Attenti ai cani

L’obiettivo della giornata é … non avere obiettivi!

Se non ci fosse una temperatura degna di un frigo classe A, mi godrei ancora di più il tempo passato a poltrire a letto.

Quando mi sento psicologicamente pronto, esco e con Nelinkas vado in paese a caccia della colazione.

Opto per dei biscotti e un brik di latte e cacao da mangiare nella bella piazza principale di San Pedro sotto un sole finalmente caldo.

Il paese é deserto, immagino perché tutti sono stati cooptati in qualche escursione da una delle mille agenzie turistiche.

image

Breve giro nel museo locale, nel quale hanno tolto le mummie che l’articolo turistico che uso come guida ancora riporta. Peccato che l’articolo é del ’97 e le mummie le hanno tolte nel 2007.
L’esposizione non é molto interessante, a parte molti contenitori e bruciatori per l’assunzione di sostanze allucinogene.

image

Mi perdo a pensare come sia cambiata la cultura umana nei millenni: all’epoca tali sostanze servivano ad avvicinare alla divinità, ad entrare in uno stato mentale di contatto ed elevazione. Oggi sono quasi ovunque vietate e culturalmente bandite.

Vado a prendere la moto per fare un giro nei dintorni. Punto al sito archeologico di Pukarà de Quitor. La moto senza bagagli é ovviamente molto più agile e scattante, fermi restando i limiti di un 125.

Dopo un piccolo guado, vedo in lontananza due cani che mi vengono incontro. Non mi allarmo perchè, come mi aveva avvisato Nicola, il Cile é il paese dei cani: sono ovunque, numerosissimi e generalmente pacifici.

Stavolta non so perchè, il più chiaro dei due, alla mia destra, inizia ad abbaiarmi contro forsennatamente e ad inseguirmi a pochi cm dalla gamba. Per quanto possibile accelero, quando all’improvviso mi sento tirare i pantaloni della gamba sinistra, altezza caviglia e i lacci della scarpa.

Mi accorgo così che anche l’altro allegro cane mi sta inseguendo. E come insegna il proverbio, “can che abbaia non morde”: quello chiaro alla mia destra abbaia e corre, ma non si impegna troppo a mordermi. Quello alla mia sinistra, invece, un pastore tedesco ben piazzato, corre in silenzio e concentrato, puntando alla gamba.

Il primo morso é andato quasi a segno e ora si impegna il più possibile col secondo. Evidentemente é una sua questione di principio. Corre come un dannato e per un po’ entrambi stanno al mio passo. Ma alla fine la moto riesce ad accelerare a sufficienza e, avendo immediatamente alzato le gambe fino al serbatoio, gli ho un po’ complicato la missione “mordi il turista in moto”.

Il sito non é nulla di che, ma almeno il panorama é molto bello: l’oasi di San Pedro incorniciata dalla cordigliera in lontananza.

image

image

Vorrei proseguire per la Quebrada del Diablo, ma vedo i due cani di poco fa avviarsi proprio su quel sentiero.

Scendo dopo qualche minuto e provo comunque ad andarci: nuovo guado, ma dopo pochi metri li vedo poco più in là, oltre una curva.

Inverto e torno in paese. Maledetti cani randagi!

Torno sulla strada principale e imbocco un bivio che avevo visto ieri arrivando da Calama.

image

image

Indica la Cordigliera de la Sal. Subito incontro dei piccoli specchi col fondo coperto di bianchissimo sale.

image

La pista si addentra nella montagna, a volte stringendosi come strozzata da questa. Il fondo diventa sempre più sabbioso.

image

image

Dopo un po’ la montagna lascia il posto ad un pianoro. La sabbia ormai la fa da padrona e tutto intorno si alzano delle dune, sempre con la cornice delle montagne innevate in lontananza.

image

image

image

image

image

image

image

Torno indietro, poi a San Pedro in ostello a trascorrere le due ore che mancano alla gita alla Valle della Luna.

Alle 15 torno in paese e, davanti all’agenzia che ha organizzato la gita, incontro Gonzalo, guida che conobbe Caterina quando venne qui qualche anno fa. É simpatico e inizia subito a darmi delle informazioni per la Bolivia e per il Perù.

Il pulmino della gita é pieno. Arriviamo all’ingresso del parco naturale Valle della Luna, poi proseguiamo a piedi, arrampicandoci a fianco di una duna piuttosto alta.

image

image

image

“Statica, non come quelle di altri deserti, che sono mobili”, precisa la guida che si dilunga in spiegazioni molto interessanti su geologia e storia del luogo.

image

image

image

I panorami sono stupendi, grazie al contrasto tra le curiose formazioni rocciose in primo piano e i picchi della Cordigliera, vulcani e montagne, sullo sfondo.

image

image

image

image

image

image

La guida ci fa compiere un altro percorso in un sentiero minuscolo sul fondo della spaccatura di una montagna.

image

image

image

image

Ultima tappa, il tramonto sulla Valle della Luna, meraviglioso. I picchi in lontananza si tingono di rosa mentre i calanchi della vallata, si accendono con un ultimo bagliore.

image

image

image

image

image

image

Per tutto il giorno mi sono arrovellato se partire domani verso la Bolivia oppure no. Alla fine, gioco forza é un no, soprattutto perchè non ho voglia di riprendere subito la moto!

Alla fine della gita, incontro nuovamente Gonzalo, con il quale mi dò appuntamento più tardi per la cena.

