Il cuore della resistenza laotiana

Anche oggi mi lavo a pezzi: intimo, piedi e ascelle. L’acqua calda non funziona come nelle due precedenti guesthouse.

Questo é lo scotto da pagare andando nei posti non turistici, che spesso si trovano strutture senza le comodità che per noi sono basilari.
Dopo aver visto per giorni e giorni le persone, dai bambini agli anziani, lavarsi nei ruscelli e nei fiumi o da tubi che gettavano un filo d’acqua fuori delle case, a bordo strada o prendendola da quelli che sembravano abbeveratoi per gli animali, é chiaro che l’acqua calda non é una priorità per il laotiano o comunque é qualcosa di cui giocoforza, ha sempre fatto a meno.

La visita guidata alle grotte del Pathet Lao inizia alle 9. Arrivo pochi minuti prima, il tempo per farmi spiegare come funziona e partire per la visita. 

Mi aggrego a una coppia di australiani che ha preso un tuk-tuk con autista a Sam Neua, a una trentina di km da qui. 

In questa zona ci sono centinaia di grotte naturali che sono servite da rifugio alla popolazione, ai guerriglieri e ai vertici del partito comunista laotiano durante gli anni del conflitto del Vietnam vale a dire dei massicci bombardamenti degli Stati Uniti. 

Scopro che in Laos é stata condotta la più grande guerra in incognito degli Stati Uniti e che su questo minuscolo paese sono state sganciate più bombe pro capite (o anche 10 tonnellate per chilometro quadrato) che sull’intera Europa durante la seconda guerra mondiale.

Questa guerra é talmente poco conosciuta che é stata ribattezzata la “guerra segreta” del Laos.

Proprio quest’anno, a settembre 2016 (la vedo una bella coincidenza e un segno del destino postumo), per la prima volta un presidente statunitense, Obama, ha messo piede in Laos dai tempi della guerra. Ha promesso 90 milioni di dollari di aiuti, ma non ha chiesto scusa per quello che il suo paese ha fatto.

Degli oltre due milioni di tonnellate (due-milioni-di-tonnellate), c’è chi dice tre, di bombe sganciate sul paese, circa il 30% cioè circa 700mila tonnellate, sono rimaste inesplose, ma in realtà a causare morti per i decenni successivi quando queste venivano incontrate nei campi da bambini, contadini, operai, muratori.

Da questo sito leggo qualcuno degli impressionanti dati:

  • Laos is the most heavily bombed country, per capita, in history.
  • There were more than 580,000 bombing missions on Laos from 1964 to 1973 during the Vietnam War.
  • That’s equivalent to one bombing mission every eight minutes, 24 hours a day, for nine years.
  • From the end of the war in 1974 to 2008, more than 20,000 people were killed or injured as a result of UXO accidents.
  • There have been approximately 300 new casualties annually over the last decade.

‎Con la guida visitiamo alcune grotte, scoprendo le stanze dove si riunivano, dove dormivano, dove studiavano, dove si curavano.


Tutto questo, mentre fuori imperversavano i bombardamenti. Tutto questo, per nove lunghi anni. Tutto questo, senza che gli statunitensi riuscissero ad avere la meglio.


D’altronde il popolo laotiano era già abituato a combattere contro i francesi e le loro pretese colonialistiche; si é trattato semplicemente di un cambio di nemico.

Le stanze dove si rifugiavano durante i bombardamenti con le armi chimiche hanno spesse mura di cemento, porte di metallo a chiusura stagna e macchinari che filtravano l’aria.


Molte delle tecnologie utilizzate erano di origine sovietica, paese amico senza il quale non ce l’avrebbero mai fatta.

Negli anni ho cambiato molto, per non dire completamente, punto di vista sul comunismo e il cosiddetto socialismo reale, ma viaggiando in posti come questo, é impossibile non provare empatia per una resistenza così strenua e capillare ad un’invasione ed un attacco tanto abominevoli ed ingiustificati.

Riesco a partire per le 11:30, molto prima delle 13 che avevo preventivato ieri. Questo perché la guida alle grotte é durata due ore invece di tre. 

Prima di uscire da Viangxay, mi fermo nel negozio che mi aveva detto ieri sera il tizio del ristorante indiano dove ho mangiato. 

E, incredibile ma vero, dopo dieci giorni di ricerche, finalmente trovo il cuscino per la moto !! Sommo gaudio!

Moto che nel frattempo ho deciso di soprannominare “Beauregard”, come il personaggio di Pogo, alludendo ai suoi begli occhioni e con un bel tono francofono.

Vorrei provare ad arrivare direttamente a Phonsavan, la base che userò per visitare la piana delle giare, ma sono 260 km, che su queste strade valgono doppio se non triplo.


Guido tranquillo, sciolto. Mi diverto. Incredibile come, dopo decenni di guida e centinaia di migliaia di km, continui a provare la stessa sensazione di libertà e di felicità e di benessere ogni volta che guido una moto.

Infilo le curve una dopo l’altra, senza tregua, senza sosta, solo per la benzina. É una battaglia tra me e loro, chi resiste di più.

Continuano a venirmi sotto, ogni volta con una difficoltà diversa : un TIR che occupa l’intera, misera carreggiata , un branco di bufali, mandrie di mucche, di capre e altri animali domestici che attraversano la strada, buche come crateri, frane.

Non mangio e non vado in bagno né scatto foto… un ramadan involontario, come declamerebbe Emidio Clementi.

Dopo 5 ore ho percorso 200 km, fanno quindi 40 km/h di media. Non male, considerate le strade e gli ostacoli.

Le montagne, finalmente, mollano la presa e torna la pianura. Mai l’ho salutata con così tanta gioia.



Arrivo a Phonsavan giusto al tramonto, con tempismo perfetto. Trovo una bella guesthouse in una strada tranquilla, con acqua calda per la tanto sospirata doccia, Wi-Fi decente e possibilità di parcheggiare la moto davanti alla stanza. Cosa chiedere di più ?

Domani passerò l’intera giornata alla Piana delle Giare e poi a pianificare gli ultimi giorni di viaggio.

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