Dal paradiso di Paracas alla metropoli di Lima

Stamattina non riesco a carburare, dò la colpa alla medicina che ho preso ieri sera per il mal di testa, dovuto penso alla mancanza di sonno degli ultimi giorni, dalla levataccia alle 4 per Machu Picchu in poi.

Lentamente e faticosamente riprendo coscienza e mi alzo. Sto per andare in bagno quando faccio letteralmente un salto all’indietro: la porta della stanza è socchiusa!!

Mi guardo intorno, cerco e controllo e non manca nulla. Non vorrei suggestionarmi, ma da come mi sento intontito e dalla porta aperta, mi verrebbe da pensare che mi abbiano narcotizzato, ma penso siano solo fantasie perché anche oggetti molto evidenti, come il tablet sul tavolino, portafogli e altro sono esattamente al loro posto. Sicuramente sono ancora i postumi della medicina e della stanchezza non recuperata.

Mi preparo con molta calma poi, una volta che la moto è carica ed ho salutato il mitico proprietario dell’ostello, parto e vado a fare un giro nella parte più orientale di Paracas.
Passo a fianco della consueta (ne ho viste molte da quando sono in Perù) parata di festeggiamento per l’indipendenza del Paese e proseguo sul lungomare che diventa, man mano che mi allontano dal centro, sempre più elegante di ville lussuose con parchi, piscine ed architetture moderne ed eleganti.

La strada piega a seguire la baia di Paracas e termina nel resort dell’Hilton.
Provo ad entrare nella parte di spiaggia libera proprio a fianco del resort, quando da una villa poco distante sento e soprattutto vedo due molossi da guardia abbaiarmi e corrermi incontro.
Ok, infrango la promessa di dare un calcio al primo cane che prova ancora ad aggredirmi, però inizio ad essere stanco di questi cani che ovunque vado mi corrono dietro desiderosi di assaggiarmi!

Chiedo ad un operaio al lavoro in una villa come faccio ad andare all’ingresso della Riserva di Paracas, che vedo al di là di un’ampia parte recintata di sabbia, senza dover fare il giro lungo almeno una ventina di km che torna a Paracas e prende la strada locale lì vicino:

“Chiedi all’Hilton, loro hanno una via privata che taglia questa parte di sabbia e arriva sulla strada di ingresso alla riserva”.

Faccio i 100 metri indietro fino al gabbiotto dell’Hilton e chiedo. Il guardiano sorride e alza la sbarra. Gracias amigo!

Arrivo all’ingresso della riserva, pago i 5 soles di ingresso ed entro. L’asfalto scompare e prende il suo posto un “duro” sabbioso e umido che si addentra tra le dune. La Riserva di Paracas è un deserto costiero molto ampio, di dune sabbiose dai colori ocra e marrone, almeno così appare sotto la cappa di nebbia che anche oggi opprime il cielo.

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E’ suggestiva e, probabilmente per via del tempo, malinconica e desolata. Seguo tutte le indicazioni per le varie attrazioni, come la spiaggia rossa, che è davvero di sabbia rossa per un minerale presente nelle rocce intorno, poi la Cattedrale, che era un arco di roccia sul mare, ma che dopo il terremoto del 2007 non esiste più, poi altre playas fino a Lagunillas.

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Questo è un microscopico villaggio dove, se ci sono 5 pescatori, ci sono 10 ristoranti di pesce. Comunque dà l’idea di come dovevano essere i villaggi di pescatori prima dell’avvento del turismo: poche baracche dove vivono i pescatori, le rispettive barche ancorate nella baia di fronte e nulla più. Qui si è salvato (a parte i 10 ristoranti 😉 solo perchè si trova all’interno della riserva, altrimenti avrebbe fatto la fine degli “ameni villaggi di pescatori” (usando l’espressione cara alle guide turistiche per attrarre le persone) di tutto il mondo, dove di pescatori non c’è più nemmeno l’ombra e le baracche sono state sostituite da alberghi più o meno eleganti.

Non volendo, arrivo a Lagunillas che sono le 13:30: se non mangio adesso, quando mangio? Mi concedo quindi un bel pranzo a base di polpo, gamberi, vari molluschi e altre prelibatezze, accompagnato dalla buonissima “chicha morada“, tanto per non bere sempre Inca Kola e mi rimetto in viaggio.

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Esco dalla riserva sulle note del bellissimo album “Indossai” di Alessandro Grazian nelle orecchie, trovo che le sue orchestrazioni e melodie ben si addicano al paesaggio e al clima e riprendo la Panamericana sulle note crescenti e esaltanti di Chiasso.

Prima di raggiungere la statale, incrocio un gruppo di moto “occidentali”, sembra quasi una visione. Saluto, a bordo della minuscola Pollita.

La Panamericana dopo Chincha diventa sempre più brutta di borghi industriali e caotici che sembrano cresciuti spontaneamente e disordinati ai bordi della strada. Sempre sotto il cielo plumbeo che pesa sulla testa da stamattina, con la pioggerellina tipica, la nebbia del mare, come l’aveva chiamata il proprietario dell’ostello di Paracas.

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Arrivo in vista di Lima che ormai è buio, sulle note energiche degli Invers per tenermi sveglio.
Pretendo, in una metropoli sterminata come Lima, di trovare la zona di Miraflores senza cartina e senza GPS che ormai non funziona più dai giorni di La Paz, ma alla fine arrivo, mi sembra anche più rapidamente rispetto a come andò a Santiago quasi un mese fa.

Raggiungo l’albergo, che si presenta con un inquietante cartello di chiusura per problemi con non so quali leggi.

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Mi scaravento in doccia, che il mio corpo aspetta desideroso ormai da alcuni giorni e consegno il tablet che portavo dall’Italia alla sorella di un’amica (storia lunga … 😉 però ormai il soprannome di moto-tablet rimane acquisito!
Vado a mangiare un boccone, prima di crollare a letto esausto.

Domani vorrei visitare come minimo il Museo de l’Oro e quello Archeologico, poi si vedrà!

3 thoughts on “Dal paradiso di Paracas alla metropoli di Lima

  1. Certo che sei proprio un bel bocconcino se ogni cane che incontri vuole farti la “festa” :). Hai provato a fischiettargli contro con fare amichevole?

    • Evidentemente sì, si sarà sparsa la voce 😉

      Fischiettare col casco e il sottocasco mi riesce difficile … Vorrà dire che inizio a viaggiare con un sacchetto di salsicce in tasca e gliele tiro per distrarli 😉

      Senti ma la mappa?? Se mi spieghi come si aggiorna, lo faccio io, volevo aggiungerla al blog 🙂

      • Eccomi, dal tablet non leggevo le notifiche dei commenti. La sto aggiornando ora, ma se mi mandi in pvt un tuo account di gmail ti do le autorizzazioni.

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