La giornata finisce senza sorprese: torno in ostello, doccia, ozio. Torno in paese per la cena nel ristorante concordato con Gonzalo. Sono le 21 e non c’è.
Il proprietario lo conosce e lo chiama al telefono:

“Dice che arriva tra un’ora!”

Inizio a mangiare immediatamente perchè sto morendo di fame. Mi piazzo, come ieri sera, a fianco del fuoco, salvo poi scoprire che la saletta nella quale sono seduto é all’esterno! Vedo le stelle dal tetto aperto di cannucce.

Alle 22:10 vado via: sono stanco, nella saletta entra un vento gelido nonostante il fuoco che mi sta pure affumicando.

Faccio avvisare Gonzalo che magari ci vediamo domani, buenas noches!

A San Pedro! Stavolta per davvero

Dopo una bella colazione e aver chiuso i bagagli, come prima cosa vado dal concessionario Honda per provare a cambiare il cavo del tachimetro. Vorrei chiedergli anche se si può regolare qualcosa per la guida in alta quota e se magari ci scappa il secondo tagliando in garanzia.

Lascio a malincuore il bell’hotel

E vado a caccia del concessionario, ma ho una sorpresa. Chiuso per inventario! Dentro non c’è nessuno.

Rinuncio al volo, tanto posso stare senza cavo del tachimetro e ad alta quota farò come ho fatto fino ad oggi: poco gas e tanta pazienza.

Torno in albergo per caricare i bagagli e mandare le ultime mail e a una di queste Nicola risponde:

“Sei andato troppo presto dal meccanico, riprova più tardi”

Ok … Decido che carico tutto e ci ripasso davanti: se c’è bene, sennò amen.

E … c’era!! 🙂

Alfredo smonta la ruota anteriore e mi mostra la rotella dentata (di plastica!) che segna la velocità. É tutta mangiata. Secondo lui il meccanico precedente l’ha rimontata male. Tonino di La Serena. Chissà.

Non ha il ricambio, ma lo rimedia da un’altra moto. ‘sta rotella di plastica dentata, delle dimensioni di un tappo di bottiglietta d’acqua, costa 40 euro. Honda non si smentisce mai.

Comunque dò l’ok perchè voglia vedere i km per non perdere i prossimi tagliandi.

Dopo aver rimontato la ruota, passa a regolare la vite dell’aria del carburatore per farla andare meglio in alta quota. Solo che per regolare questa vitarella, deve smontare il collettore dello scarico! Comodo!

Riguardo il secondo tagliando che provo a chiedergli, interpreto che mi risponde una cosa del tipo: “ma che vvoi, é a 4mila km, mò ce n’ha 2mila, andale andale!”

Ok non proprio così ma il concetto era quello.

Lo ringrazio e mi incammino, ma prima voglio prelevare. Il primo bancomat che provo mi dice “richiesta rifiutata”. Oddio! Torno davanti al meccanico per prendere la connessione wifi e chiedere aiuto a Caterina. Nel frattempo Alfredo mi vede, gli spiego il problema e mi dice che forse quel bancomat non accettava la Visa e me indica un altro.

Stavolta é ok, torno dal meccanico a sfruttare il wifi e avvisare Caterina 🙂

Parto, é l’una e decido di fare una cosa mai fatta negli ultimi giorni: pranzare! Vedo un chiosco e mi fermo a mangiare due empanadas. Una é così così e l’altra cattiva. Come inizio non c’è male!

Finalmente s’è fatto tardi, quasi le 2 del pomeriggio: posso partire! E se mi impegno arrivo anche col buio! 😉

La strada taglia in due il deserto che si perde all’orizzonte. Alla mia sinistra incombono le cime immani della Cordigliera, sembrano di un altro mondo, dove le dimensioni non sono le nostre, ma di uno o due ordini superiori.

Il paesaggio é affascinante e man mano che mi avvicino a San Pedro, diventa sempre più bello.

Formazioni rocciose come code di drago, immensi catini di mille colori dal bianco al rosso, rocce stratificate che sembrano antiche come il mondo.

Tra una sosta e l’altra, arrivo a San Pedro addirittura con la luce. Trovo l’ostello a cui aveva chiesto informazioni Caterina. Le stanze sono piccole e spoglie e il bagno é esterno, ma almeno costa poco.

Faccio un giro per San Pedro con l’ultima luce del giorno, molto carino ma effettivamente é un trappolone per turisti.

Stavolta però non mi dà fastidio, ne approfitto anche per portare a lavare un po’ di indumenti.
Sono quelli più pesanti che ho e li sto indossando ininterrottamente da quando sono arrivato in Cile e ormai odorano di gatto putrefatto.

Di nuovo una Cena, a fianco di un caldo fuoco. Non oso pensare a quando tra poco tornerò a dormire nel tugurio.

Domani … Valle della Luna e poi non so che altro, deciderà il Fato o chi per lui!

Rassegna stampa – 2

Già che sono dal meccanico per aggiustare il cavo del tachimetro, regolare il carburatore e forse altri controlli (devo contrattare 😉

riporto qualche articolo interessante apparso negli ultimi giorni.

Iniziando da dove mi trovo, nel nord del Cile, stanotte un leggero terremoto. Non ho sentito nulla, però qualcosa si sta muovendo visto che 2 giorni fa ce n’era stato un altro un po’ più forte.

