché minima protezione, a parte il casco. 

La moto é leggera e divertente, si guida molto facilmente e assorbe perfettamente anche le buche più profonde e dure.

Prima di rientrare in paese, faccio il pieno di benzina in vista del viaggio di domani, poi torno in albergo per farmi una doccia veloce e poi di nuovo fuori, sulle rive del fiume che bagna il paese, a godere gli ultimi, spettacolari, raggi di sole.


E domani… Luang Prabang !

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