Vai Amigo!

“Vai amigo
Veloce e lontano
L’urlo del motore é come le parole di un uragano
E il mondo si spacca
Vai amigo!”

(Tratto da Amigo, dall’album 3 dei Litfiba, 1988)

Faccio colazione, prima coi biscotti che avevo comprato ieri sera, poi con un avocado (palta, qui in Cile) su un pezzo di pane.

Prima di uscire Guisela mi dà le chiavi di casa:

“Tieni, così quando torni dal meccanico puoi aprire, prendere i bagagli e partire! Io sto per andare al lavoro. Poi basta che chiudi e tiri le chiavi nel giardino!”

Esco per prendere un colectivo. Prima però, per scrupolo, provo le chiavi che mi dato Guisela.

Nessuna apre nulla: né il cancello del giardino, né la porta di casa. Nella mia mente vedo con un brivido le immagini di me che aspetto fino a stasera che Guisela rientri dal lavoro …
Per fortuna é ancora qui e cerchiamo insieme le chiavi giuste. Me le dà con un sorriso come a dire “e vabbè, può capitare”.

Mi incammino a caccia di un colectivo che scende in città. Non faccio in tempo ad arrivare alla prima strada un po’ più grande che ne vedo uno fermo a lato della strada. Sta facendo scendere una persona.

Salgo a lato della guidatrice. Mi vede bardato da moto e mi chiede dove l’ho lasciata.

“Dal meccanico! Deve fare il tagliando”

Inizia a informarsi da dove vengo, il viaggio che sto facendo e si esalta e commuove sempre di più:

“Ma questo é un viaggio stupendo, per l’anima e il cuore!”, esclama guardandomi con gli occhi che brillano.

“Sì …”

Non finiamo ancora di parlare che siamo arrivati a Balmaceda, la strada del meccanico.

Sto per scendere, ma mi trattiene, tocca un’immagine sacra attaccata al cruscotto dell’auto, con la stessa mano mi stringe il braccio e sussurra:

“Che Dio ti protegga!”

E così sia! Amen.

Chiedo quant’è, ma sorridendo risponde:

“Sarebbero 500 pesos, ma fa nulla, vai con Dio!”

Vado a piedi dal meccanico, la moto é bella e pronta.

In pochi minuti sono di nuovo a casa, carico i bagagli e parto.

La moto ha finito il rodaggio, provo a tirarla e risponde! Incredibile, tiene i 90 e arriva ai 100! Certo, basta un po’ di vento o una leggera salita per far scendere anche di molto la velocità, ma insomma, la moto c’è!

Il paesaggio cambia ancora, sempre più desertico. Dopo Santiago avevano fatto la loro comparsa i cactus come quelli dei cartoni animati, stretti e alti.
Ma qui anche quelli scompaiono. Non c’è più vegetazione: solo montagne brulle.

Il deserto mi apre il cuore e la mente, mi sento più a mio agio. Metto in cuffia un vecchio album dei Litfiba e Amigo mi esalta:

“Vai amigo
Veloce e lontano
L’urlo del motore é come le parole di un uragano
E il mondo si spacca
Vai amigo!”

Anche se più che di “urlo del motore” si dovrebbe parlare di urletto o gridolino 😉

Costeggiamo l’oceano, che spumeggia irato sulla costa, alzando nubi di acqua nebulizzata che spargono lontano il profumo dell’acqua marina.

Poi la strada punta decisa verso l’interno, innalzandosi in una salita che continua imperterrita e ininterrotta per molti km.
Incrocio un camion ribaltato e la domanda che mi faccio sempre in questi casi é: e se succedeva mentre passavo io?
Anche stavolta non ho una risposta.

Del tutto inaspettatamente entro in riserva! Questo significa che ho percorso sui 20 km/l, invece dei 30 che credevo.
Corre di più, ma anche beve di più … Nulla é gratis, a questo mondo.

Da quando ho lasciato La Serena, 200 km fa, non ho incontrato un solo distributore. Devo tenerne conto anche per i prossimi giorni.

Dopo diversi km percorsi con la riserva, km di nulla, mi fermo al primo cenno di presenza umana: uno spiazzo con due baracche che vorrebbero essere dei bar.
In una non risponde nessuno, nell’altra esce un tizio che mi dice che Villamar é a 20 km, là trovo tutto.
Siccome mi sembra che la moto stia iniziando a balbettare anche con la riserva, provo comunque a chiedergli uno o due litri di benzina.

“Non ho benzina … La città é vicina, solo 20 km tutti in discesa”

Torno alla moto. Il cane che avevo intravisto prima é vicino alla prima baracca, non lontano da dove ho parcheggiato. Mi fissa muto e con la coda immobile: ok, ho capito il concetto, me ne vado!!

Finalmente trovo un benzinaio, mi rifornisco e riempio anche la tanica. Mi rendo conto che in 5 ore ho percorso solo 250 km! Troppo poco!!

Risalgo in moto che ormai sta tramontando.

Non mancano molti km per Copiapò, anche se ho la tentazione di proseguire fino a Caldera.

L’oscurità scende, trafitta da migliaia di stelle. Mi piace viaggiare di notte, mi sento come una bolla di luce che fluttua nel nulla circostante.
Riesco a concentrarmi meglio, i pensieri sono più chiari e precisi. Non ci sono distrazioni.

Mi rendo conto di essere cambiato anche in questo. Mentre fino a poco tempo fa, quando ero solo per lungo tempo, pensavo molto spesso al mio passato, alle esperienze fatte, alle persone con cui ho incrociato il cammino di vita e a quello che mi ha reso come sono oggi. Invece adesso penso al presente e al futuro, ai progetti che ho, a quello che sto vivendo e come lo sto vivendo.