Nonchè una piccola epidemia di influenza per non farsi mancare anche l’aspetto sanitario.

Infine, da qui si capisce il perchè di onde tanto alte sulla costa nord del Cile.

Passando al Paese dove dovrei andare tra un paio di giorni, la Bolivia, il governo italiano ha pensato bene di spianarmi la strada inimicandosi il presidente boliviano Morales, negandogli lo spazio aereo, per paura ci fosse a bordo Snowden (che poi, s’è capito perchè i “nostri” stanno tutti zitti, visto che anche noi stiamo dando i nostri dati agli americani).

Chiudo col Perù, dove nei giorni scorsi ci sono stati degli scontri, che fanno sempre piacere.

Ritenta e sarai più fortunato!

Mi sveglio congelato, ho tenuto pochi secondi in mano il telefono fuori dalle coperte e s’è intirizzita in un secondo! Meno male che sono più al nord e sul mare!

Faccio colazione su un tavolino a fianco di quello della recepcion, come dire, tutto in casa.
Una coppia di ragazzi é già seduta, mi siedo accanto a lui. Attacco bottone: lei lavora per l’università di Santiago e sta facendo una ricerca sui problemi respiratori e polmonari provocati dalle miniere. Lui la accompagna.

Gli racconto del mio viaggio, a dire il vero dico che arrivo solo in Colombia, anche a me suona strano tutto il giro che vorrei fare e poi non saprei spiegarlo bene.
Ma anche così fa effetto … Lui tira un sospirone e dice alla ragazza, ma con un tono come a comunicare una decisione già presa:

“Un giorno devo farlo anch’io …”

Devo, non voglio. Giusto. Il dovere implica una necessità, la voglia é invece un desiderio a cui si può rinunciare. Perchè la rinuncia molto spesso é più semplice.

Parto con la solita ora di ritardo rispetto alle buone intenzioni di ieri sera.

Destinazione, San Pedro de Atacama!

Ma invece di buttarmi subito sulla Panamericana (che nome evocativo … Solo a pronunciarla fa immaginare spazi infiniti e luoghi mitici) che punta all’interno, voglio prima vedere l’oceano, che ieri nell’oscurità ho solo immaginato e respirato.

Le onde sono alte, potenti, minacciose. Nonostante la spiaggia sia molto lunga, quando arrivano nella sequenza giusta, si infrangono proprio sotto la strada.

Guardo dietro di me il paesino. Balza di colpo alle prime posizioni dei posti più brutti che abbia mai visto. Forse é medaglia d’argento, dietro solo a Dnepropetrovsk in Ucraina.

É sovrastata da impianti industriali, coperta di polvere, semi-distrutta di lavori in corso, altri mai finiti e altri che avrebbero un urgente bisogno di cominciare.

Parto e alle spalle del paesino compare una duna altissima di sabbia. Il deserto!

Ormai la vegetazione é scomparsa da molti chilometri, ma qui si percepisce l’impossibilità della vita. Il pianoro coperto di pietre laviche, le colline prive di qualsiasi appiglio. Alcune ricordano il dorso di un elefante, ma forse é come con le nuvole: ognuno ci vede quello che vuole.

Il tempo cambia velocemente: la polvere e la fuliggine di Chañaral, unite all’acqua dell’oceano nebulizzata, spariscono in pochi km lasciando il posto al sole che brilla in un cielo limpido a perdita d’occhio.

Iniziano lunghe salite purtroppo non seguite da altrettante discese. Saliamo di quota e la motita-pollita perde potenza.

Dopo una di queste salite, appare sul fondo una vallata con un coperchio di nebbia. Sembrava lontana, ma mi rendo conto che ci sto finendo dentro.

Pluf!

Dal sole e dal caldo, nel giro di pochi metri finisco nel gelido umidore grigio di una fitta nebbia.

Man mano che le ore passano, il meteo si stabilizza sul sole, sempre più caldo.

Entro nella regione di Antofagasta, magica e sorprendente. Vedremo.

La Panamericana sparisce, il traffico viene deviato su una lunga pista di terra battuta sulla quale inizio a provare le doti fuoristradistiche di Nelinkas. Se la cava bene, se non fosse che ho paura che il peso dei bagagli sfondi il portapacchi.

Entro in riserva nel pieno del deserto verso Antofagasta. Di nuovo molto prima di quello che pensavo.

Maledico la mia pigrizia per non aver fatto il pieno a Chañaral. In pratica ho perso 90 km di autonomia, avendo fatto il pieno a Caldera. Ma stamattina non mi andava. Così son fatto. Però ora mi maledico.

Passo il tempo a fare i conti dei km che posso fare con riserva e tanica, almeno quella é piena.
Ma i continui ragionamenti e il panico di restare a piedi mettono in dubbio tutto.
Ad un certo punto mi viene il serio dubbio che la tanica che mi ha regalato Nicola sia da 5 litri. Se così fosse sarei fottuto, non arriverei mai ad Antofagasta. Se invece fosse da 10 litri sarei tranquillo. Però mi sembra da 5, faccio continui confronti mentali con le taniche che ho a casa. A Roma.
Basterebbe fermarsi e controllare, ma non mi va, tanto prima o poi anche la riserva finirà e saprò tutto.

Dopo 50 km percorsi con la riserva, ormai agli sgoccioli, tra i continui ragionamenti e ipotesi vedo degli operai lungo la strada. Mi fermo e gli chiedo se sanno dove posso trovare della benzina.

