Tra cascate e foresta

Oggi voglio fare una gita fino a Puyo e, se la strada è buona, incamminarmi verso Tena, che comunque dovrebbe essere troppo lontana per poterci arrivare senza poi fare tardi. Infatti vorrei anche farmi un bel bagno nelle piscine termali.

Vediamo cosa riuscirò a fare di tutto ciò.

Nel frattempo, vanno avanti le grandi manovre per farmi proseguire il viaggio. Per la Colombia ormai è tardi per fare qualsiasi cosa, quindi proverò a entrare come ho fatto qui in Ecuador, col metodo S&P (si legge SEP: Spera E Prega). Invece in Venezuela e soprattutto Brasile, vorrei avere i documenti in regola. Il Venezuela perchè li vedo molto rompiscatole. Il Brasile, invece, perchè parlano un’altra lingua, quindi immagino che il documento in spagnolo gli interessi fino a un certo punto.
Caterina ha avviato altri canali a Santiago, di amici e colleghi, per raccogliere informazioni e decidere il da farsi.

Parto e, quando mi accorgo che il cielo è minaccioso e che la cerata l’ho lasciata in albergo, sono ormai troppo lontano. Speriamo regga.

La strada si snoda in una valle stretta da due catene di montagne. Da entrambi i lati, si vedono cascate e salti d’acqua. Prendo la deviazione che indica una cascata, a pochi km da Baños. La strada si impenna fino ad arrivare letteralmente sotto la parete di roccia, a fianco della cascata.

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Torno sulla strada principale, proseguendo per Puyo. C’è acqua ovunque e vegetazione, tanta.

Mi torna in mente la conversazione avuta l’altro giorno con un ragazzo di Guayaquil in gita a Cuenca con la famiglia.

“Eh, il Perù e il Cile sono aridi, vero? Qui in Ecuador, invece, butti un seme e quello cresce”

Sì, ma state sempre con l’ombrello in mano!

Di tanto in tanto, quando la fitta vegetazione lo consente, sulla destra, cioè verso la vallata, si aprono degli scorci spettacolari sulle montagne ed il fiume che scorre impetuoso.

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La strada si infila alcune gallerie, nelle quali piove dentro a secchiate, a volte passo sotto autentiche cortine d’acqua, ma non posso evitarle perchè la galleria è strettissima e l’altra corsia è sempre frequentata, sarebbe da folli azzardare un sorpasso.

Mi fermo ad un mirador per l’ennesima cascata. A fianco del punto panoramico, c’è una casa di legno e una vecchina seduta davanti ad una griglia, con alcune canne da zucchero sopra. Le chiedo se ha succhi naturali, mi risponde con l’elenco della frutta con cui può farmelo. Scelgo un ottimo ananas.
Visto che sto morendo di caldo, le chiedo la cortesia se posso appartarmi un secondo per smontare l’imbottitura. Detto,fatto, mi spoglio nella cucina dell’abitazione.

Quando sto per arrivare a Puyo, in uno dei frequenti punti di controllo della polizia mi fermano per chiedermi patente e libretto .In un mese e mezzo di viaggio, questa è la seconda volta che mi fermano. La prima fu all’ingresso in Ecuador, quindi entrambe le volte qui,

Appena passato il controllo, le solite goccioline sparse si infittiscono e in breve si scatena una pioggia che, stavolta a pieno titolo, posso definire tropicale. Cerco disperatamente un posto dove ripararmi e lo trovo in un ristorante con tavoli all’esterno (sotto una tettoia), poche centinaia di metri dopo.

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ll cielo è diventato color del piombo e il muro di pioggia è impenetrabile. Entro tra i tavolini e mi siedo. I minuti passano: 10, 20, 30 …  40!
Mestamente prendo lo zaino e inizio a rimontare l’imbottitura appena tolta. Per farlo, devo togliermi i pantaloni. Rimango in mutande a trafficare con l’imbottitura, quando dalla casa a fianco, da cui non davano segni di vita da quando sono arrivato, esce una signora. Mi ritrovo in mutande davanti casa loro, ma non posso far altro che ignorarla e proseguire quello che sto facendo. Anche lei mi ignora, perfetto!