Oltre all’oscurità é scesa anche la temperatura: non appena il sole sparisce, il freddo e l’umidità aggrediscono.

Arrivo a Copiapò, ma il dado é tratto: proseguo per Caldera!

Improvvisamente non vedo più camion, forse si sono tutti fermati. La strada diventa più curvosa, quasi mi diverto anche alla mia velocità!
Poi leggo un cartello con il numero della strada: non é più la 5! É un’altra!!
Per fortuna dopo qualche km un altro cartello mi tranquillizza: la direzione é comunque per Caldera. E infatti nel giro di poco, confluiamo nuovamente nella Panamericana e i camion tornano ad essere numerosi.

Continuo ad accodarmi ai tir che mi superano: ogni scia che conquisto si tramuta in qualche km di maggiore velocità, almeno finchè dura la sua “influenza”.

Arrivo anche a Caldera, ma sono solo le 20, mi sento bene e ho voglia di guidare.

Via, a Chañaral!

In breve mi convinco che probabilmente sto perdendo un bellissimo pezzo di costa: supero in continuazione indicazioni turistiche, mirador, calette eccetera. Peccato! Ma il mio obiettivo resta essere a San Pedro de Atacama domani sera.

La strada é veloce e ben segnalata. I km scorrono via rapidi quando, a poco più di 30 km da Chañaral, iniziano dei lavori. Le strisce scompaiono e al loro posto, compaiono dei new jersey di plastica. Aumento l’attenzione e la concentrazione.

Arrivo ad una lunga fila di camion. Senso unico alternato. Dentro di me maledico la mia sfortuna … Ero quasi arrivato!
Mentre attendiamo, dall’oscurità si materializza un venditore ambulante: come fanno ad essere ovunque?? Vende torroni e noccioline pralinate.
Finalmente arriva il turno di muoverci, così scopro che é crollato un pezzo di montagna che ha spazzato via alcuni km di strada! La deviazione é su una pista sterrata a pochi passi dalla spiaggia, vengo avvolto in una nuvola di acqua nebulizzata, la visiera si impasta di sale e polvere.

Chañaral, ostello con wifi (ormai é un must 😉 e parcheggio della moto nel cortile dell’ostello.

Ce la farà il nostro eroe ad arrivare domani a San Pedro de Atacama?

Da La Serena con furore

Nota: il titolo l’ho dato per il puro gusto dell’ossimoro 😉

La sveglia suona quando mi sono appena riaddormentato dopo la mia solita veglia insonne.

Fuori ci sono 3 gradi, ma il sole promette calore.

Volevo partire massimo alle 7:30 e infatti, puntuale alle … 8:30 mi avvio!

Uscire da Santiago stavolta é facile, a parte il traffico intenso.

La strada é abbastanza noiosa, poi inizia a muoversi di colline e lunghe salite e discese.
Sulle prime, la velocità scende drammaticamente, a 50 all’ora, a volte anche meno. É un ottimo esercizio di autocontrollo e resistenza.
Sulle seconde, invece, devo trattenerla per non andare a sforare i 90/100 indicati; preferisco evitare perchè sta finendo il rodaggio e ha l’olio che, oltre a non saperne il livello, sicuramente contiene varie impurità dovute alle parti del motore che hanno iniziato il lavoro e si sono adattate le une alle altre

Il traffico é comunque molto meno intenso rispetto alla tratta Concepcion – Santiago. Quello che non cambia sono i caselli dove si paga il pedaggio che a cadenza più o meno regolare interrompono la marcia. Tra parentesi anche il Cile ha le tariffe differenziate per moto e macchine … No comment sull’Italia, che continua a distinguersi in negativo.

L’ennesimo casello é per un tunnel, che da solo costa 1700 pesos. L’alternativa é una ignota “ruta por la costa”. Non ci penso nemmeno, ho appuntamento col meccanico Honda a La Serena massimo per le 18:30 e devo esserci!

Imbocco quello che si rivela essere un lungo, stretto budello soffocante di smog privo di qualsiasi aerazione.

Esco dal tunnel in un clima totalmente differente: sono immerso in una nebbia gelida che impiega diversi km per diradarsi

Finalmente, il Pacifico! Il mare, l’oceano in questo caso, aggiunge sempre quel tocco di infinito e bellezza ai paesaggi

(Ambrosoli!)

Supero alcune belle spiagge, ovviamente deserte, sia perchè in mezzo al nulla, sia perchè l’acqua dell’oceano é gelida oltre ogni possibile resistenza umana.

Poco prima de La Serena, Nelinkas compie i suoi primi 1000 km, auguri!! 🙂

Tanto per cambiare a La Serena mi perdo: il B&B che ho preso con AirBnB é parecchio fuori dalla città, in una zona di basse case sicuramente iniziate abusivamente e poi regolarizzate (forse).

La casa comunque é carina e la signora parla inglese … Il tutto per continuare a non confrontarmi con lo spagnolo.

La signora mi osserva tra l’incredulo e il divertito, poi mi accoglie con “sei l’ospite con più bagagli che abbia mai avuto … E tutti su quella moto, per giunta!”

Esco di nuovo al volo perchè ormai é tardi e rischio di bucare l’orario limite del meccanico “entro le 18:30”.