“Sta qui, ad Aguas Verdes!”, esclama come a dire, ma come non lo sai?!

“Ah! E quanti km?”

“Due, tre …”

I km sono 8, ma ci arrivo comunque con la riserva.

Il vento é potente e unito all’altitudine, fanno sì che la moto-tablet arranchi e caracolli anche nelle rare discese. Non supero i 50, ma spesso faccio i 40.

Così é frustrante, ma ad un certo punto smetto di preoccuparmi per la velocità. É come quando guido in situazioni pericolose ad esempio con la neve o il fango o su altri fondi difficili. Ad un certo punto non reggo più la tensione e la caduta diventa un evento qualsiasi, non me ne importa più nulla, accada quel che accada.
Ora é lo stesso con la velocità. Da che cercavo in tutti i modi di guadagnare o non perdere un singolo km/h, me ne frego, arrivo quando arrivo.

L’obiettivo di San Pedro é sfumato. Poi ho puntato a Calama. Proseguendo a 40 all’ora, anche Antofagasta sembra un miraggio.

Certo che 40 é proprio poco … All’improvviso si materializzano due motociclisti, mi superano a tutta velocità strombazzando e salutando. E la motita-pollita arranca e balbetta.

Però riesco a guardarmi meglio intorno. Il Cile é disseminato di altarini con doni e oggetti i più disparati possibili: fiori, bandiere, cappelli, incensi, immagini. Nei prossimi giorni voglio guardarli più attentamente.

Alcuni altarini sono vere e proprie cappelle in miniatura. Poi appare una cappella vera, una chiesa del deserto. Il tetto é di lamiera, la struttura in muratura. Il vento la sconquassa e la fa ululare, ma questa resiste e offre un’oasi di pace pur essendo completamente aperta. Si riesce anche a sentire il profumo di alcuni incensi accesi non molto tempo fa.

La strada prosegue, lunga e lenta. Le montagne si susseguono le une alle altre, poi arrivo alla Mano nel Desierto.

Sembra incredibile e fatto apposta: proprio alle spalle del monumento, c’è un camion parcheggiato. Riesco comunque a fare le foto senza farlo vedere, ma insomma …

Riparto e il successivo evento sono i 2000 km di Nelinkas. Auguri!!
“Te ne aspettano altri 18mila …”, penso tra me e me.

Arrivo nella periferia di Antofagasta, orribile di impianti industriali a ripetizione. Anche se la giornata sta per finire, non ci penso un attimo e punto su Calama.

Di nuovo lavori in corso, il tramonto mi coglie che non manca molta strada.

Alla fine guido solo un’ora e mezzo al buio. Stavolta mi fermo e ammiro, nell’oscurità più totale che solo il deserto può offrire, il cielo nitido e meravigliosamente stellato. La Via Lattea é una pennellata bianca che percorre il cielo da parte a parte.

Riparto e finalmente arrivo a Calama. Cerco il concessionario Honda: ad Antofagasta s’è rotto il cavo del tachimetro. Motivo in più per fuggire da quel posto!

Dopo qualche giro mi fermo all’hotel Mirador. É caro ma non ho più voglia di girare.

Doccia calda meravigliosa ed esco per la cena. Alla recepcion mi aggancia un signore sui 50 e mi chiede della moto.

Iniziamo a parlare di moto e viaggi, ad un certo punto mi dice:

“Io avevo una Yamaha Tenerè 660, poi l’ho venduta”

“Ma dai, non ci credo, io ho la stessa moto! Di che anno era la tua??”

“2010”

“La mia 2009! Troppo bella, era perfetta per questo viaggio … ” Esclamo con un sospiro.

Insomma, due volte in pochi giorni che salta fuori la mia amata Tenerè … Se é un segno, spero solo che sia la sua benedizione per il viaggio.

Il tipo mi dà un mare di informazioni, lavora come guida turistica.

Vado a cena, finalmente una cena vera! E dalle casse ad un certo punto sento la voce di Fiorella Mannoia, che emozione, mi piace troppo.

Vado a dormire sereno e beato.

Vai Amigo!

“Vai amigo
Veloce e lontano
L’urlo del motore é come le parole di un uragano
E il mondo si spacca
Vai amigo!”

(Tratto da Amigo, dall’album 3 dei Litfiba, 1988)

Faccio colazione, prima coi biscotti che avevo comprato ieri sera, poi con un avocado (palta, qui in Cile) su un pezzo di pane.

Prima di uscire Guisela mi dà le chiavi di casa:

“Tieni, così quando torni dal meccanico puoi aprire, prendere i bagagli e partire! Io sto per andare al lavoro. Poi basta che chiudi e tiri le chiavi nel giardino!”

Esco per prendere un colectivo. Prima però, per scrupolo, provo le chiavi che mi dato Guisela.

Nessuna apre nulla: né il cancello del giardino, né la porta di casa. Nella mia mente vedo con un brivido le immagini di me che aspetto fino a stasera che Guisela rientri dal lavoro …
Per fortuna é ancora qui e cerchiamo insieme le chiavi giuste. Me le dà con un sorriso come a dire “e vabbè, può capitare”.

Mi incammino a caccia di un colectivo che scende in città. Non faccio in tempo ad arrivare alla prima strada un po’ più grande che ne vedo uno fermo a lato della strada. Sta facendo scendere una persona.