Nell’attesa, accendo il telefono e scarico le mail. Una è dell’amica di Caterina a Santiago. Ha telefonato al consolato brasiliano. Pessime notizie. Pare che per fare l’autentica, sulla dichiarazione serva sia il timbro del ministero della Giustizia cileno che di quello degli Esteri. Tempo medio di attesa per ciascun timbro, a detta sua, una ventina di giorni. In pratica, quando atterrerò a Roma, probabilmente sarà arrivato il documento con tutti i timbri e autenticato.
Di nuovo, non vedo vie d’uscita, se non mollare la moto e proseguire in qualche modo.

Dopo un’ora d’orologio di nubifragio, il cielo finalmente sembra aprirsi.

Riprendo la moto e in un baleno arrivo a Puyo. La cittadina non è niente di che, quindi imbocco subito  la strada per Tena.

Secondo la cartina, da qui inizia la foresta vera, quella amazzonica. In realtà, invece, i paesini si susseguono in continuazione e la foresta la vedo solo in lontananza, bella, selvaggia. I paesini sono tutti ben tenuti e anche qui, nell’anticamera della foresta amazzonica, le case sono tutte o in muratura o tradizionali, in legno.

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Dopo 30 km verso Tena, faccio inversione ed inizio il rientro verso Baños. Dopo una cinquantina di km, prendo una deviazione verso sinistra. Scavalca il fiume e si inerpica sulla montagna dall’altro lato della vallata.
Ancora non riesco a credere che, oltre ai clacson, siano spariti anche i cani! Questo mi permette di avventurarmi con molta più tranquillità in stradine sterrate come questa.
Vedo uno splendido uccello dalla coda blu e poi un piccolo stormo di uccelli dalla coda di un giallo canarino intenso e quasi incredibile.

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E’ bellissimo vedere molte delle piante che si trovano nei nostri vivai, proliferare a dismisura nel loro habitat naturale.

Arrivo a Baños e corro subito in albergo per vedere che timbri ho sul documento. Infatti, l’amico di Caterina, di sua iniziativa aveva fatto mettere il timbro in due ministeri dove conosceva delle persone.
Prendo il documento e lo apro. Mi sembra una lotteria, anzi no, meglio: una mano di poker, dove non ho possibilità di cambiare le carte, ma posso giocare solo con quello che ho in mano.
Servono i timbri del ministero degli Esteri e di quello della Giustizia.
Apro e “leggo”, come a poker.

Primo timbro, Esteri.
Olè!!

Secondo timbro: Giustizia!

POKEEER!!!

Sono esattamente i due timbri che mi servono! Non mi resta altro che spedire via corriere il documento a Santiago per farlo autenticare anche dal consolato brasiliano.
Lo comunico ai miei amici e insieme decidiamo di far avere il documento a Santiago dopo che sono entrato in Colombia.

Vado a fare il bagno nelle piscine termali. Arrivo alla biglietteria e il gruppo di 6 persone prima di me, viene respinto perchè non c’è più posto.

Iniziamo bene, penso! Però a me che son solo, fanno il biglietto.
Ci sono due vasche calde, la prima, la più calda, è in basso, quasi allo stesso livello dell’entrata nel centro. La seconda invece è in alto, proprio sotto la cascata. Come posto è splendido, peccato che la piscina sia piena in modo imbarazzante, praticamente si sta solo in piedi, tanta gente c’è.

Doccia, cena, poi via in albergo dove crollo di stanchezza. Fuori, piove a dirotto. Speriamo domani faccia bello o che almeno non piova.

Domani, cerco di avvicinarmi il più possibile alla Colombia!

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4 thoughts on “Tra cascate e foresta

  1. Incredibile! Beh’ io preferisco di gran lunga il colore verde, anche se il prezzo da pagare è pioggia, pioggia e pioggia… Ma vedo che con tutti questi grattacapi (moto, visti, permessi, etc) ti si stanno colorando (!) i capelli :). E che dire del colpo di cu… ops di mano… daje! Siamo tutti con te. Oggi aggiorno il tragitto su googlemaps

    • Si sono ingrigiti ancora di più, vero?? L’ho notato anch’io guardando quella foto davanti alla cascata …
      Appena superati i 40, bum! Tutto grigio! 😉
      Grazie per la mappa, ciao! 🙂

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