Mi perdo nuovamente tra strade e stradine, poi mi imbuco in quella che sembra essere l’ennesimo quartiere ex abusivo. Alla fine becco la strada che mi serviva e, dopo un po’ di tentativi, anche il concessionario Honda che cercavo.

Che in realtà ha moto di tutte le marche e la prima che vedo accogliermi dalla sala esposizione é … Una Ténéré come la mia!!! Mi prende il magone a pensare alla Duchessa ferma a Roma …

Parlo col meccanico che mi garantisce che domani alle 12 la moto sarà pronta. Speriamo.

“Dove posso trovare un taxi per tornare a Villa La Florida?”

“Laggiù, vicino a quel supermercato”

Mi avvio e, quando arrivo di fronte al parcheggio, mi metto a bordo strada in palese atteggiamento di attesa. Tempo 2 minuti e si ferma un taxi, già con 3 persone dentro, escluso il tassista.

Chiudo la portiera e il tassista mi chiede dove vado.

“La Florida”, rispondo.

Non faccio in tempo a finire che inchioda e mi intima di scendere, quasi scocciato. Gli chiedo il motivo, ma fa solo un gesto con la mano di smammare e pure veloce.

Proseguo verso un grande incrocio e chiedo informazioni.

Mi rispondono che devo prendere un “colectivo” che posso trovare qualche isolato più in là.

Chiedo l’ennesima informazione quando Marisa mi salva.

“Non mi piace vedere le persone in difficoltà!”

É una signora di mezza età che lavora nell’ospedale lì vicino. Mi accompagna fino alla fermata del colectivo e mi saluta. Grazie!

Le file, lunghissime, in realtà sono due: una per i micro (pulmini) e una per i colectivo (taxi colletivi, perennemente pieni). Imparo anche che i colectivo hanno la destinazione (di massima) scritta sul segnale luminso sul tetto.

La fila non scorre, di colectivos se ne ferma uno ogni tanto che carica massimo una persona, in quanto già pieni.

La vedo brutta e sto per avviarmi a piedi, quando arriva un micro che guarda la fila incredibilmente lunga, chiede a un paio di persone dove devono andare e, all’improvviso, gira il cartello che elencava le sue fermate e grida:

“Antenna! La Floridaaa!”

Antenna é una zona vicino La Florida. In pratica da micro che andava in certe zone, si é trasformato in mega-colectivo che va da tutt’altra parte.
Si forma un grumo di gente che cerca di salire a bordo. Proprio quando penso di non farcela perchè già pieno come un uovo, riesco a mettere un piede sul primo gradino. Un po’ di spinte e sono dentro. La porta si chiude alle mie spalle e con un potente rombo, partiamo.

Andiamo verso La Florida, fermandosi istantaneamente ogni volta che qualcuno chiama la fermata. Non c’è il concetto di fermata, c’è il concetto di dove deve andare la gente.

Scendo e percorro a piedi il pezzo fino al B&B, tra basse case in viuzze semi buie poco rassicuranti.

E anche oggi ho finito col buio … Non male come inizio!

Bilancio alimentare di oggi:
– Colazione: nulla
– Pranzo: caffè americano con cornetto
– Cena: questa

Verranno giorni migliori, lo so …

A spasso per Santiago

Santiago cerca di farsi perdonare svegliandomi con un sole brillante.

Oggi devo soltanto andare a ritirare un documento, peraltro molto importante per il viaggio. È la dichiarazione notarile autenticata dal consolato peruviano in cui Nicola mi autorizza a guidare la moto dal … al … eccetera.

La catena è stata: Nicola ha scritto il documento dal notaio e l’ha spedito a Francisco; Francisco l’ha fatto timbrare in un paio di ministeri cileni dove conosce delle persone e poi l’ha portato al consolato peruviano per farlo autenticare; io l’ho ritirato.
È bello pieno di timbri sigle e svolazzi che tanto fanno ingrifare doganieri e poliziotti

Speriamo che se lo facciano bastare e che mi facciano entrare in Perù!!

Il resto della giornata è libero, vado a visitare il centro. Prendo la metro, anche questa ovviamente molto più lunga, bella e moderna di quella di Roma.

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Scendo al Palazzo della Moneda, tristemente famoso per il colpo di stato di 40 anni fa. Coincidenza vuole che il clou accadde l’11 settembre. Per il mondo l’11 settembre è quello statunitense, per il Cile o almeno una parte di esso, l’11 settembre coincide con l’uccisione della democrazia, che ha dato inizio ad una lunga e sanguinosa dittatura militare.
Davanti all’edificio c’è una statua che non è di Allende

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Forse devono ancora fare bene i conti con il passato.

Le montagne sembrano a un passo e occhieggiano alle spalle della città, coperte di neve

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Mi concedo un vero pasto. Da quando ho lasciato Nicola e Francesca, la situazione alimentare è precipitata: ieri non ho pranzato e la cena si è limitata a una busta di crostini che mi portavo dietro dall’Italia mentre stamattina ho saltato la colazione
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Escalopa con papas, accompagnata da succo di frutta fresca: perché in Italia è così difficile trovarlo?

Proseguo per Placa de Armas, affollata di pittori e artisti di strada

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Poi mi immergo nella pace della cattedrale

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Con le classiche statue super barocche

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Fa eccezione una curiosissima statua di legno di Cristo, estremamente essenziale e sofferente

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Torno all’esterno, dove rimango affascinato dal contrasto tra antico della cattedrale e moderno di un grattacielo che la sovrasta

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Proseguo il giro verso il mercato coperto

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S’è fatto tardi e inizio a tornare verso casa, voglio iniziare a preparare i bagagli perché domani vorrei partire presto, devo riuscire a portare la moto dal concessionario Honda di La Serena entro le 18:30.