Salgo a lato della guidatrice. Mi vede bardato da moto e mi chiede dove l’ho lasciata.

“Dal meccanico! Deve fare il tagliando”

Inizia a informarsi da dove vengo, il viaggio che sto facendo e si esalta e commuove sempre di più:

“Ma questo é un viaggio stupendo, per l’anima e il cuore!”, esclama guardandomi con gli occhi che brillano.

“Sì …”

Non finiamo ancora di parlare che siamo arrivati a Balmaceda, la strada del meccanico.

Sto per scendere, ma mi trattiene, tocca un’immagine sacra attaccata al cruscotto dell’auto, con la stessa mano mi stringe il braccio e sussurra:

“Che Dio ti protegga!”

E così sia! Amen.

Chiedo quant’è, ma sorridendo risponde:

“Sarebbero 500 pesos, ma fa nulla, vai con Dio!”

Vado a piedi dal meccanico, la moto é bella e pronta.

In pochi minuti sono di nuovo a casa, carico i bagagli e parto.

La moto ha finito il rodaggio, provo a tirarla e risponde! Incredibile, tiene i 90 e arriva ai 100! Certo, basta un po’ di vento o una leggera salita per far scendere anche di molto la velocità, ma insomma, la moto c’è!

Il paesaggio cambia ancora, sempre più desertico. Dopo Santiago avevano fatto la loro comparsa i cactus come quelli dei cartoni animati, stretti e alti.
Ma qui anche quelli scompaiono. Non c’è più vegetazione: solo montagne brulle.

Il deserto mi apre il cuore e la mente, mi sento più a mio agio. Metto in cuffia un vecchio album dei Litfiba e Amigo mi esalta:

“Vai amigo
Veloce e lontano
L’urlo del motore é come le parole di un uragano
E il mondo si spacca
Vai amigo!”

Anche se più che di “urlo del motore” si dovrebbe parlare di urletto o gridolino 😉

Costeggiamo l’oceano, che spumeggia irato sulla costa, alzando nubi di acqua nebulizzata che spargono lontano il profumo dell’acqua marina.

Poi la strada punta decisa verso l’interno, innalzandosi in una salita che continua imperterrita e ininterrotta per molti km.
Incrocio un camion ribaltato e la domanda che mi faccio sempre in questi casi é: e se succedeva mentre passavo io?
Anche stavolta non ho una risposta.

Del tutto inaspettatamente entro in riserva! Questo significa che ho percorso sui 20 km/l, invece dei 30 che credevo.
Corre di più, ma anche beve di più … Nulla é gratis, a questo mondo.

Da quando ho lasciato La Serena, 200 km fa, non ho incontrato un solo distributore. Devo tenerne conto anche per i prossimi giorni.

Dopo diversi km percorsi con la riserva, km di nulla, mi fermo al primo cenno di presenza umana: uno spiazzo con due baracche che vorrebbero essere dei bar.
In una non risponde nessuno, nell’altra esce un tizio che mi dice che Villamar é a 20 km, là trovo tutto.
Siccome mi sembra che la moto stia iniziando a balbettare anche con la riserva, provo comunque a chiedergli uno o due litri di benzina.

“Non ho benzina … La città é vicina, solo 20 km tutti in discesa”

Torno alla moto. Il cane che avevo intravisto prima é vicino alla prima baracca, non lontano da dove ho parcheggiato. Mi fissa muto e con la coda immobile: ok, ho capito il concetto, me ne vado!!

Finalmente trovo un benzinaio, mi rifornisco e riempio anche la tanica. Mi rendo conto che in 5 ore ho percorso solo 250 km! Troppo poco!!

Risalgo in moto che ormai sta tramontando.

Non mancano molti km per Copiapò, anche se ho la tentazione di proseguire fino a Caldera.

L’oscurità scende, trafitta da migliaia di stelle. Mi piace viaggiare di notte, mi sento come una bolla di luce che fluttua nel nulla circostante.
Riesco a concentrarmi meglio, i pensieri sono più chiari e precisi. Non ci sono distrazioni.

Mi rendo conto di essere cambiato anche in questo. Mentre fino a poco tempo fa, quando ero solo per lungo tempo, pensavo molto spesso al mio passato, alle esperienze fatte, alle persone con cui ho incrociato il cammino di vita e a quello che mi ha reso come sono oggi. Invece adesso penso al presente e al futuro, ai progetti che ho, a quello che sto vivendo e come lo sto vivendo.

Oltre all’oscurità é scesa anche la temperatura: non appena il sole sparisce, il freddo e l’umidità aggrediscono.

Arrivo a Copiapò, ma il dado é tratto: proseguo per Caldera!

Improvvisamente non vedo più camion, forse si sono tutti fermati. La strada diventa più curvosa, quasi mi diverto anche alla mia velocità!
Poi leggo un cartello con il numero della strada: non é più la 5! É un’altra!!
Per fortuna dopo qualche km un altro cartello mi tranquillizza: la direzione é comunque per Caldera. E infatti nel giro di poco, confluiamo nuovamente nella Panamericana e i camion tornano ad essere numerosi.

Continuo ad accodarmi ai tir che mi superano: ogni scia che conquisto si tramuta in qualche km di maggiore velocità, almeno finchè dura la sua “influenza”.

Arrivo anche a Caldera, ma sono solo le 20, mi sento bene e ho voglia di guidare.

