Sulla nave per Belem, TERRAAAA!! (giorno 5)

Risveglio pessimo, sto male. Ai sintomi dell’influenza, iniziati ieri pomeriggio, si aggiunge il mal di mare. Da alcune ore la nave si muove molto, il fiume è mosso, probabilmente siamo nella baia che precede Belem.

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Non riesco ad alzarmi, tra l’altro ieri ho saltato pranzo e cena. Per fortuna verso le 7 viene a bussare Luz, una donna brasiliana con cui ho parlato un po’ ieri pomeriggio. In spagnolo, fortunatamente, visto che ha vissuto per cinque anni in Venezuela; il portoghese continua a restare incomprensibile, ma non mi sto impegnando molto a dire la verità.
Aveva visto che stavo poco bene e, non vedendomi, è venuta a sentire come sto. MALE, la risposta!
Rimedia delle medicine da Jan, uno dei due australiani e va a prendermi qualcosa da mangiare e dell’acqua.

Dopo un paio d’ore mi sento meglio per l’effetto delle medicine, ho un’influenza in corso, sicuramente colpa dell’aria condizionata fissa a 18 gradi che alla fine mi ha stroncato.

Belem si presenta con un profilo di grattacieli moderni che svettano sullo sfondo, mentre in primo piano si affacciano case più piccole e le tipiche strutture del porto.

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Per fortuna il piano della nave dove sono caricate le merci, tra cui la Pollita, è a livello del molo, riesco ad uscire senza l’aiuto di nessuno, a parte due che mettono una pedana di fronte ad un gradino altissimo.

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Non so se si aspettano qualche reais, ma per aver messo a terra una pedana, che dovrei dargli? Con questa domanda in testa, ringrazio, saluto e prendo il volo con la Pollita.

Prendo la statale che porta verso Sao Luis. L’obiettivo è fare più km possibile, per arrivare presto domani a Sao Luis e sbrigare un po’ di faccende: tagliando alla moto, montare una tavoletta di legno sul portapacchi per sistemare la sacca a cilindro, visto che da adesso saremo in due, spedire i vestiti invernali dai nostri amici a Rio per far spazio alle cose di Caterina ecc.

In una sosta per agua de coco, vedo sfrecciare una moto carica, sono sicuro che era Hans.

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Il cielo è pessimo. Attraverso tre muri d’acqua, con valanghe di piogge che mi inzuppano e un temporale normale. Quattro bagnate e asciugate consecutive. Non l’ideale per uno che sta male. Per la giacca sono a posto, visto che ho la cerata, ma i pantaloni non li ho più dal Venezuela, sento l’acqua che entra ovunque, dalle mutande agli stivali.

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Le ore passano, soffro ma non voglio fermarmi perchè so che domani starò ancora peggio e voglio arrivare a Sao Luis. Mi sento il viso in fiamme, soprattutto le guance, gli occhi mi bruciano e ho dolori a collo e schiena. Sicuramente ho la febbre.

Lungo la strada infinita, per occupare la mente fantastico su quello che vorrei trovare: un albergo con internet per mandare qualche messaggio, un ristorante per mangiare qualcosa, visto che di nuovo sono digiuno da stamattina ed una farmacia per prendere qualche medicina, visto che le mie sono sepolte nella sacca a cilindro e la sola idea di doverla aprire mi deprime ulteriormente.

Poco prima di arrivare, la Pollita compie i 15mila km. Ripenso agli inizi, ai primi 1000 km in Cile e a tutta la strada fatta!

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Resisto fino a Santa Ines a 200 km da Sao Luis. Arrivo verso le 20, l’ultima ora la guido al buio. Questa prima esperienza è positiva, i brasiliani sono assolutamente normali con gli abbaglianti: li usano solo se servono e li tolgono quando ti incrociano e in giro trovi solo qualche bicicletta, auto e camion, niente veicoli esotici come carretti, animali o altro.

Entro dentro Santa Ines e dopo un paio di km vedo: un albergo con ben pubblicizzato il wifi, un chiosco per i panini alla sua sinistra e una farmacia alla sua destra. I miracoli esistono, mi dico. Grazie Signore!!!

Salgo in camera e mi provo la febbre. Il termometro misura un robusto 38,4, ottimo!! Scendo per un panino poi mi sparo una specie di Tachiflu che ho comprato in farmacia e inizio la mia sudata infilandomi nel letto alle 22.

Chissà se domani riuscirò ad arrivare a Sao Luis da Caterina!

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Anche tu puoi sostenere la Pollita in questa avventura! Viaggia con noi sulle ali della Pollita, con una cartolina, una foto, una t-shirt e altro ancora!

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