Prima però faccio un rapido giro nel centro culturale sotto la Moneda: sono in mostra tessuti e vestiti tradizionali messicani e mapuche

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Il mio spagnolo maccheronico mi consente di entrare al prezzo dei cileni (2000 pesos) invece che come straniero (5000 pesos). Piccole soddisfazioni!

Ammiro la Moneda al tramonto

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E torno a casa a divertirmi coi bagagli.

Domani finisco il rodaggio della moto – pollo, detta anche Nelinkas, evviva!

Dal Pacifico a …

… All’Atlantico!

Questa l’idea suggerita da Nicola e subito accettata come splendido filo conduttore, tra i tanti, di questo viaggio.

Stanotte va peggio, di nuovo mi sveglio a tutte le ore. Con Nicola aggiungiamo quella che dovrebbe essere una protezione dal fango e sporcizia sollevata dalla ruota posteriore e che sarebbe finita sul retro delle borse laterali

Saluto tutti con tanta emozione, dopo essere stato accolto come uno della famiglia 🙂

Seguo Nicola che, facendomi strada in auto, mi porta a Penco, il punto più meridionale (affacciato sull’oceano Pacifico) che toccherò in questo viaggio

I pochi km fino a Penco mi fanno preoccupare: la moto va veramente piano! 60 all’ora quando é lanciata e nelle salite non più di 40 :/

Vabbè ormai ci siamo, sono in sella e selliamo! No, non era così il detto …

Dopo Penco, Nicola mi accompagna all’imbocco della Panamericana, la Ruta 5 e ci salutiamo al volo con un colpo di clacson.

La strada inizialmente é sovrastata da una bassa cappa di nubi che di tanto in tanto fanno cadere un po’ di pioggia. Decido di proteggere il pollito del portachiavi: lo imbusto in un sacchetto mentre io proseguo senza cerata per vedere se smette o peggiora.

La strada corre sinuosa tra le colline coperte di boschi, sotto un cielo basso grigio e carico di pioggia: non me l’aspettavo così “nordica” questa parte del Cile, ma in fondo non me l’aspettavo proprio, non ho guardato nulla prima di partire, proprio per scoprire tutto lungo il viaggio

(Lu caffè!)

Il tempo passa e da che la moto era legata e prendeva giri e velocità con fatica, pian piano diventa più brillante e veloce. Comunque non voglio tirarla e decido di non superare gli 80 fino al tagliando che dovrei fare a La Serena.

La strada si spiana, il tempo migliora, azzardo anche un po’ di musica nel casco che ancora non avevo messo per imparare a conoscere i rumori e le vibrazioni della moto. Daniele Silvestri mi accompagna per un’oretta.

Il sole tramonta e si riflette sulle montagne alla mia destra, le mitiche Ande, colorandole romanticamente di rosa

(San Francisco??)

Scende la notte, faccio in tempo a sorridere che alla fine, gioco forza, fin dal primo giorno di viaggio ho infranto la promessa che avevo fatto a Caterina di non viaggiare col buio, faccio in tempo a pensarlo che schivo per un pelo una grossa carcassa sanguinolenta al centro della mia corsia.
La ruota davanti saltella su un resto del povero animale, che é completamente scuoiato, solo rosso e bianco di carne e cartilagini. Mai vista una cosa del genere. Dalle dimensioni potrei anche pensare a una pecora, probabilmente era un grosso cane. Se fossi stato al centro della corsia non sarei riuscito ad evitarlo e molto probabilmente sarei caduto …

Questo l’ho schivato per puro caso, perchè la macchina che mi precedeva me l’ha nascosto fino all’ultimo secondo; dopo pochi km invece vedo e schivo un altro cane morto sul lato destro della corsia: scarto e lo evito.

Bene, occhi aperti anche perchè i cileni guidano aggressivi, ancora più dei romani sul Raccordo: alta velocità e sorpassi a destra sono la regola. Perfino un pullman a due piani (!) immettendosi da una corsia di accelerazione (!!) mi supera da destra a tutta velocità (!!!).

Arrivo finalmente nella zona di Santiago, immensa di complanari, autostrade interne e raccordi. Seguo il navigatore e scopro, dopo una mezz’ora abbondante di giri, che ci sono (almeno?) due strade col nome che sto cercando. Ovviamente scelgo quella errata, in una brutta periferia industriale e sgarrupata di basse costruzioni di mattoni sbrecciate.

Spengo il navigatore e provo con Google Maps sul telefono: inizio a seguirlo e nel giro di due svolte finisco in una zona buttata per aria da lavori stradali. Evito dei cumuli di materiali di scarto infilandomi con la moto e finisco in una strada poco illuminata e ingombra ai lati di enormi balle di carta e cartoni e al centro di altre macerie. Edifici mezzi crollati ai lati e, immediatamente, pochi metri avanti a me vedo uscire tre cani che si raccolgono a guardarmi.
Sembra una scena dei vecchi film sul Bronx, mancava solo qualche senza tetto a scaldarsi davanti al fuoco.
Situazioni già vissute quelle coi cani randagi in branco: qualunque sia la strada giusta, inchiodo e inverto. Piuttosto vado in un ostello e dico a Francisco che ci vediamo domani!

Raggiungo un posto sicuro e reimposto il maledetto navigatore: scopro così di essere a una ventina di km da un’altra strada col nome che cerco. Come se a Roma ci fosse una via Marconi zona San Paolo e un’altra zona San Basilio. Quale scegliere?

