Tra montagne e risaie

Anche oggi sveglia alle 6 in punto con la radio a volume altissimo dagli altoparlanti. Stesso programma di ieri.
E, come ieri, alle 7:30 si silenzia. Un’ora e mezza di tortura.

La strada inaspettatamente é molto migliore rispetto a ieri: più stretta, praticamente quanto un furgone, ma senza troppe buche. Oltre ad essere più stretta, però, é anche tortuosa come un serpente con le convulsioni.

Ogni curva anticipa la successiva, in alcuni tratti non ci sono nemmeno i tratti di raccordo tra una curva e l’altra, sono un’unica serpentina.

A proposito di serpenti, sono gli unici animali non domestici che ho visto allo stato brado, a parte qualche uccello. Fino a oggi ne ho visti quattro attraversare la strada mentre passavo. Un buon numero. E tutti discretamente grandi, come una bella biscia nostrana.

Ma gli esseri che ho visto di più in assoluto sono le farfalle. Ce ne sono moltissime, ovunque, di mille colori e dimensioni, dalle più piccole alle più grandi.

Mi fanno pensare che in Italia non se ne vedono più tante, così come sono scomparsi tanti altri insetti, come le lucciole ad esempio o le cavallette verde brillante o le mantidi religiose. Sono anni che non le vedo.

Mentre guido, rifletto che ho davvero scelto il posto giusto dove venire. Perché ho trovato sia un posto disabitato, selvaggio, come piace a me. Sia verde e rigoglioso, come desideravo in questo momento, contrariamente al solito, in cui invece amo il deserto e la sua vastità.

La strada sale e scende in continuazione dalle montagne, mentre sopra la mia testa passano veloci grandi masse scure di nuvole, che a volte fanno cadere qualche goccia. Ma oggi sembra essere il mio giorno fortunato con la pioggia, riesco ad evitarla sempre.

Quando salgo di quota, fa fresco, quasi freddo! Non avrei mai pensato che mi sarei dovuto chiudere tutto e mettere i guanti per via del freddo.

Attraverso la consueta miriade di villaggi più o meno poveri, con la solita grande quantità di studenti che escono da scuola intorno all’ora di pranzo. 


I km passano lenti ma regolari. Superata l’ennesima cittadina, passo davanti ad un cartello che indica una cascata.

Di fronte c’è un ristorante. Visto che stamattina sono partito a stomaco vuoto, mi fermo per mangiare un boccone.

Faccio in tempo a prendere una bottiglia di té verde dal frigo che dalla tavolata apparecchiata al centro della grande sala del ristorante, mi fanno cenno di unirmi.

Provo a rifiutare, imbarazzato, ma insistono tutti. Vado.

In pratica, stavo per ordinare da mangiare, mi avevano portato già il menu, ma i proprietari del ristorante mi hanno invitato a mangiare con loro! Incredibile.

Siedo a tavola con loro, sono in cinque: il padrone del ristorante, la moglie, un figlio (di due, il maschio; la femmina, invece, non siede con noi e confronto a fare le pulizie nel locale) e un’altra coppia.
Ognuno ha un piccolo canestro pieno di sticky rice, ne portano uno anche a me.

Mangiamo tutti con le mani, prendendo una pallina di riso e poi il cibo da una serie di piattini al centro della tavola: una frittata con le verdure buonissima, delle costolette di agnello alla brace, delle foglie di lemongrass fritte e un misto di verdure bollite. Prendiamo tutti dagli stessi piattini.
Poi il capofamiglia nonché proprietario del ristorante, si alza per andare a prendere il liquore di riso, in una bottiglia con dentro delle grandi radici forse di zenzero. 

Come gradazione alcolica é molto forte, simile alla grappa.

Proseguiamo a mangiare e mi offrono anche del tè da un thermos. Pasto completo!

Alla fine il tizio si mette davanti al computer e inizia a mettere canzoni a raffica, cantando con il karaoke!

Dopo un’oretta ringrazio, saluto e vado a vedere la cascata, poi mi rimetto in marcia verso Vieng Xai.

Mentre mi avvicino alla cittadina, il paesaggio cambia ancora e le incessanti catene di montagne lasciano il posto a dei picchi erti e isolati, coperti di alberi e immersi nel mare verde brillante delle risaie.



La cittadina é carina e conta alcuni monumenti, tra cui un bel gruppo che, brandendo i tipici simboli dell’iconografia comunista, schiaccia un missile targato USA.






Trovo da dormire in un bungalow proprio davanti al centro visitatori delle grotte della resistenza comunista ai devastanti bombardamenti statunitensi ai tempi della guerra del Vietnam. 
Ne approfitto che il ragazzo che gestisce le stanze parla un inglese decente (eccellente, considerando la media laotiana) .
“Scusa, ma mi sai dire cosa diavolo trasmettono sai megafoni alle 6 del mattino?!?”
“Ah quelle… sono notizie del Laos in generale o specifiche di questa regione”.
“Ma perché alle 6 del mattino per un’ora e mezza filata ??”
“Perché ci dobbiamo svegliare e iniziare il lavoro e le altre attività”
Così a occhio mi sembra un lavaggio del cervello.

Domani il programma é : la mattina visita alle grotte della  e poi, nel pomeriggio, partenza verso il centro del Laos, arrivando fin dove riesco. Chissà dove!

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