Via, a Chañaral!

In breve mi convinco che probabilmente sto perdendo un bellissimo pezzo di costa: supero in continuazione indicazioni turistiche, mirador, calette eccetera. Peccato! Ma il mio obiettivo resta essere a San Pedro de Atacama domani sera.

La strada é veloce e ben segnalata. I km scorrono via rapidi quando, a poco più di 30 km da Chañaral, iniziano dei lavori. Le strisce scompaiono e al loro posto, compaiono dei new jersey di plastica. Aumento l’attenzione e la concentrazione.

Arrivo ad una lunga fila di camion. Senso unico alternato. Dentro di me maledico la mia sfortuna … Ero quasi arrivato!
Mentre attendiamo, dall’oscurità si materializza un venditore ambulante: come fanno ad essere ovunque?? Vende torroni e noccioline pralinate.
Finalmente arriva il turno di muoverci, così scopro che é crollato un pezzo di montagna che ha spazzato via alcuni km di strada! La deviazione é su una pista sterrata a pochi passi dalla spiaggia, vengo avvolto in una nuvola di acqua nebulizzata, la visiera si impasta di sale e polvere.

Chañaral, ostello con wifi (ormai é un must 😉 e parcheggio della moto nel cortile dell’ostello.

Ce la farà il nostro eroe ad arrivare domani a San Pedro de Atacama?

Da La Serena con furore

Nota: il titolo l’ho dato per il puro gusto dell’ossimoro 😉

La sveglia suona quando mi sono appena riaddormentato dopo la mia solita veglia insonne.

Fuori ci sono 3 gradi, ma il sole promette calore.

Volevo partire massimo alle 7:30 e infatti, puntuale alle … 8:30 mi avvio!

Uscire da Santiago stavolta é facile, a parte il traffico intenso.

La strada é abbastanza noiosa, poi inizia a muoversi di colline e lunghe salite e discese.
Sulle prime, la velocità scende drammaticamente, a 50 all’ora, a volte anche meno. É un ottimo esercizio di autocontrollo e resistenza.
Sulle seconde, invece, devo trattenerla per non andare a sforare i 90/100 indicati; preferisco evitare perchè sta finendo il rodaggio e ha l’olio che, oltre a non saperne il livello, sicuramente contiene varie impurità dovute alle parti del motore che hanno iniziato il lavoro e si sono adattate le une alle altre

Il traffico é comunque molto meno intenso rispetto alla tratta Concepcion – Santiago. Quello che non cambia sono i caselli dove si paga il pedaggio che a cadenza più o meno regolare interrompono la marcia. Tra parentesi anche il Cile ha le tariffe differenziate per moto e macchine … No comment sull’Italia, che continua a distinguersi in negativo.

L’ennesimo casello é per un tunnel, che da solo costa 1700 pesos. L’alternativa é una ignota “ruta por la costa”. Non ci penso nemmeno, ho appuntamento col meccanico Honda a La Serena massimo per le 18:30 e devo esserci!

Imbocco quello che si rivela essere un lungo, stretto budello soffocante di smog privo di qualsiasi aerazione.

Esco dal tunnel in un clima totalmente differente: sono immerso in una nebbia gelida che impiega diversi km per diradarsi

Finalmente, il Pacifico! Il mare, l’oceano in questo caso, aggiunge sempre quel tocco di infinito e bellezza ai paesaggi

(Ambrosoli!)

Supero alcune belle spiagge, ovviamente deserte, sia perchè in mezzo al nulla, sia perchè l’acqua dell’oceano é gelida oltre ogni possibile resistenza umana.

Poco prima de La Serena, Nelinkas compie i suoi primi 1000 km, auguri!! 🙂

Tanto per cambiare a La Serena mi perdo: il B&B che ho preso con AirBnB é parecchio fuori dalla città, in una zona di basse case sicuramente iniziate abusivamente e poi regolarizzate (forse).

La casa comunque é carina e la signora parla inglese … Il tutto per continuare a non confrontarmi con lo spagnolo.

La signora mi osserva tra l’incredulo e il divertito, poi mi accoglie con “sei l’ospite con più bagagli che abbia mai avuto … E tutti su quella moto, per giunta!”

Esco di nuovo al volo perchè ormai é tardi e rischio di bucare l’orario limite del meccanico “entro le 18:30”.

Mi perdo nuovamente tra strade e stradine, poi mi imbuco in quella che sembra essere l’ennesimo quartiere ex abusivo. Alla fine becco la strada che mi serviva e, dopo un po’ di tentativi, anche il concessionario Honda che cercavo.

Che in realtà ha moto di tutte le marche e la prima che vedo accogliermi dalla sala esposizione é … Una Ténéré come la mia!!! Mi prende il magone a pensare alla Duchessa ferma a Roma …

Parlo col meccanico che mi garantisce che domani alle 12 la moto sarà pronta. Speriamo.

“Dove posso trovare un taxi per tornare a Villa La Florida?”

“Laggiù, vicino a quel supermercato”

Mi avvio e, quando arrivo di fronte al parcheggio, mi metto a bordo strada in palese atteggiamento di attesa. Tempo 2 minuti e si ferma un taxi, già con 3 persone dentro, escluso il tassista.

Chiudo la portiera e il tassista mi chiede dove vado.

“La Florida”, rispondo.