Ricomincio a svolazzare tra svincoli e raccordi e la zona migliora incredibilmente, diventando più plausibile col lavoro che fa Francisco.
Finalmente trovo la casa e, esausto, dopo aver chiacchierato un poco con lui e il suo compagno di casa, mi butto sul divano.

Domani devo andare a ritirare il documento autenticato al consolato peruviano e un giro in città, vediamo com’è Santiago (continua ad echeggiarmi in testa il ritornello di una vecchia canzone dei Litfiba).

La lunga preparazione della moto

La giornata di venerdì inizia presto, andando a recuperare il supporto per le valigie laterali all’università di Concepcion dove insegna Nicola

Ritiriamo una struttura massiccia di ferro, ancora fresca di vernice nera antiruggine.

“Quant’è allora?”, chiede Nicola al fabbro.

“50mila”, spara dopo un lungo discorso su tutto il lavoro che c’è dietro.

“Eh, così tanto??”, reagisce Nicola.

“Ok dai, facciamo 40mila”, replica lui senza nemmeno abbozzare una difesa.

“35?”, chiedo io.

Lui sorride, dice che sono un buon contrattatore e cede subito.

Iniziamo i giri in città per ottenere il RUT (Ruolo Unico Tributario, praticamente una partita IVA con cui potrò avere diritto a comprare la moto da Nicola), poi il passaggio di proprietà.

Per quest’ultimo iniziano i problemi. Nel primo posto dove andiamo, ci dicono che non possono farlo, dobbiamo andare da un notaio.

Il notaio ci dice che per comprare la moto, devo avere la carta di identità cilena, che non ho e non posso avere.

“Ma quando venni a Concepcion 5 anni fa, non avevo nulla di nulla e ho potuto comprare la macchina!”, esclama Nicola.

“Eh, e vada dal notaio che gliel’ha fatto …” la laconica risposta.

Andiamo da un secondo notaio che ci dice che un caso identico al nostro (straniero con RUT provvisorio che compra da un cileno) era stato rifiutato dal ministero dell’interno.

Poi va a fare un consulto e torna con un codicillo che dovrebbe consentirlo e inizia a compilare il modulo.

Le mie speranze riprendono quota.

Passiamo il pomeriggio a montare il supporto per le valigie, andando a recuperare dei bulloni più lunghi, essendosi aggiunto in alcuni lo spessore del supporto.

Per evitare doppi e tripli giri, Nicola va in auto e io lo seguo in moto. La prima volta che guido Nelinkas!! 🙂

Panico … la moto va malissimo. Non tiene il minimo e appena provo ad accelerare, si affoga e tende a spegnersi. Non va a più di 40 all’ora.

Le mie speranze precipitano.

Andiamo al volo dal concessionario dove Nicola l’ha comprata e spieghiamo preoccupati i sintomi.

Il tipo si piega, guarda il carburatore e si apre in un sorriso:

“C’è l’aria tirata al massimo! Prova adesso!”, dice abbassando una levetta.

“Ok!”

La moto va che é una bellezza! Che figura …

Le mie speranze riprendono quota.

Tornati a casa con i nuovi bulloni, completiamo il montaggio della struttura. Essendo artigianale, i fori e le dimensioni non sono precise al millimetro, ma per essere stato fabbricato artigianalmente partendo da un tubo di ferro di 3 metri, é un lavoro eccellente.

Per cena, fantastica pizza by Nicola. Little Italy in Concepcion! 🙂

Avendo montato la parte principale del supporto di ferro delle borse, la giornata di sabato é più tranquilla.

In mattinata andiamo a vedere il terreno di Nicola, poi giriamo nelle zone residenziali di Concepcion fino all’ora di pranzo.

Nel pomeriggio andiamo a vedere i leoni marini sull’oceano, troppo belli!

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E anche incredibilmente agili, saltano direttamente dall’acqua sul molo!

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Una volta tornati a casa, facciamo la “prova valigie”: per non premere sulle frecce, dobbiamo montarle molto “scese”, indebolendo troppo le fasce che sostengono le valigie.

Decidiamo allora di spostare le frecce, per cui ributtiamo la moto per aria

Alla fine il risultato é soddisfacente, procedo con il resto dei bagagli.

La moto quasi scompare sotto borse, cilindro, tanica, ecc ecc

Però domani … SI PARTEEEEE!! O meglio … Si dovrebbe partire 😉

In Cile, finalmente!

Mi imbarco dopo aver indugiato nella sala d’aspetto fin troppo a lungo.

Prendo confidenza con la Business Class di un volo intercontinentale, attenta fin nei minimi dettagli e prodiga di comodità e … cibo 🙂

Iniziano col portare uno champagnino di benvenuto

e proseguono con elaborati antipasti e la cena vera e propria, il tutto accompagnato da ottimi vini francesi

Essendo partiti poco prima di mezzanotte, il sonno arriva rapido e sfrutto la magnifica poltrona che si trasforma praticamente in letto

Faccio amicizia con il mio vicino, un belga con la passione della moto che lavora nel campo del riso e che si rifornisce anche in Italia nelle risaie piemontesi. Si sta recando in Cile per verificare la possibilità di estendere gli affari.

Prima di atterrare attraversiamo una forte turbolenza dovuta al maltempo che sta imperversando in questi giorni, poi veloce controllo passaporti, slalom tra tassisti abusivi e non, per andare a prendere l’autobus per il centro fino al terminal Alameda

e, da qui, l’altro bus per Concepcion

Sull’autobus per il terminal Alameda sale anche una ragazza carica di bagagli quanto me, tra cui una enorme sacca lunga più di due metri. É simile a quelle per trasportare le tavole da surf, ma la stagione non é decisamente quella adatta.
Scambiamo due parole mentre facciamo i biglietti per la successiva destinazione: é di Madrid e quelli che si porta dietro sono sci. Allora sì, la stagione é giusta!

Ci auguriamo reciprocamente “Suerte!” e così sia.

Lungo la strada per Concepcion, abbondanti piogge con montagne incappucciate di bianco sullo sfondo

Poco prima di arrivare per qualche km il pullman scompare in un fitto banco di nebbia.
Mi ricorda le pianure e colline piemontesi sotto le Alpi, a novembre inoltrato. Stesso grigio, stesso clima.

Speriamo che andando verso nord migliori presto.

Concepcion, telefonata e Nicola in pochi minuti si materializza dopo mesi (in verità, dopo anni) e centinaia di mail, che emozione!

Sotto una pioggia torrenziale arriviamo nella loro graziossima casa e conosco il resto della famiglia. Che bello, sentirsi in famiglia a migliaia e migliaia di km da casa!

La pioggia continua, sottolineata da potenti tuoni che, a detta di tutti, così forti non si erano mai sentiti da quando abitano lì, 4 anni. Speriamo che il mio “effetto” finisca subito!

Tocco per la prima volta la moto, bellissima ma la domanda sorge immediata e spontanea: ci entrerò qui sopra?!? Quasi scompare sotto la mole dei bagagli …

Cena e crollo a letto, domani si gira per notai e altri uffici!

Grazie ancora di cuore, Nicola e Francesca!! 🙂

Riflessioni

Il grande interrogativo di questo viaggio é: “come lo vivrò?”

Non é la prima volta che parto da solo, anche se questo sarà il viaggio in cui passerò più tempo in solitudine.

L’altra grande esperienza in solitaria fu il mese trascorso in Marocco nel 2003 e lo considero senz’altro come il viaggio emotivamente più intenso. Ho fatto tanti altri viaggi memorabili, da solo e in compagnia, ma quello rimane un caso a sè, per molti motivi.

Allora compivo 30 anni, adesso ne ho appena compiuti 40. Ma la vera, radicale differenza é un’altra.

All’epoca partivo lasciandomi alle spalle un mondo finito, un’epoca chiusa.
Varcavo la “linea d’ombra”, descritta magnificamente da Conrad nel libro che lessi proprio in quel periodo: il confine tra “prima” e “dopo”, tra “vita precedente” e “nuova vita” (altro splendido libro di Pamuk).

Avevo finito l’università con i suoi ritmi e le sue sicurezze, proiettandomi in un mondo lavorativo che sapevo essere competitivo e stressante.
Ed era definitivamente naufragata la lunga storia d’amore con la quale ero cresciuto.

Mi lasciavo alle spalle un cumulo di macerie e partivo con quella consapevolezza, quel sentimento nel cuore.

Ora mi trovo esattamente nella situazione opposta: ho un lavoro appagante e vivo una storia d’amore intensa.

Allora non avevo nulla da perdere, adesso ho paura di perdere tutto. E questo cambia completamente l’approccio.

La paura maggiore che ho avuto durante la preparazione di questo viaggio riguardava l’eventualità di perdere il lavoro.
La difficoltà più grande era (e sarà) separarmi da Caterina per tutto questo tempo.

Mentre il viaggio in Marocco letteralmente mi ricostruì, facendomi ritrovare fiducia e forza, ora non so come uscirò da questo viaggio.

Spero di vivere la stessa intensità di emozioni, o ancora di più, chissà.

Per ora, la curiosità ha sostituito la paura, e mi sembra un ottimo segno.

E fino a Parigi …

… Ci sono arrivato!

Un brivido mi ha attraversato la schiena quando ho consegnato il biglietto e il passaporto al banco Alitalia e la tipa, appena ha letto il nome, s’è attaccata al telefono con Air France, parlottando fitto e a bassa voce, dando i miei dati anagrafici.

“Ci sono problemi?”, chiedo preoccupato, visti i precedenti.

“No, tutto ok, s’è impallato il pc”

Sarà …

Comunque mi distendo vedendo i bagagli che partono sul nastro mentre l’operatrice mi restiuisce il passaporto e i due tagliandi di viaggio, augurandomi un buon volo.

Parigi arriva in un attimo, leggendo un articolo su Lima (quanti segni!)

E mangiando l’aperitivo della Business Class

Parigi é sotto un fitto strato di nuvole

Poi vado a godermi la Business Lounge 🙂

Bene, ora inizia la traversata vera, evviva!

Rassegna Stampa

Si capisce che la partenza é ormai prossima, le notizie di politica e di cronaca si susseguono a grande velocità!

Il Paese più promettente é il Brasile, ma anche gli altri non scherzano e potrebbero rapidamente tornare in vetta ai Paesi più attivi e desiderosi di accogliermi a braccia aperte.

Come dicevo, iniziamo dal più recente, il Brasile! C’è l’imbarazzo della scelta, é stato sufficiente aumentare il prezzo dei biglietti dei trasporti pubblici che s’è scatenata la rivolta generale (e il parallelo con l’Italia scatta automatico, dove aggiungono o aumentano una tassa al giorno, le tariffe raddoppiano e ci tolgono i soldi in tutti i modi, ma al più ci lamentiamo con gli amici).
Scelgo tra i tanti articoli questo, ad esempio, che racconta di morti, saccheggi in tutto il Paese e del Papa che forse non andrà in Brasile a luglio … E che, mica posso fare come il Papa!?!
Sempre in Brasile c’è anche questo fatto interessante, accaduto esattamente e precisamente in una delle spiagge dove vorremmo andare.