Non faccio in tempo a finire che inchioda e mi intima di scendere, quasi scocciato. Gli chiedo il motivo, ma fa solo un gesto con la mano di smammare e pure veloce.

Proseguo verso un grande incrocio e chiedo informazioni.

Mi rispondono che devo prendere un “colectivo” che posso trovare qualche isolato più in là.

Chiedo l’ennesima informazione quando Marisa mi salva.

“Non mi piace vedere le persone in difficoltà!”

É una signora di mezza età che lavora nell’ospedale lì vicino. Mi accompagna fino alla fermata del colectivo e mi saluta. Grazie!

Le file, lunghissime, in realtà sono due: una per i micro (pulmini) e una per i colectivo (taxi colletivi, perennemente pieni). Imparo anche che i colectivo hanno la destinazione (di massima) scritta sul segnale luminso sul tetto.

La fila non scorre, di colectivos se ne ferma uno ogni tanto che carica massimo una persona, in quanto già pieni.

La vedo brutta e sto per avviarmi a piedi, quando arriva un micro che guarda la fila incredibilmente lunga, chiede a un paio di persone dove devono andare e, all’improvviso, gira il cartello che elencava le sue fermate e grida:

“Antenna! La Floridaaa!”

Antenna é una zona vicino La Florida. In pratica da micro che andava in certe zone, si é trasformato in mega-colectivo che va da tutt’altra parte.
Si forma un grumo di gente che cerca di salire a bordo. Proprio quando penso di non farcela perchè già pieno come un uovo, riesco a mettere un piede sul primo gradino. Un po’ di spinte e sono dentro. La porta si chiude alle mie spalle e con un potente rombo, partiamo.

Andiamo verso La Florida, fermandosi istantaneamente ogni volta che qualcuno chiama la fermata. Non c’è il concetto di fermata, c’è il concetto di dove deve andare la gente.

Scendo e percorro a piedi il pezzo fino al B&B, tra basse case in viuzze semi buie poco rassicuranti.

E anche oggi ho finito col buio … Non male come inizio!

Bilancio alimentare di oggi:
– Colazione: nulla
– Pranzo: caffè americano con cornetto
– Cena: questa

Verranno giorni migliori, lo so …

A spasso per Santiago

Santiago cerca di farsi perdonare svegliandomi con un sole brillante.

Oggi devo soltanto andare a ritirare un documento, peraltro molto importante per il viaggio. È la dichiarazione notarile autenticata dal consolato peruviano in cui Nicola mi autorizza a guidare la moto dal … al … eccetera.

La catena è stata: Nicola ha scritto il documento dal notaio e l’ha spedito a Francisco; Francisco l’ha fatto timbrare in un paio di ministeri cileni dove conosce delle persone e poi l’ha portato al consolato peruviano per farlo autenticare; io l’ho ritirato.
È bello pieno di timbri sigle e svolazzi che tanto fanno ingrifare doganieri e poliziotti

Speriamo che se lo facciano bastare e che mi facciano entrare in Perù!!

Il resto della giornata è libero, vado a visitare il centro. Prendo la metro, anche questa ovviamente molto più lunga, bella e moderna di quella di Roma.

image

Scendo al Palazzo della Moneda, tristemente famoso per il colpo di stato di 40 anni fa. Coincidenza vuole che il clou accadde l’11 settembre. Per il mondo l’11 settembre è quello statunitense, per il Cile o almeno una parte di esso, l’11 settembre coincide con l’uccisione della democrazia, che ha dato inizio ad una lunga e sanguinosa dittatura militare.
Davanti all’edificio c’è una statua che non è di Allende

image

Forse devono ancora fare bene i conti con il passato.

Le montagne sembrano a un passo e occhieggiano alle spalle della città, coperte di neve

image

Mi concedo un vero pasto. Da quando ho lasciato Nicola e Francesca, la situazione alimentare è precipitata: ieri non ho pranzato e la cena si è limitata a una busta di crostini che mi portavo dietro dall’Italia mentre stamattina ho saltato la colazione
image

Escalopa con papas, accompagnata da succo di frutta fresca: perché in Italia è così difficile trovarlo?

Proseguo per Placa de Armas, affollata di pittori e artisti di strada

image

image

image

image

image

Poi mi immergo nella pace della cattedrale

image

Con le classiche statue super barocche

image

image

Fa eccezione una curiosissima statua di legno di Cristo, estremamente essenziale e sofferente

image

Torno all’esterno, dove rimango affascinato dal contrasto tra antico della cattedrale e moderno di un grattacielo che la sovrasta

image

image

image

Proseguo il giro verso il mercato coperto

image

image

image

S’è fatto tardi e inizio a tornare verso casa, voglio iniziare a preparare i bagagli perché domani vorrei partire presto, devo riuscire a portare la moto dal concessionario Honda di La Serena entro le 18:30.

Prima però faccio un rapido giro nel centro culturale sotto la Moneda: sono in mostra tessuti e vestiti tradizionali messicani e mapuche

image

image

image

Il mio spagnolo maccheronico mi consente di entrare al prezzo dei cileni (2000 pesos) invece che come straniero (5000 pesos). Piccole soddisfazioni!

Ammiro la Moneda al tramonto

image

image

image

E torno a casa a divertirmi coi bagagli.

Domani finisco il rodaggio della moto – pollo, detta anche Nelinkas, evviva!

Dal Pacifico a …

… All’Atlantico!