Ma passiamo al Venezuela, che in questi mesi post-Chavez sta affrontando una crisi di beni di prima necessità degna dei tempi della perestrojka gorbacioviana. Questo articolo descrive bene la situazione, di carenze alimentari fino alla … Carta igienica! Sarà meglio starmi lontano, nei giorni in cui lo attraverserò!
E anche i preti hanno i loro problemi, col vino che manca per le messe!

Proseguiamo col Cile, dove i terremoti non fanno più notizia essendocene uno a settimana … Però fa sempre piacere leggerlo, ad esempio qui, che é una zona che attraverserò in lungo e in largo.
Se poi diamo un’occhiata al meteo, vediamo che si sta preparando il terreno per accogliermi al meglio, con intense gelate.

Della Bolivia ne avevo già parlato qui, per i blocchi e le proteste dei minatori.
Anche questo Paese si sta preparando ad accogliermi, con una eccezionale e “terribile ondata di gelo” che nei giorni scorsi ha ucciso diverse persone e un crollo delle temperature previsto per i primi di luglio (quando andrò io, c’erano dubbi?!).

In Perù c’è stato un terremoto a Lima qualche giorno fa, ma per il resto nulla di rilevante, mi chiedo che sorpresa stia preparando per accogliermi al meglio!

Poi c’è la Colombia, con pratiche e tecniche vecchie di decenni come i sequestri; é di ieri la notizia che negli ultimi 40 anni ci sono stati 40mila rapimenti, che fanno mille l’anno, ossia quasi 3 al giorno. Non male.

Chiudo con l’Ecuador, del quale non trovo notizie di sorta, tanto che mi sto chiedendo cosa vado a farci!!

Per il resto, tutto tranquillo …

Ma quando parto?!

Ieri, il 19, chiamo come quasi ogni giorno ormai, dopo lo scherzo di sabato scorso, e alla operatrice chiedo lumi sui codici delle classi di viaggio riportate sul biglietto, visto che sul sito Alitalia non si riescono a trovare.

“La O di Roma – Santiago cos’è?”

” Una Economy!”

” Prego?!”

“Sì, Economy, perché?”

” Perché me l’hanno fatta pagare come Business!”

” No, è Economy …”

Scoprirò poi, parlando con un’operatrice del Club Millemiglia, che essendo il volo operato da Air France, per loro la “O” è Business, per Alitalia è Economy … che altro aggiungere, se non che gli operatori (tutti) dovrebbero saperlo ma soprattutto che sono partner da non so quanti anni, potrebbero pure uniformare i codici!
A essere sincero ancora non mi fido, ma la classe in cui viaggerò la saprò solo il giorno che riuscirò a partire.

Comunque un risultato positivo dovrei averlo ottenuto, essendo riuscito ad anticipare la partenza dal 28 al 26 🙂 speriamo bene!!

Invece una notizia negativa riguardo la patente italiana … pur avendola rinnovata il 29 aprile, alla Motorizzazione ancora non hanno nemmeno ricevuto la richiesta di rinnovo, quindi partirò con la patente internazionale valida, ma quella italiana scaduta … speriamo sia sufficiente la prima!!

Ormai non vedo l’ora di partire, questa attesa e i continui problemi mi stanno snervando!

Chi ben comincia …

Ho comprato il biglietto aereo il 2 maggio scorso, un mese e mezzo fa.

Parlai con un ragazzo, non ricordo il nome, e prenotai sia l’andata (Roma – Santiago via Parigi, il 23/6) che il ritorno (Rio – Roma diretto, il 20/9).

“L’andata a Parigi però é un po’ scomoda”

“Perchè?”

“Perchè Parigi – Santiago parte quasi alle 24, ma lei arriverebbe a Parigi alle 14 … Passerà 10 ore in aeroporto”

“Ah … Che si può fare?”

“Faccia così, intanto le faccio questo biglietto, poi più in là chiama e vede se s’è liberato un posto in un volo Roma – Parigi che parte più tardi”

“Ok! Chiamerò tra qualche settimana, grazie!”

Così si chiuse la telefonata, pagai il biglietto, mi arrivò l’addebito sulla carta di credito e la mail con il biglietto elettronico.

Passano le settimane ed oggi decidiamo di chiamare il call center Alitalia.

“Pronto, sono … Ho la prenotazione numero … Vorrei spostare, se possibile, l’andata per Parigi del 23”

“Scusi, può ripetermi il numero della prenotazione?”

“… (gli ripeto il numero) …”

“Qui la prenotazione risulta annullata”

“Prego???!!!”

“Sì é stata annullata”

“?!?!?! Può controllare meglio per favore???!!!”

“Risulta cancellata dal passeggero stesso il 2 maggio poco dopo le 15, ha telefonato per annullare la prenotazione”

“Ma il biglietto elettronico che ho é delle 17:38 e poi non ho assolutamente chiamato nessuno per annullare un bel niente!!!!!!!”

Taglio la conversazione che é durata oltre un’ora (a colpi di 30 centesimi al minuto) tra toni tesi (di Caterina) ed esplosioni di rabbia (mie) per questa situazione assurda e folle.

Siamo passati dal cercare le partenze fino ai primi di luglio, poi a volare su Caracas o Buenos Aires per poi prendere un volo interno, poi siamo passati alla Business, infine a cercare di anticipare la partenza e ritardare il ritorno.