Questa l’idea suggerita da Nicola e subito accettata come splendido filo conduttore, tra i tanti, di questo viaggio.

Stanotte va peggio, di nuovo mi sveglio a tutte le ore. Con Nicola aggiungiamo quella che dovrebbe essere una protezione dal fango e sporcizia sollevata dalla ruota posteriore e che sarebbe finita sul retro delle borse laterali

Saluto tutti con tanta emozione, dopo essere stato accolto come uno della famiglia 🙂

Seguo Nicola che, facendomi strada in auto, mi porta a Penco, il punto più meridionale (affacciato sull’oceano Pacifico) che toccherò in questo viaggio

I pochi km fino a Penco mi fanno preoccupare: la moto va veramente piano! 60 all’ora quando é lanciata e nelle salite non più di 40 :/

Vabbè ormai ci siamo, sono in sella e selliamo! No, non era così il detto …

Dopo Penco, Nicola mi accompagna all’imbocco della Panamericana, la Ruta 5 e ci salutiamo al volo con un colpo di clacson.

La strada inizialmente é sovrastata da una bassa cappa di nubi che di tanto in tanto fanno cadere un po’ di pioggia. Decido di proteggere il pollito del portachiavi: lo imbusto in un sacchetto mentre io proseguo senza cerata per vedere se smette o peggiora.

La strada corre sinuosa tra le colline coperte di boschi, sotto un cielo basso grigio e carico di pioggia: non me l’aspettavo così “nordica” questa parte del Cile, ma in fondo non me l’aspettavo proprio, non ho guardato nulla prima di partire, proprio per scoprire tutto lungo il viaggio

(Lu caffè!)

Il tempo passa e da che la moto era legata e prendeva giri e velocità con fatica, pian piano diventa più brillante e veloce. Comunque non voglio tirarla e decido di non superare gli 80 fino al tagliando che dovrei fare a La Serena.

La strada si spiana, il tempo migliora, azzardo anche un po’ di musica nel casco che ancora non avevo messo per imparare a conoscere i rumori e le vibrazioni della moto. Daniele Silvestri mi accompagna per un’oretta.

Il sole tramonta e si riflette sulle montagne alla mia destra, le mitiche Ande, colorandole romanticamente di rosa

(San Francisco??)

Scende la notte, faccio in tempo a sorridere che alla fine, gioco forza, fin dal primo giorno di viaggio ho infranto la promessa che avevo fatto a Caterina di non viaggiare col buio, faccio in tempo a pensarlo che schivo per un pelo una grossa carcassa sanguinolenta al centro della mia corsia.
La ruota davanti saltella su un resto del povero animale, che é completamente scuoiato, solo rosso e bianco di carne e cartilagini. Mai vista una cosa del genere. Dalle dimensioni potrei anche pensare a una pecora, probabilmente era un grosso cane. Se fossi stato al centro della corsia non sarei riuscito ad evitarlo e molto probabilmente sarei caduto …

Questo l’ho schivato per puro caso, perchè la macchina che mi precedeva me l’ha nascosto fino all’ultimo secondo; dopo pochi km invece vedo e schivo un altro cane morto sul lato destro della corsia: scarto e lo evito.

Bene, occhi aperti anche perchè i cileni guidano aggressivi, ancora più dei romani sul Raccordo: alta velocità e sorpassi a destra sono la regola. Perfino un pullman a due piani (!) immettendosi da una corsia di accelerazione (!!) mi supera da destra a tutta velocità (!!!).

Arrivo finalmente nella zona di Santiago, immensa di complanari, autostrade interne e raccordi. Seguo il navigatore e scopro, dopo una mezz’ora abbondante di giri, che ci sono (almeno?) due strade col nome che sto cercando. Ovviamente scelgo quella errata, in una brutta periferia industriale e sgarrupata di basse costruzioni di mattoni sbrecciate.

Spengo il navigatore e provo con Google Maps sul telefono: inizio a seguirlo e nel giro di due svolte finisco in una zona buttata per aria da lavori stradali. Evito dei cumuli di materiali di scarto infilandomi con la moto e finisco in una strada poco illuminata e ingombra ai lati di enormi balle di carta e cartoni e al centro di altre macerie. Edifici mezzi crollati ai lati e, immediatamente, pochi metri avanti a me vedo uscire tre cani che si raccolgono a guardarmi.
Sembra una scena dei vecchi film sul Bronx, mancava solo qualche senza tetto a scaldarsi davanti al fuoco.
Situazioni già vissute quelle coi cani randagi in branco: qualunque sia la strada giusta, inchiodo e inverto. Piuttosto vado in un ostello e dico a Francisco che ci vediamo domani!

Raggiungo un posto sicuro e reimposto il maledetto navigatore: scopro così di essere a una ventina di km da un’altra strada col nome che cerco. Come se a Roma ci fosse una via Marconi zona San Paolo e un’altra zona San Basilio. Quale scegliere?

Ricomincio a svolazzare tra svincoli e raccordi e la zona migliora incredibilmente, diventando più plausibile col lavoro che fa Francisco.
Finalmente trovo la casa e, esausto, dopo aver chiacchierato un poco con lui e il suo compagno di casa, mi butto sul divano.

Domani devo andare a ritirare il documento autenticato al consolato peruviano e un giro in città, vediamo com’è Santiago (continua ad echeggiarmi in testa il ritornello di una vecchia canzone dei Litfiba).