Sì, perchè non c’era più posto né per l’andata su Santiago, né per il ritorno da Rio!!

Alla fine, dopo un andamento della conversazione stile tsunami, in cui non si capiva più niente tra opzioni, annullamenti, spostamenti e penali (sì, c’è pure la penale in ballo) siamo approdati a due opzioni: o partire il 18/6 per Santiago e tornare il 17/9 da San Paolo, tutto in Economy oppure partire il 28/6 per Santiago e tornare il 20/9 da Rio, tutta in Business.

Non potendo assolutamente partire il 18 per una serie di motivi personali e lavorativi, ho dovuto optare per la seconda.

Al modico prezzo di 1000 euro in più. Oltre ad un penale di 55 euro perchè ho cambiato la prenotazione (*io* l’ho cambiata!!!).

Al termine della lunghissima telefonata, prego l’operatrice di chiamarmi per farmi sapere come va la nuova prenotazione.
Richiama dopo un’ora, mi conferma il biglietto (a voce, perchè per ora mail non se ne vedono) e mi dà lo zuccherino: uno sconto di 125 euro sul prezzo finale, non più 1000 ma 875 euro. Da aggiungere a quello che ho già pagato per il primo biglietto, ormai perduto nei conti in banca Alitalia.
Mentre non ho capito se la penale per il cambio prenotazione me la fanno pagare, per ora non é passata sulla carta.

Al termine della seconda telefonata, chiedo all’operatrice:

“Senta, ma visto che anche l’altra volta mi sono lasciato con l’operatore che avevo prenotato e pagato e avuto il biglietto e poi ho scoperto che invece non c’era nulla … Stavolta come faccio a sapere che chiudo il telefono e poi il 28 arrivo in aeroporto e mi dicono che non risulto??”

“Non si preoccupi, stavolta non ho cancellato nulla”

“…”

Come inizio non c’è male.

Un piano infallibile

Praticamente un orologio svizzero, un meccanismo preciso che nulla lascerà al caso e all’imprevisto.

Dunque.

Arrivo a Santiago, salgo sul primo pullman e raggiungo Nicola.

Mi iscrivo al ruolo tributario cileno, poi andiamo alla motorizzazione per siglare il passaggio di proprietà. Infine passiamo dal notaio per stendere una breve dichiarazione che “io, Nicola, affido la moto a Fabio dal … Al … Per un viaggio in Cile, Bolivia, Perù, Ecuador, Colombia, Venezuela e Brasile”.

Torno a Santiago, stavolta in moto e vado al consolato peruviano a farmi autenticare la dichiarazione notarile.

A quel punto, sarò pronto per dirigermi a Nord, verso Atacama e i suoi deserti, geyser e saline e poi oltre, verso l’Equatore e le foreste tropicali!

Entrerò in Bolivia, la dichiarazione notarile dovrebbe essere sufficiente. La moto é ancora intestata a Nicola.

Dalla Bolivia mi paleserò al confine col Perù, sperando che accettino la dichiarazione e l’autentica fatta al consolato di Santiago.

Entro in Perù, viaggio e mi stupisco in quel Paese che ha incredibili ricchezze storiche e naturali.

Un bel giorno il libretto nuovo, intestato a me, arriva a Nicola.

Mi avvisa e me lo invia via DHL nella città o paesino in cui mi troverò.

A quel punto uscirò dal Perù così com’ero entrato, cioè col libretto di Nicola ed entrerò in Ecuador col mio.

Da quel momento viaggerò con la moto intestata a me attraverso Ecuador, Colombia, Venezuela e Brasile.

Una volta in Brasile, dopo due mesi, mi ritroverò con Caterina per esplorare il Nord Est, fino ad arrivare a Rio dove, a fine settembre, avrò l’aereo di ritorno in Italia.

Prima, però, dovrò sbarazzarmi della moto.

Le alternative sono: rispedirla in Cile da Nicola per rivenderla là, venderla in Brasile intera o a pezzi (come ricambi), oppure semplicemente farla sparire. A oggi questo ancora non é chiaro.
Né é effettivamente chiaro se potrò liberarmene, perché non é detto (anzi, probabilmente é vietato) che posso entrare in Brasile con un mezzo (moto) e uscire con un altro (aereo).

Ecco quindi esplodere evidente la forza e la precisione del meccanismo che regolerà l’intero viaggio: tempi certi, procedure chiare, passi precisi.

Come si dice “speriamo bene” in spagnolo?

AGGIORNAMENTO: per aggiungere un po’ di pathos, è ormai sicuro che partirò con la patente scaduta … ancora ieri (13 giugno, confermato anche il 20 giugno) non era nemmeno arrivata la richiesta di rinnovo alla Motorizzazione, figurarsi se arriva, lo fanno, lo spediscono e arriva nel giro dell’ultima settimana prima della partenza … Spero che la polizia si accontenti di quella internazionale!

Nuovi acquisti

Nei giorni scorsi ho comprato un po’ di cose, alcune della serie ” non si sa mai”, altre invece dell’altra gettonatissima serie “compagni di viaggio per tre mesi”.

Rispettivamente sono

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Ricambi per Nelinkas: cavi frizione e acceleratore, candela, camere d’aria, leve frizione e freno, olio motore. Tante volte ci fosse da intrattenersi a bordo strada …

E dell’altra serie

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Due valigie morbide Givi, che conterranno … tutto! 😉
Scherzo, ho altri bagagli, ma questi saranno i principali